Diario

Metamorfosi

Per una ventina d’anni nel quartiere l’hanno chiamato “il Pantera” perché, giorno dopo giorno, era riuscito a esibirsi per tutti gli abitanti e i passanti del quartiere nel suo ruolo preferito “la pantera rosa”.

Si trasformava in un attimo contraendosi con un guizzo e diveniva esile e agile come una giovane pantera, poi muoveva le mani con le dita incurvate nell’aria graffiando la luce del giorno.
D’improvviso, dopo vent’anni, ha smesso di trasformarsi nella pantera rosa e ha iniziato a disegnare una vera e propria mappa del quartiere. In ogni luogo strategico ha tracciato col gesso un cerchio perfetto e così in un cerchio si può leggere “CASTAGNE” per segnare il posto riservato al venditore di caldarroste, in un altro “CHIOSCO CON BRIOSCH” oppure “PIZZICAGNOLO”oppure “BIBITE”. In ogni cerchio c’è un disegno esplicativo della parola: una manciata di castagne, una briosh fumante, un bicchiere colmo con cannuccia. Ha sistemato perfino i vigili circondando la cabina accanto al semaforo con una piccola selva di freccette circolari e al centro la parola VIGILE.
Come segno di riconoscimento per il vigile Italo ha concepito una mano con guanto bianco sospesa nell’aria.
Ogni volta che qualcuno chiede chi è l’autore di tutti questi cerchi la risposta è “Italo”.
Inesorabilmente ognuno chiede “Italo chi?” e allora subito aggiunge “Italo, il PANTERA, ti ricordi? la pantera rosa”.
Ma ora, in pochi mesi, la metamorfosi è avvenuta, e IL PANTERA è divenuto per sempre ITALO.
Se tutti gli ambulanti, gli accattoni, i negozianti, i giornalai, i venditori di strada, i distributori di volantini, i vigili urbani sparissero magicamente, si potrebbe ricostruire il quartiere intero solo riferendosi ai cerchi del Pantera ormai detto Italo,
promosso alla dignità di un vero nome grazie al suo contributo per far sì che ognuno ritrovi facilmente il proprio posto, la sua isola operativa all’interno del quartiere.
Misteriosamente il paziente lavoro di Italo si ferma nella zona di quello che ormai tutti chiamavano “IL MERCATINO DELLA MISERIA”. Creato dalla Crisi incombente, sistemato in un lembo di strada a ridosso del MERCATO TRIONFALE, il mercatino della miseria è composto da assi posate su alcune sedie, sulle quali i pensionati mettono in vendita gli oggetti più disparati, da un vecchio rosario a un porta ferro da stiro, perfino un sola scarpa sinistra.
Ma anche il mercatino della miseria ha una sua funzione in tempo di crisi, si devono o non si devono aiutare le banche a ridare corpo ai loro smisurati profitti?
Ho finalmente incontrato Italo, intento a disegnare una minuscola bici, davanti al meccanico.
Intuendo una mia possibile domanda, Italo, senza alzare il capo ha sussurrato “Da quando m’è morta mi moglie le cose son cambiate. Mica me posso solo divertì, me devo da da fa, devo lascià na traccia, na traccia de Italo.”

MESSAGGIO A CHI SI APPRESTA A GOVERNARE
A ridosso di una consultazione elettorale meno truffaldina delle precedenti mi sento di offrire per tempo un suggerimento a tutti coloro che si apprestano a governare il Paese, ma anche a coloro che lo stanno da sempre governando. Ogni presidente del consiglio, ogni ministro, ogni onorevole ogni direttore generale si organizzi al fine di regalare a se stesso un’esperienza fondamentale.
Si tratta di trascorrere un giorno ( un solo giorno e non tutta la vita), in sette diverse zone del sociale.
Il primo giorno in borgata ospite di una famiglia di disoccupati con il pesante interrogativo quotidiano “oggi come facciamo a mangiare?” per poi recarsi nei vari mercati e frugare nelle cassette vuote in cerca di cibo avariato da recuperare, e tornare nella borgata deserta, priva di servizi, di bar, di negozi, di edicole, di vita.
La seconda giornata, sveglia alle cinque poi, in tuta da operaio, ( ve lo immaginate Monti) prendere il trenino all’alba per poter entrare nella metro affollata e non stracolma di sudori e di umori per arrivare in fabbrica alle sette e trenta. ( In genere l’esemplare organizzazione dello Stato attualmente fa sì che chi vive ad Anzio lavori a Roma e chi abita a Roma lavori ad Anzio).
La terza giornata, con camicia giacca e cravatta trascorrere da impiegato otto ore alla scrivania, più pausa pranzo e tragitto andata e ritorno col pensiero tagliente “ma ce la faccio questo mese con milleduecento euro?”
La quarta giornata in una cella di “fine pena mai” o anche in una cella qualsiasi di Rebibbia o Regina Coeli rimanendo ovviamente anche di notte magari assaggiando i 40 gradi di calore dell’estate.
Il quinto giorno appollaiati sulla cima di una gru insieme ai licenziati della fiat o ai licenziati dell’Ilva o di qualsiasi altra fabbrica.
Il sesto giorno lo trascorrerà con la vedova e gli orfani di uno qualsiasi dei molti piccoli imprenditori o con gli orfani di tanti lavoratori vittime improvvise di indigenza e disoccupazione morti suicidi per disperazione fiscale o esistenziale.
Il settimo giorno detto “il giorno del signore” perché inventato appunto dai signori, quando si sono resi conto che gli schiavi, senza mai interrompere l’attività e la sottomissione, morivano a grappoli.
Il settimo giorno va dedicato a un’assoluta inattività cercando di acquistare le energie necessarie per tornare in Parlamento ammesso che voglia ancora arrivarci.
Sicuramente non mi daranno retta, andranno di filato alla loro poltrona per poter finalmente infierire indisturbati sui sottomessi e vendicarsi dei propri privilegi,1) opprimendo ancor più coloro che non ne hanno mai avuto alcuno.
1) ELENCHERò SOLO ALCUNI DI QUESTI PRIVILEGI
STIPENDIO MENSILE OSCILLANTE TRA I 18.000 E I 30.000 EURO
RISTORANTE GRATUITO
TRENO E AEREO GRATUITO
ASSICURAZIONE SULLA VITA GRATUITA
RIMBORSI SPESE AD LIBITUM OVVERO COMA VA VA
CINEMA E TEATRI GRATUITI
ASSISTENZA MEDICA GRATUITA
REGALIE VARIE IN CAMBIO DI APPOGGI E CONCESSIONI
A futura memoria riferisco una frase detta dall’attuale presidente del consiglio “Abbiamo deciso di lasciare intoccati i compensi degli onorevoli deputati, ma con estremo rigore abbiamo stabilito che se uno di loro riceve un regalo il cui valore superi i 150 euro, lo deve immediatamente recapitare al ministero del tesoro.” (sic)

