Diario

Gualtiero Mite Guerriero

Spesso mi dicono che la mia presenza produce una certa serenità. Preciso subito che non si tratta di “un dono del cielo” ma di un distillato degli innumerevoli messaggi di profondo disagio esistenziale che mi comunicano le numerose persone che incontro. Gli Stati e i Governi producono fanghiglia e disperazioni? Tutto ciò va trasformato in acqua limpida e serenità.

I prestigiosi filtri per realizzare questa trasformazione sono la solidarietà, la coscienza della reale vastità e bellezza del pianeta e la consapevolezza delle grandi quantità di beni prodotti e in gran parte sprecati.
Forse è per via di questa mia serenità che Gualtiero, ex professore di Università, abitante da ormai quindici anni sotto la prima arcata di Ponte dell’Angelo, ha deciso di darmi la sua amicizia e di conversare con me, dopo sette anni di assoluto silenzio. Un barbone? No, un uomo garbato e mite che ha cambiato vita dopo aver capito che le strutture universitarie, a suo dire, sono una vera e propria truffa in relazione alla grandezza dell’Essere Umano.

Come il grande pittore russo di icone Andrei Rubliev che nel 1400, dopo aver percorso l’intero suolo della Russia e aver assistito a innumerevoli nefandezze del Potere su vittime di solito inermi, dopo aver constatato infinite ingiustizie ai danni dei più poveri, ha deciso, proprio come Gualtiero, di non parlare più e di smettere di dipingere Icone. Gualtiero, che all’università insegnava storia dell’arte, ultimamente mi ha espresso il proposito di abbandonare l’Italia. Varie volte mi ha avvertito che prima della partenza per altre terre, mi avrebbe inviato una lettera per lui molto importante e sulla quale ha riflettuto a lungo.
Ebbene proprio ieri ho ricevuto la lettera che ho letto e riletto. Non è un messaggio diretto a me, anzi per me neppure un cenno di saluto, proprio come accade nelle amicizie eterne. Sono corso col motorino a Ponte dell’Angelo ma della piccola tenda azzurra di Gualtiero non c’era più traccia.
Mi mancherai, carissimo amico, la sola cosa che posso fare per onorarti è di pubblicare integralmente la tua lettera sul mio Diario.

Lettera della quale ammiro la passione pur rifiutando alcune precisazioni, particolarmente quelle relative allodio amoroso e alle maledizioni, che hai maturato nel corso della tua vita nei confronti del Potere.

 

LETTERA AI PADRONI DEL MONDO

Miei poveri e disperati amici,
io non so né chi siete né dove abitate. Sono però certo che ognuno di voi, attuali padroni del mondo, sia all’avanguardia nella scala spettrale dell’infelicità e del vuoto interiore che, per vostra precisa responsabilità, invade attualmente il nostro meraviglioso pianeta.

Chi decide in modo permanente i destini del mondo intero sono, si dice, poche centinaia di individui. Addirittura qualcuno sostiene che coloro che veramente hanno il massimo potere decisionale sull’intera umanità non superino le trenta persone.

Non è certo da voi, quindi, che riusciremo ad avere informazioni per sapere chi siete e come siete, voi che lasciate tracce ovunque, e siete al tempo stesso impossibili da identificare. La miserabile concezione dell’esistenza che vi caratterizza tuttavia si evince osservando lo stuolo dei vostri servi, quelli che fanno parte dei Governi, che gestiscono gli Stati con un sistema politico incapace di tener conto e di capire l’immenso valore di ogni essere umano.

Per voi è vostro diritto inalienabile l’esercizio del potere di vita e di morte su alcuni miliardi di abitanti, asserviti a ritmi di lavoro laceranti o all’incertezza di un futuro nebuloso che tatticamente rendete sempre più oscuro. L’atto d’amore, il solo atto d’amore che mi è consentito nei vostri confronti è maledirvi, per i milioni di esseri umani che avete fatto morire nelle guerre, per i miliardi di esseri umani cui avete negato la possibilità di vivere, offrendo miserabili, faticose e contorte esistenze, invece di poter godere serenamente della gioia immensa e semplice della vita.Io vi maledico con tutto l’amore di cui la mia vita mi ha reso capace per il miliardo di bambini che avete fatto morire negli ultimi 50 anni, vi maledico sperando che l’intensità del mio amore vi faccia miracolosamente dissolvere, ovunque voi siate.

I vostri panni puliti grondano d’ un intero oceano di sangue, e le ottuse difese dei privilegi formulate dagli intellettuali da voi comprati, generano in voi un vuoto incolmabile trasformandovi in esseri ancora più infelici di quelli che opprimete. Questa lettera non l’ho scritta pensando che la possiate ricevere, sicuramente nessuno di voi la leggerà mai. L’ho concepita, con l’aiuto dell’essere umano che è in me per dare ai vostri servi ignari e non la possibilità di scegliere.

Al vostro servizio infatti ci sono due tipi di sottomessi: i servi colpevoli e i servi ignari. I vostri servi più spietati sono quelli che mettete al comando degli Stati, le gerarchie potenti politiche e militari a volte anch’esse occulte, che controllano la tenuta del sistema sociale e del suo potenziale di inganno e di truffa esistenziale che giorno dopo giorno sono rigorosamente in grado di esercitare sull’intera umanità. I servi ignari sono miliardi di esseri, costretti a denominare i loro feroci oppressori con termini come Onorevole, Eccellenza, Eminenza, Presidente etc. ma in cuor loro, senza neppure deciderlo, vi coprono con l’onda immensa del loro disprezzo. Tutti costoro sono soggiogati da esistenze precarie, e voi sottraete l’ottanta per cento delle risorse impiegandole per la difesa e la conservazione dei vostri privilegi.

Non pensate che le mie maledizioni siano solo mie, gran parte dei vostri servi, senza neppure saperlo vi maledicono istante dopo istante dai serbatoi di contenimento nei quali li avete rinchiusi : le prigioni, le divise militari, le mafie, le catene di economie che si impongono con la violenza essendo sempre più prive di creatività e di intelligenza. Ecco perché io vi immagino disperati, tormentati dal non sapere le origini del vostro disagio, perché l’onda immensa delle maledizioni che miliardi di sottomessi vi inviano ogni giorno vi raggiungono nei momenti di solitudine estrema, quando, sulle soglie del sonno, finalmente incontrate il vuoto che vi dilania dopo aver congedata la prostituta da 100.000 dollari, o pensando ai figli che fingono di amarvi e con i quali non avete mai giocato, impegnati come eravate a decidere guerre e genocidi.

Pensate anche solo per poco se il mondo si svegliasse senza di voi. Pensate a un pianeta abitato dalla gioia. Forse anche voi, Padroni del mondo, di fronte a una gigantesca e incessante festa quotidiana, uscireste dalle vostra tane dorate travestiti da esseri reali e vi mischiereste volentieri con tutti gli altri per scoprire in voi l’immenso valore dell’Essere Umano paragonando al quale il ruolo di padroni assoluti del mondo sarebbe solo una squallida torturante parodia. Forse finalmente accadrebbe il miracolo capace di seppellire nelle oscurità della Storia i vostri abietti ruoli di onnipotenza.

