REFERENDUM 2016 – Dichiarazione di voto

Dichiarazione di voto di Silvano Agosti

 

“Il mio No si esprime nella sola ragione che questo referendum è stato indetto da un assetto governativo che nessuno ha eletto e con modalità di dubbio rispetto nei confronti della costituzione che si intende, appunto, riformare.”

 

Chi parte da questi presupposti non mi appare come una forza capace di operare con lealtà e vero coraggio al miglioramento della vita.

Non mi sento di entrare nel merito delle varie possibili truffe che forse si nascondono dietro lo slogan assai diffuso “vuoi che le cose cambino in meglio vota Sì, vuoi che continuino a essere peggiori vota No”.

Semplicemente offro il mio No a un referendum indetto da un governo illegittimo.

Penso che queste persone non abbiano alcun diritto di occupare, tra l’altro senza alcuna delega, il Parlamento, se non la passività di un popolo ridotto allo stremo e ormai incapace di reagire.

Il residuo mondo del lavoro sfiora i sei milioni di disoccupati.

Sono migliaia i suicidi in Italia di responsabili nelle piccole e medie aziende soffocate dall’attuale morsa fiscale che non ha pietà di nessuno.

Il 54 per cento dei giovani vive sulla pensione dei genitori.

Siamo alle soglie di un’Era nuova, estremamente importante  che indica nell’ormai evidente disgregarsi di qualsiasi forma di Potere la prova che il grande Cambiamento consiste nel fatto che tra pochi decenni non ci sarà più bisogno di alcun genere di lavoro perche saranno le macchine e i computer a occuparsi della produzione di qualsiasi bene necessario.

Le automobili verranno guidate dal Satellite e i droni ci porteranno il cibo. Finalmente la sola scelta sarà quella di condividere gli immensi frutti produttivi delle industrie automatizzate non solo con una fascia di privilegiati ma con tutti.. Finalmente gli Stati e i governi faranno quello che dovevano fare da sempre e che non hanno mai fatto. Ovvero con l’equivalente del 10 per cento delle spese militari daranno Casa e cibo gratuiti a tutti gli esseri umani.

Ma torniamo al Referendum.

Appello dei

COSTITUZIONALISTI

 

 

REFERENDUM SULLE MODIFICHE

COSTITUZIONALI

Di fronte alla prospettiva che la legge costituzionale di riforma del-

la Costituzione sia sottoposta a referendum nel prossimo autunno,

i sottoscritti, docenti, studiosi e studiose di diritto costituzionale,

ritengono doveroso esprimere alcune valutazioni critiche.

Non siamo fra coloro che indicano questa riforma come l’anticamera

di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di

una sorta di nuovo autoritarismo.

Siamo però preoccupati che un processo di riforma, pur originato

da condivisibili intenti di miglioramento della funzionalità delle nostre

istituzioni, si sia tradotto infine, per i contenuti ad esso dati e per le mo-

dalità del suo esame e della sua approvazione parlamentare, nonché della sua presentazione al pubblico in vista del voto popolare,

in una potenziale fonte di nuove disfunzioni del sistema istituzionale e nell’appannamento di alcuni dei criteri portanti dell’impianto e dello spirito della Costituzione.

 

La Costituzione è un bene comune

 

Quando Napolitano era per il No.

 

È interessante ricordare che, chi oggi sembra essere

Testimonial eccellente di queste modifiche, da Senatore della

14ª Legislatura, nella seduta n. 898 del 15/11/2005, dichia-

rava: «Quel che anch’io giudico inaccettabile è, invece, il vo-

ler dilatare in modo abnorme i poteri del Primo Ministro, se-

condo uno schema che non trova l’eguale in altri modelli co-

stituzionali europei e, più in generale, lo sfuggire ad ogni vin-

colo di pesi e contrappesi, di equilibri istituzionali, di limiti

e di regole da condividere».