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
LA MAIL DELL’ANNO OVVERO “SCUOLE E FAMIGLIA, CHE MERAVIGLIA”
Da: dario.marmellata@tiscali.it [mailto:dario.marmellata@tiscali.it]
Inviato: domenica 5 febbraio 2012 13.00
A: silvanoagosti@tiscali.it
Oggetto: Genocidio invisibile

Ciao Silvano, io mi chiamo Dario.La settimana scorsa sono passato dal tuo cinema per comprare Il genocidio invisibile, l’ho letto e mi ha fatto molto piacere leggere qualcuno che la pensa come me riguardo la scuola e il potere in generale. Ho letto tempo fa anche Lettere dalla kirghisia…

Per me la scuola è stata davvero una sofferenza. Ricordo la maestra delle scuole elementari…quando non facevo i compiti mi prendeva a schiaffi e scriveva sul quaderno “Lavoro non eseguito”…con un grosso punto interrogativo rosso sul foglio bianco. Spesso voleva che lo facessi vedere ai miei genitori e voleva vedere la loro firma per la conferma il giorno dopo. Mia madre mi picchiava e lo nascondeva a mio padre per evitare di farmi subire un “massacro”.Io dimenticavo di fare i compiti…ero immerso nei miei giochi e non riuscivo proprio a ricordare di farli a casa. Rimuovevo tutti gli ordini che mi venivano dati a scuola. Tremavo quando entravano in classe queste maestre ( ne ho avute tante che agivano in questo modo).Questa cosa poi me la sono portata dietro fino alla fine delle scuole medie,inevitabilmente mi ha condizionato…La scuola mi ha traumatizzato profondamente anche perché mia madre mi mise in testa il pensiero che quella era l’unica speranza per avere un futuro e che se non ubbidivo tutto si trasformava in una gigantesca tragedia. Avevo spesso incubi la notte in cui mi sentivo soffocato dal futuro. Mi svegliavo urlando con attacchi di panico molto forti…tutto questo in una casa con un padre violento e di stampo fascista…

Ti ho scritto questo piccolo sfogo perché mi fa tanto piacere incontrare una persona che come te rende DAVVERO l’idea di quello che accade a scuola e nei giochi di potere. Volevo condividerlo con il cuore… Ora ho 22 anni,vivo a Roma e ho deciso di fuggire dalla mia famiglia e provare a in Australia.Suono e scrivo dei brani con la chitarra e voce,ci provo… non sono un virtuoso o un accademico. Voglio vivere davvero e questi tuoi libri,come l’arte in generale e altre persone che ho incontrato nella mia vita, mi stanno aiutando a liberarmi dalla sottomissione che ho vissuto e in parte sto ancora vivendo…
Proprio perché ho sentito la natura del tuo cuore desidero di parlarti anche di un’altra questione molto importante.
Io sono vegano da più di due anni e credo che sia un atto “kirghisio”.
Vorrei sapere se appoggi il vegetarianesimo e cosa ne pensi…
Io conosco un documentario bellissimo,si chiama “Earthlings” e se non l’hai già visto te lo regalo io con molto piacere… uno scambio. Non mi è nemmeno scomodo perché abito in zona prati…