Gualtiero

andrej rublev christ

Andrej Rublev

Venere

Venere
L’ho vista mentre cercava faticosamente di attraversare la strada. Il suo corpo, curvo fino all’inverosimile, la costringe ad alzare ritmicamente il mento per lasciare spazio di movimento alla punta dei piedi, tanto che, passando dietro un automobile ferma, la creatura sparisce, per tornare dopo qualche istante a esserci, srmpre più piegata in avanti. Uno spettacolo di equilibrio instabile mai visto prima. “La vedi quella?” dice sottovoce Ciccio, l’idraulico. “Quella sembra che abbia più anni di Gesù Cristo ma è ancora giovane. “Si chiama Venere. Per via della vita che ha fatto. Nel quartiere tutti gli uomini che adesso hanno 50 anni sono stati suoi ospiti, nella massima intimità che una donna può offrire.” “Certo che quando si tratta di donne anche tu parli come un esperto sapiente “la massima intimità che una donna puo’ offrire” Ma poi cosa è successo a questa povera donna?” “E’ successo che a vent’anni si è letta un libro sull’antica Grecia e sapendo che a Corinto le sacerdotesse del tempio di Venere avviavano all’amore i giovani della città, si è convertita al culto di Venere. Di nascosto dalla famiglia è riuscita a contattare centinaia di giovani e a praticare con loro le arti sacre dell’Amore. A ogni ragazzo faceva giurare di mantenere il segreto e, per non perdere il raro privilegio di congiungersi con la sacerdotessa di Venere, per quasi trent’anni miracolosamente tutto il quartiere è rimasto all’oscuro di tanta beatitudine. Ci sono andato anch’io da lei una ventina di anni fa e Venere era talmente esperta che ti faceva dimenticare di essere vivo, e quando poi tornavi al mondo rimanevi incantato per almeno un mese. Poi è scoppiato lo scandalo perché Venere ha avviato un minorenne all’amore. Il ragazzo era così esaltato che l’ha detto a tutti i compagni di scuola, dove Venere insegnava applicazioni tecniche.
Di notte la madre del ragazzo e altre quattro madri sue amiche hanno picchiato la Sacerdotessa fino all’alba e l’hanno ridotta così come è ora.“ Nel frattempo la povera donna è riuscita ad attraversare la strada e passa proprio accanto a noi, è un vero miracolo come riesca a muoversi. Ciccio mi strizza l’occhio. “Buon giorno Venere” La donna senza mai fermarsi mormora tre volte “Buon giorno”. “Risponde solo a chi è stato con lei. Pare che siamo quasi quattromila. Quando riconosce col fiuto quelli che ha iniziato, sorride beata” “E’ vero. Ha sorriso anche a te. E le cinque madri?” “Sono ancora in galera. Gli hanno dato quindici anni per tentato omicidio con l’aggravante del gruppo.” “E lei?” Gli indico Venere che sta faticosamente entrando nella metropolitana. “Tutti i giorni le va a trovare, sono diventate amiche.”

Caro Beppe,
molti mi chiedono di scriverti e riferirti i loro pensieri e tutti con grande rispetto per te. Ho deciso di farlo quando ho avuto la certezza che i tanti messaggi erano molto simili tra di loro e colmi sempre di un grande affetto per te. La sensazione principale posso riassumerla con la frase che mi sono trovato a dire prima delle elezioni, a Roma in piazza del Popolo, proprio dal palco allestito per il movimento 5 Stelle. Rivolgendomi direttamente a te ho detto che sfidare e combattere l’avversario non solo è legittimo ma può’ anche essere eroico, mentre infierire incessantemente sul cadavere del vinto non solo rischia di appartenere al percorso infido della paura e della viltà, ma indebolisce la figura del vincitore. E’ indubbio che la fantastica avventura che hai iniziato e ti trova inesorabile protagonista ha raggiunto dimensioni sorprendenti e quindi richiede ormai da te la massima naturalezza nella descrizione dei programmi da realizzare in futuro.
Si tratta, caro Beppe, di rimboccarsi ancor più le maniche e sospendere la tua accalorata quanto macabra descrizione di un regime in agonia e diffondere il più possibile l’immagine e le caratteristiche di un modo diverso e nuovo di concepire la vita, la produzione, la distribuzione dei beni.
Molti quando parlo loro di lavorare tre ore al giorno mi dicono una frase davvero tragica “Ma uno che lavora tre ore al giorno il resto del tempo che fa?” nel lavoro obbligatorio di otto o nove ore al giorno hanno dimenticato come si fa a vivere. Altri non si accorgono che le tante iniziative messe in programma dai tuoi avversari e che con infinita lentezza cercano perfino di realizzare, sarebbero state impensabili senza lo smisurato prologo della tua fin qui urlata avventura politica, senza i tuoi spettacoli, i tuoi comizi. Mi riferisco alla sospensione del finanziamento dei partiti o anche alla finta o reale eliminazione dell’Imu o perfino i ministri che si azzardano a proporre una legge sul conflitto di interessi. Frutti dovuti alla veemenza del tuo dire, alle tue rivelazioni di ogni possibile indice di corruzione che caratterizza il substrato di questo sistema ormai al suo storico tramonto.
A mio parere e anche nel rispetto di tutte le opinioni che ho raccolto sul movimento ora sarebbe tempo di chiedersi come mai nessuno parla della vera ragione dell’inesorabile crescita di mancanza del lavoro e della sparizione di decine di migliaia di piccole e medie industrie.
Eppure è noto che negli uffici pubblici e privati l’apparizione di ogni computer ha reso inutile la presenza di almeno dieci impiegati, cento computer hanno spazzato via mille impiegati, centomila computer hanno fatto sparire un milione di impiegati e così via e il processo di automazione nella grande produzione industriale, oltre all’euforia di scoprire che le macchine non scioperano, non si ammalano, non hanno orari né salari o sindacati, si è celebrata una crescita gigantesca dei profitti, una piccola, quasi insignificante parte dei quali, è stata impiegata per alimentare la cassa integrazione e le elemosine di sussidi vari.
Negli anni settanta e ottanta non si faceva altro che scrivere e parlare del sicuro trionfo dell’Automazione

“che nel duemila, al massimo nel 2010 avrebbe liberato per sempre milioni di lavoratori dal lavoro obbligatorio e dalla fatica.”

Tutto ciò, dietro lo scenario di menzogne offerto dal regime, è avvenuto e sta continuando ad avvenire, lo si desume dalla inesorabile crescita della “non occupazione” e alla sparizione di tutte o quasi le piccole e medie industrie e degli artigiani che formavano l’INDOTTO.
“Si dice indotto industriale, di solito, l’insieme di sotto industrie o artigiani che producono parti elementari necessarie alle grandi industrie per realizzare i prodotti finiti.” Si tratta di abbandonare l’assurda, irrealizzabile ambizione di una diversa e impossibile distribuzione della ricchezza, a favore di una diversa e possibile distribuzione della Povertà, la sola capace di sconfiggere la miseria che ancora affligge due terzi del mondo. Si tratta quindi, oltre ai non pochi programmi concepiti per vincere le fitte emergenze di un presente incerto, di incominciare a intravvedere una organizzazione del sociale fino ad oggi impensabile e cioè una diminuzione drastica degli orari di lavoro ( due massimo tre ore di lavoro al giorno) per ritrovare una piena ma anche umana occupazione. Si tratta di offrire a ognuno dei sette miliardi che popolano il pianeta un’abitazione e due pasti giornalieri. Per far ciò basti dire che sarebbe sufficiente una minima percentuale delle risorse economiche che nel mondo si spendono per gli armamenti, dando ai genitori, ormai impegnati nel lavoro non più di tre ore al giorno, la possibilità di occuparsi a lasciar crescere i propri figli nella libertà di essere se stessi, avendo come aula scolastica i parchi e come banchi di scuola gli alberi e il gioco come modalità di apprendimento. Il gioco, la più antica, naturale e completa cultura di relazione con se stessi e con gli altri.
Si tratta, caro Beppe, di osare immaginare e perché no? “descrivere” finalmente nei minimi particolari l’apparizione sul pianeta dell’Essere Umano, il massimo capolavoro che la Natura ha prodotto in alcuni miliardi di anni e che fino a oggi è visibile ed evidente solo in ogni bambino fino e non oltre i tre anni di età. Di conseguenza si tratta di veder sparire le miriadi di ruoli che imprigionano le maggioranze degli abitanti di questo meraviglioso Pianeta.
Caro Beppe, non descrivere solo il presente e lascia che la tua bella mente si abbandoni a immagina-re la società che bussa alle porte della Storia, quella descritta con poche parole dal grande Charlie Chaplin nel finale del suo film “Il grande dittatore”

“…tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l’un l’altro, in questo mondo c’è posto per tutti, la natura è ricca è sufficiente per tutti, la vita può essere felice e magnifica ma noi lo abbiamo dimenticato, l’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio…abbiamo i mezzi per spaziare ma ci siamo chiusi in noi stessi, la macchina dell’abbondanza sta dando al mondo miseria e fame, la scienza ci ha trasformato in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi pensiamo troppo e sentiamo poco, più che macchinari ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza senza queste qualità la vita è violenza… la libertà non può essere soppressa, non cediamo a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano e vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare . Non vi consegnate a questa gente senza un’anima, combattiamo per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso diano davvero il benessere a tutti gli uomini”

Caro Beppe, riposati. La tua vera preziosità è inimmaginabile ed è la stessa che caratterizzerà ogni essere umano quando potrà crescere finalmente in pace “per naturale virtù e sapienza”.