E continuava: «il contrasto che ha preso corpo in Parla-

mento da due anni a questa parte e che si proporrà

agli elettori chiamati a pronunciarsi prossimamente nel referendum

confermativo non è tra passato e futuro, tra conservazione e

innovazione, come si vorrebbe far credere, ma tra due anti-

tetiche versioni della riforma dell’ordinamento della Re-

pubblica: la prima, dominata da una logica di estrema per-

sonalizzazione della politica e del potere e da un deteriore com-

promesso tra calcoli di parte, a prezzo di una disarticolazio-

ne del tessuto istituzionale; la seconda, rispondente ad

un’idea di coerente ed efficace riassetto dei poteri e degli equi-

libri istituzionali nel rispetto di fondamentali principi e

valori democratici».

È questione cogente ancora oggi quella che poneva allora

saggiamente Giorgio Napolitano, perché non si arrivi

alla notte della Repubblica parlamentare.

La Costituzione innanzitutto

Ecco allora che il popolo sovrano si deve riappropriare

della propria sovranità.

 

Quel 2 giugno 1946 iniziò questo percorso di democrazia.

E non vogliamo che venga interrotto da abusi su quanto

stabilisce l’art. 138 della Costituzione, che prevede la revi-

sione costituzionale, ma non certo la sua manomissione al-

largando a dismisura il potere del Governo a scapito della rap-

presentatività. Proprio quanto si prospetta con le attuali mo-

difiche della Carta, profilando un inquietante cambiamento

di fatto della stessa forma istituzionale dello Stato.

Quella che «non è oggetto di revisione» come con gran-

de lungimiranza stabilisce l’art. 139.

Diversamente, infatti, non è più revisione costituzionale,

ma colpo di Stato.

 

Firmatari

Francesco Amirante – Magistrato, Vittorio Angiolini –

Università di Milano Statale, Luca Antonini –

Università di Padova, Antonio Baldassarre –

Università LUISS di Roma, Sergio Bartole –

Università di Trieste, Ernesto Bettinelli –

Università di Pavia,

Franco Bile – Magistrato, Paolo Caretti –

Universi-

tà di Firenze, Lorenza Carlassare – Università di Pa-

dova, Francesco Paolo Casavola – Università di Na-

poli Federico II, Enzo Cheli – Università di Firen-

ze, Riccardo Chieppa – Magistrato, Cecilia Corsi –

Università di Firenze, Antonio D’Andrea – Univer-

sità di Brescia, Ugo De Siervo – Università di Firenze,

Mario Dogliani – Università di Torino, Gianmaria

Flick – Università LUISS di Roma, Franco Gallo –

Università LUISS di Roma, Silvio Gambino – Uni-

versità della Calabria, Mario Gorlani – Università

di Brescia, Stefano Grassi – Università di Firenze, En-

rico Grosso – Università di Torino, Riccardo Guastini

– Università di Genova, Giovanni Guiglia – Univer-

sità di Verona, Fulco Lanchester – Università di Roma

La Sapienza, Sergio Lariccia – Università di Roma

La Sapienza, Donatella Loprieno – Università del-

la Calabria, Joerg Luther – Università Piemonte

orientale, Paolo Maddalena – Magistrato, Maurizio

Malo – Università di Padova, Andrea Manzella – Uni-

versità LUISS di Roma, Anna Marzanati – Univer-

sità di Milano Bicocca, Luigi Mazzella – Avvocato del-

lo Stato, Alessandro Mazzitelli – Università  della Ca-

labria, Stefano Merlini – Università di Firenze, Co-

stantino Murgia – Università di Cagliari, Giuseppe

Neppi Modona – Università di Torino, Walter Noci-

to – Università della Calabria, Valerio Onida – Uni-

versità di Milano Statale, Saulle Panizza – Univer-

sità di Pisa, Maurizio Pedrazza Gorlero – Universi-

tà di Verona, Barbara Pezzini – Università di Ber-

gamo, Alfonso Quaranta – Magistrato, Saverio Re-

gasto – Università di Brescia, Giancarlo Rolla – Uni-

versità di Genova, Roberto Romboli – Università di

Pisa, Claudio Rossano – Università di Roma La Sa-

pienza, Fernando Santosuosso – Magistrato

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  1. Donato Ravini ott 13, 2016 - Reply

    Donato Ravini

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