A presto,
Dario

Caro Dario rispondo con imponente ritardo alla tua mail, alla quale ho dato da subito una importanza rilevante per la tua descrizione e valutazione dell’esperienza scolastica.
Io penso semplicemente che i Poteri che si sono insediati all’organizzazione del mondo abbiano bisogno per esistere di ESERCITI, DI DROGA, DI PUTTANE O ESCORT CHE SIANO, DELLA SCUOLE, DEI CARCERI, DI HOLLUWOOD COI SUOI FILM CHE STATISTICAMENTE HANNO MOSTRATO A UN RAGAZZO VENTUNENNE DI NEW YORK E CONSEGUENTEMENTE GRAZIE A RAI E MEDIASET, ANCHE A UN RAGAZZO ITALIANO BEN 115.000 MILA OMICIDI CON UNA TELEVISIONE CORROTTA DALLA MEDIOCRITA’ AFFINCHE LA SOLA EMOZIONE POSITIVA LE PERSONE LA PROVINO ENTRANDO IN UN SUPERMERCATO.
Penso anche alle cifre immense che vengono investite i tutte queste FONDAMENTALI INUTILITA’.
Solo con un quinto delle spese militari si potrebbe realizzare il dono di una casa e di due pranzi caldi al giorno all’intera umanità (sette miliardi di sottomessi, che, ovviamente, essendo certi di mangiare e di dormire all’asciutto non si sottometterebbero mai a nessuno). Ti aspetto al cinema Azzurro Scipioni ogni venerdi sabato e domenica.
Ora ti abbraccio,

SILVANO

****************************************

PENSIERO NOTTURNO

“PESANTE SARA’ IL TRIBUTO E LA RESPONSABILITA’ DI TUTTI COLORO CHE HANNO RINCHIUSO DIO NELLE CHIESE.LASCIATELO LIBERO, ALMENO LUI…”

*********************

UNA MIA POESIA

L’ESSENZA DEL POETA

IO SONO UN PIOGGIA
CHE CADE DALLA TERRA
AL CIELO.

Lettera a Obama

Ho notato con stupore che sul sito della Casa Bianca viene offerta a tutti la possibilità di inviare un messaggio al presidente degli Stati Uniti
Così è nata e è stata inviata questa mia
LETTERA A OBAMA. (Segue più sotto la versione in italiano)

WITH ALL MY RESPECT AND SOLIDARITY FOR YOU BEEING THE PRESIDENT OF THE UNITED STATES

Dear Obama,

do you really know what People need and desire?
Very simple: they are craving for being
Free to live: BUT THET CANN’T FOR THEY HAVE TO WORK ALL THE TIME
Free to be themselves: BUT THEY CANN’T FOR THEY ARE OMOLOGATED THROUGH SCHOOL AND NORMS
Free to have a house BUT THET CANN’T FOR THEY HAVE TO DEPEND FROM ALL SORT OF OBLIGATIONS
Free to create: BUT THEY CANN’T FOR THY LOST ANY INTERIOR TIME AND MOOD
Free to love: BUT THEY CANN’T FOR THEY ARE OBLIGED OFFER LOVE ONLY WITH THEIR OWN FAMILY
Free to trust You: BUT THEY CANN’T FOR YOU HAVE NOT THE POWER TO DO WHAT YOU PROMISE
Free to know in depth WHO THEY ARE AND TO KNOW THE BEAUTIFULL STRUCTURE OF THE UNIVERSE.
The human being is after all the most perfect masterpiece that Nature made in five billion years.
Without all this people instead of living only exist
and they are like a masterpiece painted by LEONARDO DA VINCI, abandoned somewhere in the dust.
If you want to be, not only reelected, but also to be loved for ever, this is the right path.

Silvano

LETTERA A OBAMA.

CON TUTTO IL RISPETTO E LA SOLIDARIETA’ PER IL FATTO CHE SEI IL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI

Caro Obama,

Credi veramente di sapere cosa vuole la gente?

E’ molto semplice, tutti sono affamati di essere
Liberi di vivere : ma non possono perché o lavorano troppo o sono disoccupati
Liberi di essere se stessi : ma non possono perché sono stati omlogati attraverso la scuola e le norme
Liberi di avere una casa : ma non possono perché devono dipendere da ogni sorta di obblighi.
Liberi di creare :ma non possono perché hanno perso il tempo interiore e la serenità
Liberi di amare : ma non possono perché sono obbligati a praticare una fedeltà che coincide con l’astinenza
Liberi di avere fiducia in te : ma non possono perché non hai il potere di mantenere quello che prometti
Liberi di conoscere se stessi in profondità e le strepitose bellezze dell’Universo che li circonda.
L’essere Umano è dopo tutto il massimo capolavoro che la natura a fatto in 5 miliardi di anni
Senza tutto ciò invece di vivere si esiste soltanto
E così la gente è simile a un capolavoro di Leonardo da Vinci , abbandonato da qualche parte nella polvere.