Un caro saluto
Silvano Agosti.

Ovvero : Per una ridistribuzione delle povertà.

Davanti alla grande libreria del quartiere due extracomunitari di colore offrono libri di fiabe africane e si inchinano in una danza a ogni cliente in uscita.
E’ raro che qualcuno dia loro retta e da alcuni anni mi fermo quasi ogni giorno a scambiare qualche riflessione. Sono tutti e due laureati e professori ad alto livello. Ma quando un colpo di stato ha chiuso e militarizzato le loro università, sono riusciti miracolosamente ad arrivare in Europa. “Che facciamo ci offriamo un caffè come pausa lavoro.” Chiedo. Insieme annuiscono con un sorriso luminoso e sempre con quel loro modo di camminare danzando si siedono con me al tavolino del vicino bar. Mi sarà difficile dimenticare le riflessioni dei due amici extracomunitari. In sostanza sostengono che se si continuerà a costringere la gente a sognare una diversa distribuzione della ricchezza, il pianeta terra è destinato a rimanere sempre più gravato da dilaganti miserie, guerre di conquista per sempre nuove postazioni petrolifere e conseguentemente alimentando veri e propri arcipelaghi di privilegio assoluto riservati a una piccola parte dell’umanità.
“Cosa pensate si possa fare in alternativa?” Chiedo al più silenzioso mentre l’altro gli dà un leggero colpo di incoraggiamento sulla spalla.
“Si tratta di smettere di programmare una diversa distribuzione della ricchezza che non soltanto è impraticabile ma sarebbe come organizzare una più vasta e globale distribuzione del virus dell’A.I.D.S. La ricchezza in quanto tale, infatti, è una vera e propria dannazione.”
Tace un attimo per controllare la mia reazione e io ho la forza di non dir nulla ma sorrido come se le sue parole mi avessero accarezzato il cuore.
“Quindi si tratta di organizzare una diversa distribuzione della povertà dove per povertà si intende la possibilità per ognuno di avere una casa e di poter disporre di due pasti caldi a scelta presso qualsiasi ristorante. E per poter realizzare questo per l’intera umanità, (7 miliardi di esseri) credimi fratello, basterebbe il 3% delle spese militari. Quando ogni essere umano ha una casa dive vivere e del cibo possibil-mente naturale ti assicuro che non cercherà altro se non di avere tanti amici, tanto amore, tanta curiosità nei confronti dei propri simili, del proprio corpo e dell’Universo in cui vive etc etc. Questo è quello che io chiamo “vivere nella povertà“ “Incredibile, anch’io sono arrivato alle stesse conclusioni.” “Una volta garantita a tutti la possibilità di nutrirsi e di ripararsi dalle intemperie, come gli uccelli, ognuno avrebbe il tempo di volare la propria vita.” “Allora, dico io, in nome dell’intera umanità battiamo il cinque.” Con stupore i due ragazzi extracomunitari mi capiscono. Spalancano le loro mani delicatamente rosate e le accostano con vigore alla mia.
Silvano Agosti
DUE PASSI AL SUPERMERCATO
Domenica mattina. Ore 10.00. Sono entro in un Supermercato. E’deserto. I prodotti, innumerevoli e perfettamente confezionati sembrano in attesa delle mani che li esaminerà, li controllerà, li sceglierà e infine li acquisterà. Ogni prodotto appare sottoposto e sottomesso a un ordine perfetto. Ho contato nel reparto formaggi una quarantina di marche diverse e allora mi sono accorto che il principio base su cui si erge un supermercato è la varietà dilagante e seducente dei prodotti, anche se a volte lo stesso prodotto viene offerto in venti diverse confezioni.
D’improvviso mi ritrovo nel Santo dei Santi del supermercato, il reparto dedicato alla pulizia della casa. Rimango abbagliato dall’incredibile varietà dàella merce. Mi metto a contare i diversi tipi e formasti di detersivi per i piatti e arrivo fino a 89 diverse bottiglie e contenitori . Mi domando cosa si nasconda dietro questa parata travolgente di marche e di varietà in una quantità che allude più all’ipotesi di una ossessione che a un reale bisogno.
Di fronte a questa vastità di scelta torna alla mente la mia cara nonna contadina che semplicemente per lavare i piatti usava l’acqua bollente e null’altro, trascurando quindi di inquinare le falde acquifere già pregiudicate da altre forme di aggressioni chimiche.
Nella parte centrale un commesso è intento ad allineare una miriade di marche di yoghurt.
“Buon giorno direttore.”
“Magari…” Sussurra il commesso. “Tu che passi la tua giornata nel supermercato, potresti scrivere un libro: “La mia vita in un supermercato” e poi chissà quante strane battute hai sentito dire da tutte queste donne che vengono a fare la spesa. Te ne ricordi qualcuna?”
“Beh, la più strana e incredibile me l’ha detta una cliente che si avvicina con aria misteriosa e mi chiede a voce bassa “Senta, mi può dire qual è il riso che piace tanto a mio marito?”
Credo di essere il solo ad uscire senza aver acquistato nulla, mi parrebbe di compiere un piccolo sacrilegio ad alterare l’ordine impeccabile di quello straordinario Museo del Consumo.