Se vuoi essere non solo eletto ma anche amato per sempre , questa è la giusta direzione.
Silvano

****************************
Un no che vale una vita ( racconto)
E’ per caso che sono venuto a conoscenza della storia che riguarda Vincenzina, detta la Santa. Vincenzina lavora da una diecina d’anni come impiegata contabile nello Smorzo del quartiere. Frequentato in gran parte da muratori e imbianchini, ma anche da ingegneri e imprenditori, lo Smorzo contiene qualsiasi materiale edile necessario per la costruzione o il restauro di una casa.
Si dà il fatto che la bellezza veramente estrema di Vincenzina sia da sempre, per così dire, il tacito faro che illumina l’ingresso di tutti i clienti.
Sempre china sul computer, intenta a compilare fatture e a far conti, Vincenzina lascia intravvedere quel tanto della sua bellezza capace di produrre beatitudine in qualsiasi sguardo.
Così è accaduto, a quanto pare, che uno di questi sguardi sia rimasto alcuni anni fa, impigliato nel suo bel volto. Si tratta di un omone, ricco di denaro e di solitudine, imprenditore di professione che pare abbia offerto apertamente a Vincenzina un milione di Euro in cambio di una notte d’amore.
“Caro amico, se io l’amassi non ci sarebbe bisogno di nulla ma in questo modo Lei mi fa sentire una nullità, una semplice miserabile cosa che perfino il denaro puo’ comprare.” Poi aveva dato seguito a una sua risata particolare con la quale era riuscita a cancellare nei presenti qualsiasi speranza.
Ma l’omone non si era dato per vinto e ad ogni sua apparizione nello Smorzo un po’ giocando e un po’ con drammatica serietà aveva aumentato la cifra fino ad arrivare a 2.000.000 di Euro, mormorando “Sulla mia parola d’onore”.
Allora erano nate due fazioni. Una apprezzava la forza morale della ragazza e sussurrava frequentemente l’ipotesi che poi avrebbe fatto strada “E’ una Santa, Vincenzina è una santa,” L’altra che quasi piagnucolando esprimeva un infinito stupore “Ma Vincenzina, lo sai cosa sono 2 milioni di Euro? Ti ci vorrebbero due secoli del tuo stipendio per raggiungere la stessa cifra.”
E Vincenzina, proprio di fronte a me ha sussurrato.
“E’ inutile, io voglio potermi guardare allo specchio per tutta la vita, senza provare vergogna.”
**********************************
Mail della settimana
Da: Vera Felicità [mailto:vera.felicita@gmail.com]
Inviato: domenica 2 settembre 2012 20.45
A: silvano agosti
Oggetto: alla fine anche io sono stata in kirghisia!
Caro Silvano,
bisogna saper sognare per poter comprendere il suo libro “Lettere dalla Kirghisia”. Io non l’ho compreso subito…
Appena ho finito di leggere il libro ho subito pensato alla “semplicità” di quel mondo che ha mi raccontato e quanto questa semplicità stonasse con la realtà del mondo che vivo. Per questo motivo ho pensato che non fosse il “genere di libro” che mi piace era surreale, che era impossibile vivere un mondo così e non sapevo cosa scriverle… nei giorni subito successivi ho iniziato a farmi domande del genere ma in kirghisia si soffre per la fine di un amore o di un’amicizia? come reagirebbe un kirghiso a questo? se in kirghisia non esistono più malattie, o almeno quelle per cui ci sia ammala a causa di una società malata, non ci sarebbe più bisogno di chimici e io che lavoro potrei fare lì? Come farei a fare shopping lì. esiste il denaro?
Ancora, ho pensato che lì in kirghisia non hanno bisogno di una religione per “imporsi” di essere buoni e rispettosi verso gli altri, che lì hanno compreso che la libertà è una condizione di vita, uno stato d’animo, non è fare quello che si vuole di se stessi e degli altri…
Con questi pensieri e domande, che io stessa ho ritenuto banali e stupide, mi sono affezionata alla kirghisia. Ho riletto il libro e ho sognato di vivere lì…
…e ringrazio lei per avermi raccontato quel sogno che se fosse un “sogno comune” potrebbe diventare una realtà.

un saluto
Vera
Cara VERA
La tua mail con la risposta da parte mia credo sia utile, se non hai nulla in contrario che io le metta nel mio diario di settembre.
Devi sapere che la semplicità è talmente assente dai progetti e dalle azioni nell’attuale cultura che quando appare invece di espandersi attraverso il flusso dell’esemplarità viene spesso respinta definendola “surreale”.
In Kirghisia ogni abitante ha a sua disposizione una selva di incontri amorosi e non il solo alberello che qui va sotto il nome de “l’uomo della mia vita” o “la donna della mia vita”e lì le donne e gli uomini praticano l’amore e non sono confinati nell’attribuire a una persona la responsabilità di rappresentare e perfino essere l’oceano di amore di cui ognuno ha bisogno.
In realtà il vero partner di ognuno di noi nel corso della propria vita sarebbe l’intera umanità, ovvero vivere ogni giorno insieme a sette miliardi di persone.
Ovviamente l’aggancio con i sette miliardi è rappresentato dalle persone che incontriamo nella nostra quotidianità. Di lì la mia convinzione che lavorare bene tre ore al giorno sia più produttivo che subire otto o nove ore di lavoro.
Mi fa piacere che, invece di buttare il mio libro “LETTERE DALLA KIRGHISIA” con disprezzo, come molti intellettuali asserviti al potere ufficiale fanno e continuano a fare, tu abbia deciso di rileggerlo scoprendo il fascino della semplicità che caratterizza i bambini, qui da noi purtroppo solo fino al terzo anno di età.
Mi chiedi cosa farebbe un chimico come te in Kirghisia? Sicuramente si occuperebbe di scoprire gli abissi dei fenomeni chimici naturali e cercherebbe di metterli in funzione per un beneficio comune. Pensa solo al miracolo della fotosintesi, alla possibilità di funzionalizzare questo fenomeno alla produzione di ossigeno etc etc.
Un abbraccio kirghiso, ovvero illimitato
Silvano Agosti

Mi hanno chiesto di trascrivere una mia poesia d’amore

Soave ti pieghi
Alle promesse d’amore,
come una betulla
al passar del vento.
E io baciandoti
Mi chino su di te
E fingo sia così
da sempre.

*********************************************

IL giorno 21 settembre terrò a Milano un seminario DALL’IMPOTENZA ALLA CREATIVITA’ presso il festival
Del cinema ecco il programma che mi riguarda.

Giovedì 20.09 Cinema Ariosto ore 21,00 Quartiere di Silvano Agosti

Venerdì 21.09 Scatola Magica del Teatro Strehler ore 19,00 Dall’Impotenza alla Creatività di Silvano Agosti

Venerdì 21.09 Cinema Palestrina ore 21,00 Il Pianeta Azzurro di Franco Piavoli (presentato da Franco Piavoli e Silvano Agosti)

Sabato 22.09 Scatola Magica del Teatro Strehler ore 11,00 La Macchina Cinema Parte 1 – di Agosti-Bellocchio-Rulli e Petraglia (presentata da Silvano Agosti)

Domenica 23.09 Scatola Magica del Teatro Strehler ore 11,00 La Macchina Cinema – Parte 2

Un’altra mail dell’ultima ora che penso possa essere utile a molte altre ragazze.

Caro Silvano,

con questa email vorrei ringraziarti. Penso che la gratitudine debba essere una delle prime attitudini umane. Oggi il mondo, almeno quello occidentale, è pieno di persone pronte a lamentarsi. Oggi ti ringrazio, invece, per le tue parole dissidenti, ribelli, autentiche. Per i tuoi pensieri solidi e profondi. Per la tua ricerca instancabile di Verità e Amore. Per la tua sana rabbia generatrice di idee nuove e pulsanti. Per lo sprezzo che mostri dinnanzi al potere schiavista e al denaro nella sua forma “cancrizzata”. Quante volte non ho fatto ascoltare ad amici e parenti “Il tipico discorso dello schiavo”? Ho perso il conto. E lo ascolto spesso anche io. Per non dimenticarmi di me. Credo che uno dei fondamentali problemi di questa società malata e divelta sia che le persone si sono scordate di loro stesse, non hanno più memoria di chi sono, del loro fuoco interiore. E chi si ricorda di sè forse fa più fatica, ma combatte e resta vivo.

La mia è una storia come tante. Dopo risultati brillanti al liceo scientifico desideravo fare astrofisica o astronomia: sono sempre stata affascinata dall’universo al di fuori di noi. Sentivo gli uomini, piccoli, insignificanti. Le stelle invece parlavano un linguaggio vero, autentico e imperturbabile. Ma poi i miei genitori mi hanno spaventata dicendo che non era la strada giusta, che sarei morta di fame, che non avrei avuto una vita normale. Ho deposto le armi troppo facilmente e mi sono iscritta, su loro caldo consiglio, ad economia, fatta con ottimi risultati. Ho lavorato per 2 anni in università e per 5 anni nel contesto aziendale, nelle multinazionali. Ogni giorno che passava mi sentivo sempre più morta, afflitta, triste. Un animale selvaggio in gabbia, lacerato. Ore e ore davanti al computer a fare calcoli stupidi e insensati, a spedire ordini di produzioni di milioni di scarpe in Cina. Ho smesso di lavorare a fine maggio. Ho dato le dimissioni. Sono libera da 3 mesi. E quanto ho vissuto quest’estate! Storie semplici, di bambini e di anziani, di frutta e di verdura, di animali e montagne, di aria e di acqua, di amici vecchi e nuovi, di stelle e di sabbia. Ho qualche soldo da parte, non molti ma non me ne preoccupo più di quel tanto. I miei genitori mi considerano una matta, per una scelta così “avventata”. Per me, dopotutto, non è stata una scelta: quando scegliamo tra la morte e la vita è davvero una scelta o semplice istinto di sopravvivenza?
Ora ho un sogno. Un sogno che ha il sapore di missione. Oggi sono più matura e le ferite, quando si cicatrizzano, ci fanno crescere. Oggi vedo che l’universo è dentro anche ciascuno di noi. Vedo i bambini, i ragazzi. Che, non so per quale strano meccanismo, sono attratti da me. Oggi vedo queste creature macellate nella loro essenza, nel loro spirito, nella loro spontaneità. Come i poveri animali nei mattatoi. Vedo genitori disinteressati ai loro piccoli angeli. Badano a vestirli e a riempire i loro stomaci ma non al loro nutrimento. Oggi i giovani sembrano il male della nostra società, sono gli untori, i ribelli, gli storpi, quelli venuti male, i viziati. “I giovani di oggi sono vuoti” e nessuno si chiede chi li abbia svuotati. Io non sono mamma ma il mio sogno è quello di poter lavorare coi bambini e coi ragazzi. Vorrei fare dei corsi di specializzazione per formarmi e aprire un piccolo ufficio, anche virtuale, di “mentorship”. Vorrei essere un punto di riferimento per questi ragazzi che oggi nelle scuole sono usati come contenitori di nozioni e non come semini di piante e fiori straordinari. Nessuno o quasi nessuno si preoccupa di farli ridere, di scoprire i loro talenti, di riconoscere il loro ingegno, di innaffiarli con acqua pura e di accoglierli in una terra ricca e fertile. Di guidarli e farsi guidare. Schiere di maestri frustrati e genitori che hanno fatto i genitori spesso per risolvere crisi coniugali o perché si usa farlo li stanno schiacciando. Ecco, io ho questa piccola presunzione. Spero di potercela fare. Non diventerò ricca. Di denaro. Ma non è quello che interessa.
Francesca