Decennale

Dieci anni fa ho scritto un libro intitolato LETTERE DALLA KIRGHISIA: un modo semplice di organizzare la società dove nessuno lavora più di tre ore al giorno nel rispetto del grande contributo offerto dalle macchine che hanno sostituito quasi ovunque la manodopera umana. Attualmente quasi tutta la Grande Produzione viene gestita da macchine e da computers.
In Kirghisia quindi ben 21 ore al giorno vengono dedicate alla vita, al sonno, ai figli, alle persone care,all’esplorazione del mondo, alla creatività. Ogni cittadino ha diritto a due pasti al giorno in qualsiasi ristorante e quando compie i diciotto anni gli viene affidata una casa che rimarrà a sua disposizione per tutta la vita .
Come compenso per le tre ore di lavoro puo’ disporre fino a 3000 euro al mese. I politici di ogni specie fanno del volontariato e continuano ad avere gli stessi diritti di quando lavoravano le tre ore. I Bambini, i Ragazzi, i Giovani si ritrovano tutti nei parchi (nominati VALLE DELLA VITA ) dove giocano fino a 18 anni. Il gioco è la forma più antica di creatività e con lo svolgersi delle varie età scoprirà infinite e sempre più complesse forme di gioco. Se a tre anni giocherà a far volare una piuma, a diciotto anni giocherà a far del cinema o a qualsiasi altro linguaggio creativo. Solo in caso di pioggia bambini adolescenti e giovani frequentano le varie Case dislocate intorno alla Valle della vita: Casa del Corpo Umano, Casa dell’Universo, Casa delle Arti, Casa della Fisica, Casa della Filosofia, Casa della Matematica. Un migliaio di computer programmati con tutto lo scibile fino ad oggi conquistato dalla mente umana in relazione al tema della Casa prescelta sono a disposizione . I Genitori, poiché lavorano un massimo di tre ore al giorno, possono a loro volta frequentare la varia Case o stare con i loro figli o esprimere la loro creatività.
Il libro in questi dieci anni è stato tradotto e stampato in Italiano, in Giapponese, in Inglese, in Francese, in Russo in Spagnolo e per celebrare il decennale farò in modo che sia presente in Internet come Ebook . Intanto offro ai lettori del mio Diario la prima lettera:
Prima lettera Kirghisia, Cari amici, non sono venuto in Kirghisia per mia volontà o per trascorrere le ferie, ma per caso. Improvvisamente ho assistito al miracolo di una società nascente, a misura d’uomo, dove ognuno sembra poter gestire il proprio destino e la serenità permanente non è un utopia, ma un bene reale e comune. Qui sembra essere accaduto tutto ciò che negli altri Paesi del mondo, da secoli, non riesce ad accadere. Arrivando in Kirghisia ho avuto la sensazione di “tornare” in un luogo nel quale in realtà non ero mai stato. Forse perché da sempre sognavo che esistesse. Il mio strano “ritorno” in questo meraviglioso Paese, è accaduto dunque casualmente. Per ragioni tecniche, l’aereo sul quale viaggiavo ha dovuto fare scalo due giorni nella capitale. Qui in Kirghisia, in ogni settore pubblico e privato, non si lavora più di tre ore al giorno, a pieno stipendio, con la riserva di un’eventuale ora di straordinario. Le rimanenti 20 o 21 ore della giornata vengono dedicate al sonno, al cibo, alla creatività, all’amore, alla vita, a se stessi, ai propri figli e ai propri simili. La produttività si è così triplicata, dato che una persona felice sembra essere in grado di produrre, in un giorno, più di quanto un essere sottomesso e frustrato riesce a produrre in una settimana. In questo contesto, il concetto di “ferie” appare goffo e perfino insensato, qui dove tutto sembra organizzato per festeggiare ogni giorno la vita. L’attuale concetto occidentale di ferie, invece, risulta feroce, quanto la concezione stessa del lavoro, non soltanto perché interferisce in modo profondo con il senso della libertà, ma perché ne trasforma e deforma il significato. Nel periodo delle ferie, milioni di persone sono obbligate a divertirsi, così come nel resto dell’anno sono obbligate a lavorare senza tregua, a sognare di trovare un lavoro o a guarire dai guasti e dalle malattie, causate da un’attività lavorativa coatta e quotidiana. Questo meccanismo delle otto ore di lavoro ogni giorno, produce da sempre tensioni sociali, nevrosi, depressioni, malattie e soprattutto la sensazione precisa di perdere per sempre l’occasione della vita. La proposta risanatrice di questi invisibili orrori, si è risolta nello Stato della Kirghisia, dove sono state realizzate una serie di riforme che in pochi anni hanno modificato le abitudini e i comportamenti dei suoi cittadini. La corruzione politica si è azzerata perché in questo Paese, chi appartiene all’apparato governativo, esercita il proprio ruolo in forma di “volontariato”, semplicemente continuando a mantenere per tutta la durata del mandato politico lo stesso stipendio che percepiva nella sua precedente attività. Quando ho saputo che ogni realtà politica nasce da una forma di volontariato, ho finalmente capito perché, ogni volta che vedo un rappresentante del parlamento italiano parlare alla televisione, c’è qualcosa sul suo volto che rivela un’incolmabile lontananza da ciò che sta dicendo. Ecco, ora mi è chiaro che chiunque abbia, come i nostri deputati occidentali, uno stipendio minimo di quaranta milioni di lire (circa 20.000 euro) al mese, non può in alcun modo essere convincente, in ciò che dice, pensa o fa. Qui in Kirghisia, la possibilità di dedicare quotidianamente alla vita almeno mezza giornata ha consentito la realizzazione di rapporti completamente nuovi tra padri e figli, tra colleghi di lavoro e vicini di casa. Finalmente i genitori hanno il tempo di conoscersi veramente tra loro e di frequentare i propri figli. I parchi sono ogni giorno ricolmi di persone e il traffico stradale è oltre quattro volte inferiore, dato il variare degli orari di lavoro. Le fabbriche sono in attività produttiva continua, ma chi fa i turni di notte lavora solo due ore. Già al terzo anno di questa singolare esperienza è stato rilevato un fenomeno molto importante. Il consumo di droghe, siga-rette, alcoolici è diminuito in modo quasi totale e i farmaci rimangono in gran parte invenduti. Certo, tutto ciò può sembrare incredibile a chi, come voi cari amici, è costretto a credere che l’attuale organizzazione dell’esistenza in occidente sia la sola possibile. In Kirghisia, la gestione dello Stato, oltre a essere una forma di volontariato, si esprime in due governi, uno si occupa della gestione quotidiana della cosa pubblica, l’altro si dedica esclusivamente al miglioramento delle strutture. Ho incontrato il Ministro per il Miglioramento delle Attività lavorative che ha in progetto, nel prossimo quinquennio, di ridurre ulteriormente per tutti il lavoro obbligatorio a due ore al giorno invece delle attuali tre. Il Ministro è convinto che solo una umanità liberata dal lavoro possa essere veramente produttiva. E’ anche certo che si possa scoprire l’operosità del fare, solo realizzando, nel tempo libero, ciò che si desidera. Ho fatto bene a decidere di rimanere in Kirghisia, e non me ne andrò finchè continuerò ad avere questa strana sensazione di vivere, qui, all’interno di un sogno comune.
Un abbraccio a tutti

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Ecco la mail della settimana

—–Messaggio originale—–
Da: Eva Turri [mailto:evaluka@live.it]
Inviato: giovedì 11 aprile 2013 10.30
A: silvanoagosti@tiscali.it
Oggetto: Grazie

Salve Silvano, io la vorrei semplicemente ringraziare per quello che pubblica nei suoi video, per quello che scrive, perché ascoltandoLa sembra tutto più semplice… Ho una bimba di un anno e mezzo che mi sta insegnando più di quanto non abbia mai imparato in vita mia ed ho il terrore di doverla buttare nel burattinismo dell’esperienza scolastica… Il terrore di perdere la sua spontaneità, di doverla incanalare in un sistema che ripudio! Cos’è successo ai bambini che giocavano per strada con le ginocchia sbucciate e le mani sporche?! Non si sentono più le urla dei genitori che chiamano per la merenda… Ci sono i bambini con gli occhi rovinati dalla tv, dal cervello intontito dai videogiochi, i genitori in fila alle casse dell’inferno… Grazie Silvano… Grazie!!! Eva

Cara Eva,

fai uno sforzo e porta la tua bambina al parco e magari se conosci altre mamme con bambine o bambini della stessa età, organizzati perché due di voi una volta la settimana portino i bambini a un qualsiasi parco. Magari dimenticando a casa i vari nintendo. Poi fammi sapere e tra un po’ dovrai chiamarla anche tu all’ora della merenda. Ogni sera stacca la corrente in casa per almeno una mezz’oretta e accendi qualche candela e raccontale o leggile qualche storiella o fattela raccontare da lei. In modo che nessun elettrodomestico funzioni. Non preoccuparti per il frigo se non lo apri regge. Pubblicherò se lo permetti questa tua bella lettera nel mio diario di Aprile.Forse una soluzione anche più importante è quella descritta nel diario di questo mese, stampato qui sopra, insomma inventati e realizza una tua piccola kirghisia in attesa che i Governatori del mondo si accorgano di essere anche più infelici dei loro governati e non impediscano l’esistenza della vera vita in tutto il mondo .
Un abbraccio,

Silvano

Non ho meriti particolari per aver seguito a lungo il passaggio dei centomila che partecipavano alla maratona di Roma domenica mattina.

Infatti, il percorso stabilito era a pochi metri dalla mia finestra e, leggermente dall’alto potevo con facilità “leggere” i volti dei partecipanti.