Cara Francesca,

perché aspettarsi che chi detiene il potere sia potente? Direi che chi affannosamente si procura una qualsiasi forma di potere è invece e con evidenza impotente. Ed è l’impotenza a generare la mediocrità e lo squallore etico degli attuali dirigenti del mondo, a loro volta del resto delegati da un potere nascosto e irreperibile che indica loro con precisione e brutalità “il da farsi”.
Che fare? Proprio quello che stai facendo tu, ovvero porsi un obbiettivo di libertà e raggiungerlo. Sarò al tuo fianco anche se non ci incontreremo mai. Credo che pubblicherò la tua bella mail nel mio diario se non hai nulla in contrario, insieme alla mia risposta.

Silvano Agosti

Buone vacanze

Di quando in quando, nel naturale flusso della realtà, è facile incontrare situazioni difficili perfino da immaginare. Con questo preciso sentimento cercherò di narrare un piccolo straordinario evento che rispecchia gli attuali comportamenti sociali. Si tratta di questo. In un appartamento bicamere sottoposto a mutuo e abitato da una coppia senza figli, vivono da una diecina d’anni un lui e una lei, regolarmente sposati.

L’uomo è un ordinario impiegato, cassiere di banca. Lei è segretaria di azienda. Ogni anno verso il mese di agosto, dopo aver salutato i vicini di casa, se ne vanno in vacanza scegliendo un anno il mare, in alternativa a quello trascorso precedentemente in montagna. Ma in questa stagione di crisi conclamata, i due, per non alterare l’impeccabile perfezione del loro modo di vivere e quindi della loro immagine sociale, dopo aver organizzato segretamente le provviste necessarie, hanno deciso di fingere la partenza, rimanendo invece chiusi in casa, per le due settimane dedicate ufficialmente al mare o alla montagna. “Buone vacanze.” Avevano augurato i vicini. “Buone vacanze anche a voi”, aveva risposto la coppia quasi in coro.

Poi avevano finto di partire con la loro piccola automobile ma nel cuore della notte erano rientrati furtivamente in casa. Con un sorriso immortale l’amico cuoco nella trattoria del quartiere, con la mano tesa verso un balconcino al primo piano dello stabile mi ha informato.

“Ormai lo sanno tutti che loro due son là dentro e si preparano alla finzione del ritorno, quando ognuno chiederà i particolari della vacanza”.

“Ma poi glielo diranno che sono stati scoperti?” “Sì ma solo fra qualche anno. Per un po’ giocheranno al gatto e al sorcio. Ma qui siamo tutti a posto prima o poi con gentilezza qualcuno gli lo dirà.”

“Mi sa che quel qualcuno sarai proprio tu.”

“Eppure anch’io le vacanze le ho trascorse a casa mia. Io e mia moglie ci siamo detti. Ma dove andiamo che per il lavoro non siamo mai a goderci la casa? A fare le file al sole rovente o a aspettare in qualche trattoria. affollata?”

“Mi fa una certa impressione a sapere che due esseri umani sono chiusi là dentro solo per poter dire agli altri che sono stati in ferie. Ma sei sicuro che ci sono?

E se vi avessero presi in giro tutti?”

Difficile sfuggire, all’età di sei anni scarsi, alla sorveglianza arrancante e vigile di una madre o della nonna. Così, pur avendo desiderato incontrare a tu per tu la bimba del piano di sotto, non ho mai potuto confrontarmi veramente col suo strepitoso talento creativo se non sorvegliato dallo sguardo “vigilante”, persistente e consumato della madre. Ma ieri, visto che la porta della mia casa è perennemente socchiusa, ho avvertito il ritmo delicato di passi leggeri e poco dopo è apparsa sulla soglia del mio studio la testolina ondeggiante della bimba. Mi sono alzato e l’ho invitata a entrare e sedersi sul divano “Grazie, non posso soffermarmi.” Ha detto proprio così, “soffermarmi” e subito si è creata tra me e lei la distanza dello stupore, quel denso sentimento di inspiegabilità che si prova di fronte ai grandi fenomeni naturali. “Perché non puoi sederti?” “Perché sto cercando le mie civette. Ogni tanto se ne vanno chissà dove…” “Ma poi le trovi vedrai.” “Si certo prima o poi le trovo, ma quasi sempre scarruffate.” Ha detto proprio così “scarruffate”. “E come mai sono tutte scarruffate?” Ho chiesto. “Per via del gatto che se non scappano se le mangia. Ai gatti piacciono le civette. “ “Ma tu come lo sai che ai gatti piacciono le civette?” ”Io so tante cose che nessuno mi ha mai detto.” “E come te lo spieghi?” “E’ un dono divino.” ” Ha detto “divino”. Sono rimasto pietrificato dalla naturalezza con cui mi ha porto il suo frammento di mistero. “Cioè?” Ho mormorato. “Un dono divino. L’ha detto il mio papà” Mentre guardava dietro il divano e sotto l’armadio alla ricerca delle sue civette, ho insistito a chiederle più volte cosa volesse dire “divino”. ”E’semplice no. E’ dio che ha bevuto il vino, divino, è così.” Poi, facendo svanire la malinconia per il finale del suo discorso si è avviata verso l’ingresso gridando “Sono passate di qua, c’è odore di piume,” Poi ha raggiunto punte esclusive di grazia chiamando a gran voce le sue creature “ Ambara, Baccici, Cocòòò.”

*****************

Il sogno nel sogno
Ho sognato poche volte nella mia vita, forse perché da sveglio non ho fatto che sognare, nel desiderio di realizzare, uno a uno, i miei progetti. I pochi sogni che ho fatto (sei) sono scolpiti nella memoria e penso non svaniranno mai. Al mio ritorno da un lungo viaggio in Medio Oriente e in Africa, sempre in autostop, sempre senza denaro, sempre affidandomi all’affettuosa assistenza e alla solidarietà di sconosciuti, un mio sogno riguarda nientemeno che le sorti stesse dell’intera umanità. Avevo circa vent’anni e ho sognato di essere sulle rive di un grande fiume e migliaia di persone, adolescenti e giovani, uomini maturi e anziani entravano nell’immenso corso d’acqua. Tutti nuotavano contro corrente e facevano sforzi estremi per procedere ma rimanevano sempre fermi. Sulla riva un immenso cartello, “a cura dello Stato”, indicava il nord come la via giusta. Tutti sognavano di raggiungere il mare ma si capiva benissimo che l’indicazione era sbagliata e indicava invece la sorgente del fiume. Una voce suadente spiegava che quella era l’umanità in cammino verso il grande mare dell’essere, e che l’indicazione era sbagliata per questo, pur con estrema fatica, i più abili nuotando controcorrente rimanevano fermi e gli altri, quasi tutti gli altri pian piano inesorabilmente retrocedevano.
“Se volete raggiungere il mare abbandonatevi al flusso solenne del fiume e senza sforzo raggiungerete la meta.” Ma nessuno udiva la voce, intenti e affannati com’erano a vincere i flutti. Solo io, immobile in piedi sulla riva udivo e cercavo invano con gesti e parole di indicare agli altri che la via corretta era in direzione opposta. Ma nessuno mi udiva, tanto ognuno era impegnato nella sua lotta. Allora sono entrato nel fiume e mi sono abbandonato al fluire delle acque. Sfilavano a poca distanza da me gli alberi e le siepi, i prati e le colline e dolcemente, senza sforzo mi lasciavo condurre. Ricordo di essermi svegliato in un bagno di sudore quasi la fatica di tutta l’umanità si fosse concentrata in me. Ma da allora ho lasciato che ogni problema e ogni dolore scorres-se verso la sua meta naturale, senza oppormi e senza avvertire alcuna fatica.

************************************************

Le mail della settimana

SCELGO DI PUBBLICARE QUELLE MAIL CHE MI SEMBRA RIGUARDINO MOLTISSIME ALTRE PERSONE, QUELLE CHE PONGONO PROBLEMI LA CUI SOLUZIONE E’ UTILE A TUTTI.
Daniele Mortari amico carissimo e scienziato della NASA, mi ha inviato queste riflessioni che volentieri offro ai lettori di Diario.
Mortari, Daniele [mortari@tamu.edu]
Caro Silvano,
Buon anno! Volevo dirti che ho problemi con Skype … e che volevo proporti di inserire (chiaramente con tanto di commento tuo) nel tuo diario questo pensiero che ho scritto il primo gennaio.
Ti abbraccio,
Daniele

——————————————–

Saturday, January 1, 2011. Nel secolo scorso lo scienziato guardava i fenomeni nella natura e cercava nella matematica gli strumenti per poterli descrivere (non spiegare, solo descrivere). Con l’andare del tempo e con il proliferare di nuove matematiche, lo scienziato cambia approccio e comincia a derivare la descrizione del mondo usando solo le conseguenze che la matematica fornisce a partire da alcuni postulati (simmetrie, esistenza di nuove dimensioni, etc.) che, come dogmi religiosi, devono essere accettati e non dimostrati. Lo scienziato, una volta ottenute queste descrizioni derivate dalla sola matematica, rivolge lo sguardo al mondo fisico cercando il luogo o il tempo dove possono essere applicate per descrivere quanto piu’ possibile oppure, come spera, tutto! L’unico vincolo e’ la non contraddizione con le descrizioni precedenti (queste “Theories of Everything” devono contenere, come teorie approssimate, la fisica di Einstein e quella di Newton). In questo modo la fisica viene derivata dalla matematica!