Man mano che sfilavano sentivo crescere in me la beatitudine della diversità. Mi pareva di scorgere nella loro tensione per via della corsa, la precisa volontà di compiere un’esperienza di gioco insieme con gli altri, avvertendo che la propria individualità era parte di un’emozione collettiva e che ognuno di quei quasi centomila assumeva un’importanza fondamentale nella grande sensazione di un comune destino.

Proprio come dovrebbe accadere all’intera società.

Il piccolo, provvisorio destino di un maratoneta della vita che ha scelto di compiere il percorso, dall’inizio alla fine, liberandosi dall’idea del ‘vincere’ ma scegliendo di compiere l’impresa fino al traguardo finale non dandosi mai per vinti.

In rappresentanza dell’intera umanità c’erano italiani, cinesi, africani, donne con un palloncino legato alla spalla che dava al fluire della corsa il ritmo di una danza, uomini che partecipavano sulla sedia a rotelle, una coppia di nani, anziani che camminavano lesti, marciando invece che correre molti appaiati con un cane che trotterellava al seguito, altri che partecipavano muovendosi convulsamente sui trampoli.

Mi tornava alla mente quando intorno agli anni settanta durante la presunta crisi energetica che prospettava una drammatica, progressiva scarsità di petrolio nelle viscere del pianeta, si era stabilito che nei giorni di festa non potesse circolare alcuna autovettura.

Quasi subito la creatività popolare aveva trasformato il divieto in una grande festa. C’era di tutto nelle strade. Antichi birocci trainati da cavalli scalpitanti, monopattini, biciclette, perfino qualche prototipo di veicolo elettrico.

Si spandeva e vagava nell’aria il piacere dello stare insieme, l’emozione dell’incontro, i dialoghi improvvisati anche tra sconosciuti.

Intanto i prezzi del petrolio e dei manufatti derivati salivano alle stelle.

Si trattava dunque, come spesso accade, di una finta emergenza ideata con lo scopo di legittimare l’ennesimo aumento dei prezzi.

La gioia collettiva che si riversava e cresceva nelle strade in quelle indimenticabili domeniche deve aver preoccupato non poco i gestori piccoli e grandi del Potere.

Di fatto il petrolio ha cessato improvvisamente di estinguersi e la grande festa di invenzioni e di incontri si è spenta, lasciando il posto, anche la domenica, alla consuete e malefiche infestazioni di monossido di carbonio, il micidiale impasto di gas che ormai da sempre  le automobili emanano nelle città e nelle autostrade.

La maratona rende difficile il dialogo tra i partecipanti, per questo non infrange le odiose norme della sottomissione.

Così l’immagine di chi assiste passivamente ai bordi delle strade al passaggio dei maratoneti offrendo loro in omaggio qualche strascicato applauso, torna ad essere perfettamente simile all’immagine dell’attuale società, divisa tra chi “osa” e chi teme, tra chi fa e chi aspetta, tra chi parla e chi eternamente tace.

Verso la fine, quando ormai il flusso degli umani si era ridotto a pochi isolati partecipanti, è finalmente apparso per ultimo  l’unico degli ottantamila che osava partecipare alla maratona correndo all’indietro.

Qualche applauso rispettoso, poi una voce ha gridato in romanesco al tenace e solo maratoneta  “A Beppe Grillo…”

 

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”D’amore si vive…”

Caro Silvano,

sarebbe interessante un tuo commento per il ‘Diario’ su queste parole di papa Francesco; dunque,la tenerezza. Poche altre volte ho sentito parlarne con tale chiarezza e profondità emotiva e direi filosofica. Tu che ne pensi?

 

Parole del Papa

“Non dobbiamo avere paura della bontà, neanche della tenerezza – ha aggiunto il Papa – Il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza”, ha aggiunto il Pontefice. La tenerezza, ha detto il papa, “non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore”.

Quando si tratta di domande che implicano grandi responsabilità preferisco chiedere aiuto a qualche esperto, per questo ho raggiunto Angelino, uno strepitoso gestore della propria infanzia e gli ho letto il messaggio del Papa..

Poi gli ho chiesto cosa risponderebbe al papa.

“Io gli direi, caro papa, nessuno ha mai avuto paura della bontà e della tenerezza.            Gli uomini hanno paura di morire, di perdere il lavoro, di non trovare una casa, perché dovrebbero aver paura della tenerezza?”

Angelino ha nove anni e nel sentirgli dire queste parole non so se abbandonarmi alla commozione o cercare di essere, magari a fatica, degno della sua inconsapevole saggezza.

“Forse il papa si riferisce ai cardinali che hanno paura di essere buoni perché allora tutti  gli chiedono aiuto per trovare un lavoro o magari una casa dove abitare e loro si innervosiscono.

Certo se tutti avessero da mangiare e una casa dove abitare sarebbe più facile essere buoni.”

“Angelino, dimmi la verità, ti è simpatico questo Papa?”

“Sì, sembra uno zio di tutti.”

A questo punto il ragazzino dopo essere rimasto in silenzio, quando gli chiedo di dirmi cosa domanderebbe al papa se fosse qui accanto a lui, si scolorisce in viso e mi rivela l’immensa semplicità che pulsa in lui, nella sua mente, nei suoi gesti.

Un cattolico direbbe che Angelino è stato improvvisamente invaso dallo spirito santo.

Gli direi “perché adesso che sei ricco non paghi il debito pubblico dell’Italia?”

“Abemus me”

Mi hanno chiesto un’opinione, un parere sulla vicenda della rinuncia papalina.
Penso semplicemente che sia stata una scelta esemplare a favore della libertà e della vita.
Il Papa, con questa sua decisione ha dimostrato una straordinaria lucidità.
Ogni ruolo, dal meno significativo al più eccellente, a lungo andare si rivela come una spietata prigione. Ragioniere, marito, Papa, operaio, ingegnere, disoccupato, presidente, pensionato, impiegato o artista non ha importanza.
L’essere umano all’origine è troppo immenso per poter sopportare, senza ammalarsi, di rimanere per sempre chiuso in un ruolo. Una prigione d’oro rivela col tempo le stesse caratteristiche di una galera in cemento armato. La solitudine vissuta in panni regali non si distingue da qualsiasi altra solitudine.
Il suo stato di capolavoro assoluto che la Natura ha elaborato in cinque miliardi di anni e che ogni bambino rivela fino ai tre anni di età, esprime nell’essere umano una vastità di interessi, di creatività, di adesione alla vita senza confini.
Si pensi anche soltanto alla magnifica “età dei perché” quando il bambino improvvisamente chiede il perché di ogni cosa che lo stupisce.
Prima di essere imprigionato nei vari “ruoli” previsti per lui “scolaro, studente, apprendista, lavoratore, stagista, cassintegrato, marito, esodato, pensionato etc”.
Ma nel caso dell’ormai monaco Cardinale credo abbia vinto l’istinto più forte che pulsa in ogni essere vivente e cioè appunto “l’istinto di sopravvivenza”. Oppure semplicemente spinto da una infinita nostalgia della propria naturale e semplice condizione umana il Papa ha deciso di vincere ogni regola per raggiungere almeno al culmine della vita la condizione di essere solo e semplicemente se stesso, ovvero “l’Abemus me”.
Gli eventi riguardanti la rinuncia Papale infatti esprimono l’evidenza di una scelta estrema.
Loro, gli uomini della Curia custodi del rigore e della violenza storica della Chiesa da un lato, e lui che “per il bene della Chiesa” ha potuto, da un momento all’altro, decidere di essere l’agnello sacrificale. Vittima silenziosa-mente designata.
L’immenso contrasto tra il Papa e una ormai diffusa indifferenza verso la spiritualità che accomuna tutti o quasi in un sonno disperatamente vigile dei sottomessi alle pressioni del Potere.
Il sommo Potere delle maggioranze coalizzato contro il Sommo Pontefice, solitario detentore del Mistero. Risultato: impossibile qualsiasi vittoria.
E allora il Papa ormai cosciente della propria storica fragilità diviene Sansone e decide di morire sì, ma con tutti i Filistei.
Il nuovo pontefice, quello che verrà dopo di lui, riuscirà forse a organizzare una Curia, capace di ritrovare un percorso non troppo discosto dalle leggi della vita e del progresso umano.
Così in una sconfitta ragionata, meditata e voluta Sua Santità, esautorato dall’obbligo della santità, ha riconquistato di colpo un credibile stato di salute, è divenuto se stesso, ovvero Sua Sanità.

* * *
Nel corso dei secoli, uno dei tranelli più spietati, concepito e organizzato dal Potere è stata la sostituzione dell’Etica con la morale.
L’Etica nasce con l’uomo per suggerire il conforto e la consapevolezza dei limiti in ogni aspetto del comportamento umano, mentre la morale semplicemente proibisce, inibisce e nega qualsiasi azione non prevista dalle “norme”.
E’ così che il “Normale”, assediato dai divieti, crescendo si sottomette alla morale, invisibile prigione gemella del “non fare”, fino a subire una condizione permanente di impotenza.
Così ad esempio se l’Etica suggerisce e consente di ”rendere puro qualsiasi atto”, la morale ordina di “non commettere atti impuri”.
Se l’Etica propone l’uguaglianza e la solidarietà, la morale ribadisce l’importanza delle gerarchie e del “rispetto umano.”
E’ in questa angoscia del non fare o la sottomissione di qualsiasi azione a un permanente senso di colpa, che proliferano ovunque le truffe, le menzogne e la malvagità.
Un perfetto esempio di morale opposta all’etica me lo hanno offerto due “matti veri” mentre giravo una scena del film dedicato a Basaglia “La seconda ombra”. Stavo realizzando nel cuore della notte la scena madre dell’abbattimento del muro di cinta del manicomio e tra una picconata e l’altra un “matto vero” ha scandito il famoso comandamento della morale comune “non desiderare la donna d’altri” e subito la voce di una altro “vero matto” ha incalzato “non desiderare la donna d’altri, a meno che non lo desideri anche lei.” (etica).
Ma sempre e comunque ricorderò l’immagine vissuta in una piazzetta deserta di Borgo Pio, verso le quattro del mattino, quando svoltando da una viuzza, ho intravisto la sagoma imponente di un uomo intento a osservare i movimenti incerti di un gattino che tentava di mangiare qualche residuo di cibo.
Protetto da un ampio cappotto nero, l’uomo si è poi avviato lentamente verso il colonnato di San Pietro ed è scomparso dietro una minuscola porta, protetta dall’oscurità della notte.
Ma l’ultimo lampione aveva rivelato senza possibili incertezze la sua identità.
Quell’uomo era il cardinale Ratzinger da poco eletto Papa e visitava il Borgo dove era solito vivere qualche mese prima e l’ora notturna gli offriva la complicità di strade e viuzze deserte, lungo le quali si dissolveva la densità di una solitudine e di una nostalgia già troppo intense

Grazie a Dio

Si dà il caso che Giovanni F. ha vissuto fin qui una vita irreprensibile e, se morisse,

sul quartiere forse scenderebbe l’oscurità anche di giorno.

Non c’è infatti neppur un abitante della via che non abbia chiesto consiglio al Maestro, almeno una volta nel corso del tempo.

E’ certamente l’abitante più curioso e mite del quartiere.

Come Maestro di scuola elementare è entrato in contatto con quasi tutti tra bambini, adolescenti e genitori.

Ora che da dieci anni è pensionato, riesce a pagare le ultime rate del mutuo arrotondando una pensione

sempre più esigua, dando ripetizioni ai figli e ai nipoti dei suoi ex-allievi.

Dato l’aumento vorticoso dei prezzi, da tempo ha deciso di seguire una dieta rigorosamente vegetariana.

Lo hanno visto comprare furtivamente la frutta sulla bancarella delle mele bacate con la scritta

“Frutta per pensionati”

Siamo amici da molti anni e mi ha confidato che in quarant’anni di insegnamento si è convinto che le scuole

dovrebbero essere eliminate e i bambini lasciati in pace a giocare almeno fino a dodici o tredici anni,

permettendo a ognuno di crescere nella sua diversità.

Una rivelazione così sconcertante non me la sarei aspettata dal Maestro, tanto che, vista la grande

convinzione con cui me l’ha rivelata, non ho osato chiedergli spiegazioni.

Nessuno lo ha mai sentito “parlar male” di qualcuno e la calma con cui si adopera a dare i suoi consigli

o il parere su questo o quel fatto, ha rasserenato e affascinato anche me.

Pur vivendo con lo stipendio di maestro elementare, è riuscito a costruirsi una sua dignità e un’aria

invidiabile di indipendenza.

“Buon giorno Signor Maestro.”

La sua popolarità  ha raggiunto il culmine una diecina di anni fa quando ha pronunciato l’Orazione

funebre per la sora Rosa, sua moglie, il cui peso si diceva avesse superato da alcuni anni i trecento chili.

“Sora Rosa, del quartiere or sei la sposa”

Aveva sussurrato alla fine del discorso e in quel caso non era riuscito a trattenere il pianto.

Ultimamente è stato visto tornare a casa trasportando con aria furtiva grandi valige e pacchi.

Approfittando di un pacco particolarmente voluminoso che il Maestro trascinava a fatica gli ho proposto

di aiutarlo.

Non so se sarò in grado di descrivere il delicato stupore che ho provato entrando nella sua casa.

Mentre apriva il pacco, sul pianerottolo appariva lentamente una statua di cartapesta che rappresentava  Cristo risorto.

L’appartamento era deserto e semivuoto, sulle pareti erano affisse grandi immagini a sfondo religioso

e nel salone alcune panche erano ben allineate fino a sfiorare un tavolo che fungeva da altare.

“Questo lo metto dietro i vetri della finestra.” Ha accennato sorridendo il Maestro indicandomi la statua

del Cristo.

Gli ho chiesto cosa stava accadendo e lui con uno sguardo di infinita dolcezza mi ha comunicato che non avendo la possibilità di pagare l’IMU ha pensato di trasformare la sua casa in una chiesa.

“Così anch’io. grazie a dio, non sono tenuto a pagare la tassa.

Le case di dio sono esenti.”

 

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LE PRESUNTE ELEZIONI POLITICHE

 

Sono stato sollecitato da numerose mail a esprimere la mia opinione sulle elezioni. Alcuni hanno azzardato a chiedere direttamente “Tu per chi voti?”

Mi sono sentito molto imbarazzato poi ho riflettuto a lungo.

Ecco una sintesi delle mie riflessioni.

 

L’Italia, insieme al Giappone e alla Germania, è corresponsabile della seconda guerra mondiale, con i suoi  settantuno milioni di morti, inclusi dodici milioni di bambini.

Posto che le sanzioni volute dagli Stati Uniti nei confronti di questo paese, hanno trasformato poco a poco l’Italia in una sub-colonia dell’America.

Posto che ogni reale e importante decisione anche di politica interna deve ancora tener conto dei patti sanciti alla fine della guerra con le nazioni vittoriose, la governabilità dell’Italia è altamente problematica per qualsiasi governo.

 

Nella lunga riflessione mi sono comunque fermato a due ipotesi:

 

Chi volesse continuare a pensare che la governabilità del paese dipenda dall’esito delle elezioni,  penso  dovrebbe scegliere il partito più operativamente conservatore e al tempo stesso (U.S.A. permettendo), davvero disposto a compiere qualche reale riforma, essendo il solo partito che racchiude ormai in sè una rappresentanza di quasi tutti gli ex partiti di maggioranza della prima repubblica e cioè dovrebbe votare per il partito democratico (PD).

 

Per chi invece trovasse la sua serenità nel bisogno di esprimere un profondo rifiuto delle attuali compagini politiche, tutte, nessuna esclusa, allora dovrebbe scegliere il movimento 5 stelle e aiutare Beppe Grillo a demolire le parti pericolanti dell’edificio politico italiano nella speranza che, tolto il marcio, qualche

parte rimanga in piedi e sia possibile un vigoroso quanto imprevedibile restauro.

E gli altri politicanti (poichè certo non di politici si tratta)? Quasi sempre ho la sensazione, sentendoli parlare, che  di fronte a un edificio in fase di crollo, discutano su come si debbano pulire le finestre.

Tutte le altre soluzioni, quindi, mi paiono per ora offensive nei confronti di una qualsiasi credibile intelligenza critica.

 

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Breve poesia d’amore in veste di Twitter

 

Nel nostro incontro d’amore,

hai scordato da me l’ultimo sguardo.

Non ti preoccupare, nulla di tuo

andrà mai smarrito.

 

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CHI DESIDERA VEDERE I MIEI FILM

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“HOLYFILM”

L’eredità dei Ghunter
Ovvero Razza padrona.
Esistono eventi tanto improbabili da apparire impossibili. Eventi che in un primo momento sembrano chiedere di non essere narrati, per una sorta di pudore verso un racconto che potrebbe sminuire o perfino offendere il loro carattere fiabesco.
Insomma un magnate di origine tedesca, assecondando l’ultimo desiderio espresso prima di morire dalla moglie ha nominato unico erede il fedele Ghunter, il solo essere amato con eguale intensità dai due coniugi, unico erede di una fortuna stimata alcuni miliardi di euro.
Voglio rivelare immediatamente che Hunter altro non è che un magnifico esemplare di pastore tedesco che, rimasto solo al mondo, è stato affidato dal testamento a un consiglio di amministrazione regolarmente retribuito , affinché qualsiasi decisione abbia un carattere collegiale e non dia la minima possibilità di speculare sulla volontà o sull’impero economico del defunto imprenditore.
Così il consiglio di amministrazione in un primo tempo ha deciso all’unanimità di procedere, tenendo conto di eventuali e legittimi desideri attribuibili al cane, e, se necessario, con l’appoggio e i consigli di un esperto in psicologia canina.
Con soddisfazione di tutti, per celebrare l’eccellenza e la particolare bontà e mitezza dell’animale si è provveduto a stanziare un vitalizio per nutrire cani e gatti randagi del quartiere con abbondanti porzioni di cibi precotti, collocati in ciotole di terracotta, sparse in numerosi angoli di strade del quartiere.
Sul bordo di ogni ciotola la scritta “Da parte di Ghunter”.
“Ma che c’entrano i gatti?” Aveva in un primo tempo obbiettato la vicepresidente del consiglio di amministrazione. “sono note a tutti la scarsa simpatia e l’irritazione dei cani nei confronti delle mosse inconsulte e nevrotiche dei gatti.”
La delibera del consiglio di amministrazione specificava che, mentre per i randagi si sarebbe provveduto all’acquisto di rifiuti organici o tutt’al più a scatolette di cibo per animali domestici, per Ghunter una piccola equipe di cuochi avrebbe continuato a preparare le stesse pietanze riservate ai suoi padroni, che, quando erano in vita, dividevano ogni giorno con lui.
Si andava dicendo che la moglie, quando mangiava da sola, faceva sedere il pastore tedesco sulla sedia altrimenti destinata al marito e il cane veniva servito di tutto punto dal cameriere.
Ogni dubbio era svanito dopo l’intervento del vicepresidente inteso a ridare la massima dignità al rapporto tra cani e gatti.
“Signori potete anche non credermi, ma varie volte ho visto una gattina che aveva preso a poppare dalle mammelle asciutte di Ghunter. Uno spettacolo davvero incredibile, una situazione alla quale il cane si sottoponeva con calma indifferente, ma, credetemi, rivelando atteggiamenti di maestosa fierezza mentre offriva questa sua paternità e maternità a un cucciolo orfano di gatto. Il pastore tedesco ammirava con sguardo obliquo la gattina intenta al gioco di una alimentazione impossibile.”
La rivelazione del presidente a latere del consiglio di amministrazione, amico intimo del defunto imprenditore, aveva cancellato qualsiasi proposito di contrastare la proposta in discussione e ormai da dieci anni tutti i gatti del quartiere e i pochi cani randagi (in realtà due, un bassotto di dubbia provenienza e un bastardino rimasto nano) passeggiavano sazi e inoffensivi nelle piazze, nelle vie e nei vicoli della città.
“Incredibile, aveva solo mormorato qualcuno, un cucciolo di gatto che poppa alla mammella di un pastore tedesco.”
L’idea tuttavia che anche Ghunter trascorsi dieci anni sarebbe potuto morire era stata affrontata per tempo e, col parere di un collegio di legali costituzionalisti, il testamento era stato esteso ai discendenti del pastore tedesco, anche se non oltre la quarta generazione.
Io ho avuto la curiosa esperienza di incontrare il pronipote di Ghunter primo, un magnifico esemplare della stessa razza tanto simile ai precedenti da dare la sensazione che oltre alla fortuna economica il cane avesse ereditato anche l’immortalità.
Chissà cosa sarebbe accaduto se qualche anima bella avesse informato l’imprenditore che nel mondo ogni giorno circa trentacinquemila bambini muoiono di fame. Così, dall’alba al tramonto. Buon Natale.
Silvano Agosti
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LA FINE DEL MONDO.
Ero già a letto verso la mezzanotte e stavo appunto per perdermi nel sonno quando mi sono ricordato che dopo pochi minuti sarebbe iniziata la giornata del 21 – 12 – 2012, data ormai indicata nell’ intero pianeta come “la fine del mondo”..
Via Ottaviano era deserta, il Vaticano, evidentemente informato prima di chiunque altro che non sarebbe accaduto nulla, troneggiava imbellito da miriadi di luci.
Poi da piazza risorgimento girano l’angolo quattro ragazzi.
“Scusate, azzardo io, dove si va per la fine del mondo?” “Ma se manco è cominciato, perché dovrebbe finì?” Uno di loro a commento esegue un accordo con la chitarra.
La piazza Risorgimento è deserta tre taxi di servizio in attesa che accada qualcosa. Un taxista fuma semidisteso sul cofano della macchina. Mi avvicino.
“Siccome non ponno dì che finisce la crisi, pe’ dar fiato ai poveracci se so’ inventati la fine del mondo. Sti bastardi.”
E’ lui a parlare, prima ancora che io chieda qualcosa. Evidentemente ha seguito il mio dialogo con i ragazzi.
Mi avvio verso le mura vaticane. Un cane fuggiasco trotterella nella via deserta. Non si tratta di un randagio, ha tanto di collare in pelle con medaglietta.
Avrei voglia di chiederlo a lui se sa qualcosa sulla imminente fine del mondo. Nel timore che rispondendomi la confermi, taccio. Lui, sfiorandomi al passaggio mi lancia uno sbuffo di disprezzo tipico dei cani di lusso verso chi non ha a che fare con il loro nutrimento. Sulla panchina un uomo sulla cinquantina e una giovane donna stanno discutendo sommessamente di politica.
“Te le dico io che è una carogna, un vero mostro, lui sa benissimo che il debito pubblico è l’insieme dei soldi che si sono rubati. Ma fa finta di essere il salvatore della patria e invece sta solo salvando le banche.”
La donna sembra avere le idee chiare ma l’uomo scuote il capo perplesso.
“Ma ti rendi conto che stanno nascondendo a tutti e il tuo presidente mostro più di ogni altro, che il mondo dello sfruttamento e della sottomissione è finito
Avevano ragione i Maja, oggi 21 dicembre solstizio d’inverno finisce non il mondo, ma un mondo. Il mondo dell’arroganza e della prevaricazione, il mondo della violenza gratuita del potere. Il mondo dell’ipocrisia di Stato. Sanno benissimo che ormai tutta o quasi la gigantesca macchina produttiva nel mondo è totalmente automatizzata e che quindi prima o poi dovranno annunciare ufficialmente che è falso quello che stanno dicendo e cioè che non c’è lavoro. La verità è che non c’è più bisogno di lavoro, insomma che l’Essere umano è stato liberato dall’obbligo di passare la propria vita a lavorare è finalmente libero di vivere, perché i computer e le macchina automatiche lo hanno libera…”La giovane donna interrompe la sua sommessa rivelazione, mi ha visto.
“Scusate, avete qualche notizia sulla fine del mondo?”Chiedo.
L’uomo si scosta un po’ dalla giovane donna.
“Noi non siamo di qua, non siamo informati.” La sua compagna ride divertita.
Mi piace questa umanità priva di ostacoli nell’essere se stessa, pronta a giocare, come i ragazzi, pronta lottare come il taxista, pronta a vivere come la strana coppia sulla panchina. Gli altri, tutti gli altri stanno dormendo, in tutti i sensi.

Cara Sofia, ti sono grato per avermi permesso di raccontare la tua storia, senza limiti, senza coperture, senza doverti nascondere con un nome diverso.
Hai conosciuto il tormento silenzioso dell’indifferen-za, dopo aver partorito una bambina il cui padre, extracomunitario, di una remota regione africana ha dato notizia di sé solo quando è finito nuovamente in carcere per altri sei mesi.
Sei mesi di brutale segregazione per mancanza di permesso di soggiorno.
E tu avvolta nel fascino ostile di una maternità imprevista, attribuibile solo al destino, senza alcun amore, oltre la sfida a questo mondo di occidentali in agonia: tu, bianca, generare una figlia con un nero.
Sono stati i suoi occhi di animale braccato che ti hanno spinta nell’avventura di un’offerta assoluta di te, della tua femminilità, del tuo corpo, del brivido di conoscere un’umanità’ diversa. Poi tutto previsto. La bambina cresce, bellissima, con solo una sorta di intensa abbronzatura che allude a parte della sua origine. La scomparsa del “nero” come padre, la lontananza da una maternità priva di intimità con l’uomo che l’ha generata, ti hanno abituata a essere vedova prima ancora che moglie.
Quando ti ho chiesto “Perché non l’hai sposato?”
Hai risposto “Ci mancava anche quello. Questo uomo, da quando ha saputo che ero incinta è scomparso, non l’ha neppure voluta vedere la bambina, tanto meno me.
Ma anche se l’avesse chiesto non avrei mai accettato di vivere con lui.”
La mia ammirazione nei tuoi confronti, cara Sofia, si e’ nutrita nel tempo vedendoti così devota alla libertà della tua creatura, lasciandola crescere nel gioco e nella serenità. E fin qui la tua vicenda ha poco di diverso da altre unioni di donne italiane con extra-comunitari.
Mi sono adattato a questa inconsueta “normalità” della tua maternità quando lo sguardo, incontrandoti, mi avverte che il tuo ventre ha un evidente gonfiore.
“Ehi Sofia, mettiti a dieta.”
“Veramente si tratta di altro, sono di nuovo incinta.”
“Ah e questa volta com’è andata?”
“Come l’altra volta.”
“Cioè un altro nero?”
“Non un altro, lo stesso. E’ venuto a riprendersi una borsa che aveva lasciato a casa mia tre anni fa.”
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LA MAIL DEL MESE
Da: UMBERTO RONDI [mailto:urondi@gmail.com]
Inviato: sabato 8 dicembre 2012 22.35
A: silvanoagosti
Oggetto: per silvano

caro silvano,
mi piacerebbe che nel tuo diario tu potessi rispondere a questa domanda: la tua risposta sono certo interesserà e aiuterà molte persone
un abbraccio U.

ho scritto su facebook:
Mi sento confuso. non capisco se dobbiamo allarmarci per le previste dimissioni di Monti e per il mancato prolungamento del suo mandato o piuttosto tirare,per certi aspetti, un sospiro di sollievo. C’è qualcuno (Paolo Barnard ed altri,anche all’estero)che parla -se verosimilmente o ideologicamente,sconnessamente,non riesco ancora a comprenderlo-di un grande e tetro e tragico,gioco della finanza internazionale di cui Monti sarebbe stato una pedina, un elemento importante -per piegare sempre di più la maggioranza delle persone rispetto ad interessi di pochi; altri,come sappiamo, che sostengono che ci ha levato da molti guai.
Forse la verità sta nel mezzo?
Certo non è stato così filotedesco, o anche questo non è vero?
Ci sono due cose che oggi ha detto Berlusconi,al di là di qualsiasi altra considerazione che -io non l’ho mai votato, ma può avere ragione anche lui,bisogna essere aperti- potrebbero essere anche giuste(???):
a) che lo spread può essere anche una montatura
b) che questa depressione psicologica che è piombata sull’Italia non si va da nessuna parte. Il punto è capire sa davvero questa depressione, reale, era la conseguenza inevitabile di una medicina ”giusta” o se piuttosto è stata una spietata sottile strategia lontana, almeno in parte, dal nobile fine di salvare l’Italia. Il problema, credo, è che sappiamo poche cose e spesso siamo manipolati. Le vostre opinioni le apprezzerò molto per orientarmi meglio.
Grazie.

Caro Umberto,

Certo ti parrebbe strano se io chiedessi la tua opinione su un Cardinale che mi è capitato di incontrare con infilata nella fascia cardinalizia un grossa pistola. Se poi tu fossi gentile a rispondermi penso che per prima cosa mi diresti “Ma sei sicuro che si tratti di un Cardinale
e non piuttosto di un mafioso vestito da Cardinale?
Bene.
Finché mi troverò a vivere in uno Stato che offre ai suoi cittadini un prodotto sul quale c’è scritto
QUESTO PRODOTTO TI UCCIDE,

finché le vie delle città verranno percorse ogni giorno da centinaia di migliaia di automobili che scaricano monossido di carbonio nell’aria e che ha il cinismo di sconsigliare ad anziani e bambini di uscire di casa tra il mezzogiorno e le 16 del pomeriggio,

finché questo stato accetterà che 35.000 bambini muoiano ogni giorno di fame mentre in questo paese, proseguendo nella politica degli sprechi, vengono distrutte circa 500.000 tonnellate di buon cibo “perché scaduto ”,(un miliardo di bambini morti a partire dagli anni sessanta)

finché i presidenti del consiglio e gli altri governanti continueranno a nascondere le vere ragioni della mancanza di lavoro, con un esubero mondiale di un miliardo di disoccupati,

finché si continuerà a giustificare una spesa di 40 miliardi di euro per contribuire all’acquisto di 120 cacciabombardieri atomici F 35 dicendo “ah ma questo è un impegno che era già stato preso a suo tempo”consentimi per pudore improvviso nonché vergogna, di proseguire la lista con etc. etc.

Insomma finché si cercherà di nascondere che le previsioni di tutta la stampa mondiale degli anni 80 erano corrette e cioè che verso il 2010 l’automazione AVREBBE RAGGIUNTO ILSUO CULMINE E QUINDI GLI ESSERI UMANI SAREBBERO FINALMENTE STATI LIBERATI DALL A NECESSITA’ DI LAVORARE E CHE CON GLI IMMENSI PROFITTI OTTENUTI (le macchine non scioperano, non si ammalano hanno solo un costo di ammortamento) SI SAREBBE POTUTO ISTITUIRE UN SALARIO SOCIALE PER TUTTI I CITTADINI DEL MONDO

( APRO UNA PARENTESI PER ACCENNARTI AL FATTO CHE CON UN QUINTO DELLE SPESE MILITARI SI POTREBBE REGALARE UNA CASA A 7 MILIARDI DI ESSERI UMANI NONCHE’ DUE PRANZI CALDI AL GIORNO E PER SEMPRE, ORA CHIUDO MALINCONICAMENTE LA PARENTESI) .
Non mi resta che abbracciarti e insieme a te i sette miliardi di esseri in attesa di risarcimento per secoli di feroce sfruttamento.

Silvano