Nel campo cinematografico succede un evoluzione simile. Inizialmente l’autore cinematografico ha una meta da raggiungere: quella di tradurre in un film un idea, un progetto, una storia. Per raggiungere questo scopo l’autore deve risolvere molti problemi di non semplice soluzione. Ad aiutare l’autore viene incontro il mondo degli effetti speciali e della grafica computerizzata che offre un mondo dove tutto e’ possibile. Ed ecco l’evoluzione simile: la computer grafica mostra di essere capace di fare questo e quello … ed il cineasta si pone il problema di che film ci si puo’ costruire attorno!
Due tristezze in un mondo solo!
Daniele
Caro Daniele, credo di aver capito che la ricerca scientifica è a sua volta impostata in modo settoriale. Ovvero un gruppo fa delle ricerche in un settore, uno in un altro e poi forse un super gruppo o un super cervello aggrega i risultati e realizza il progetto. Proprio come accade con le famose “mine anti-uomo” per le quali ogni operaio costruisce un pezzo, una molla, una vite, un filtro e nessuno sa che sta costruendo una bomba antiuono, perché l’assemblaggio avviene altrove.In questo senso l’amarezza che traspare dal tuo messaggio mi sembra giustificata. E a questo punto leggendo il tuo pensiero mi è salita dal cuore un senso di profonda anche se dignitosa compassione. Poi col tuo esempio del cinema ho avuto una vera e propria illuminazione. In realtà il tuo esempio degli effetti speciali non riguarda il cinema ma l’industria cinematografica Proprio come forse la NASA più che al servizio del popolo o dell’Umanità è a sua volta al servizio della grande industria, chissà forse perfino della super Industria, quella bellica.
Infatti l’industria cinematografica annaspa continuamente in una sorta di ripetitiva disperazione alla ricerca di chissà quali profitti e perfino all’ossequiosa e servile funzione di allontanare il più possibile l’essere umano da se stesso. Pensa solo al fatto che un ragazzo di 20 anni di New York si calcola possa aver assistito alla televisione a non meno di 120.000 omicidi (in Italia, un po’ meno, circa ottantamila, ma con la lista dei morti degli sgozzamenti e degli stupri cui tutti i telegiornali sono affezionati, forse si pareggia la cifra americana.
Ma il cinema di cui mi occupo io non ha nulla a che fare con gli effetti speciali. Finalmente, pensa, quest’anno sono riuscito a formulare per il nostro cinema di Roma l’Azzurro Scipioni un programma annuale di vero cinema che comprende 320 straordinari capolavori. Senza alcun effetto speciale ma colmi di effetti che giacciono nelle massime profondità dell’animo umano. E credimi, quando vedo i volti degli spettatori che escono da un capolavoro, volti sbiancati dall’armonia e dal mistero di un’opera d’arte, mi avvolge una commozione rara, un po’ simile a quella che si prova di fronte all’impeccabile svolgersi di un tramonto autunnale.
Ti faccio una proposta : perché voi che siete dei giganti della ricerca scientifica non vi organizzate per realizzare metodi di ricerca vicini alle vostre sensibilità e non solo a quella di chi comanda? Procedendo magari su un binario che alla ricerca imposta si affianca una ricerca amata.

**********************************

Nei pomeriggi dei giorni 17 – 18 -19 gennaio presso la CASA DEL CINEMA di ROMA in Largo Mastroianni (villa Borghese all’inizio di Via veneto) verranno proiettati nove dei mie lungometraggi. Ecco il programma. Io sarò presente al’inizio di ogni proiezione

Il cinema di Silvano Agosti

Lunedì 17 gennaio

SALA DELUXE ore 15
N.P. Il segreto
Italia, 1971, 90’

SALA DELUXE ore 17
Nel più alto dei cieli
Italia, 1976, 90’

SALA DELUXE ore 19
Quartiere
Italia, 1987, 93’

Martedì 18 gennaio

SALA DELUXE ore 15
D’amore si vive
Italia, 1984, 100’

SALA DELUXE ore 17
Uovo di garofano
Italia, 1992, 100’

SALA DELUXE ore 19
Il giardino delle delizie
Italia, 1967, 75’

“NEL VENTRE
PIGRO
DELLA NOTTE”
Mercoledì 19 gennaio

SALA DELUXE ore 15
L’uomo proiettile
Italia, 1995, 100’

SALA DELUXE ore 17
La ragion pura
Italia, 2001, 100’

SALA DELUXE ore 19
La seconda ombra
Italia, 2000, 85’

*********************************************

E’ uscito il mio nuovo libro di poesie
“NEL VENTRE PIGRO DELLA NOTTE”
Prefazione di Elio Pecora

Con immagini pittoriche di Stefania Orrù
PER CONSULTARE IL CATALOGO DELLA PITTRICE
www.stefaniaorru.com

Mi piace constatare che i bambini producono sapienza e, se lasciati in pace, sanno offrire un territorio culturale vasto e inimitabile. Chissà quando gli esseri umani si renderanno finalmente conto di non essere se stessi, o di esserlo solo fino ai tre anni di età e poi, nella crescita, attraverso i vari sistemi educativi, ognuno diviene altro da sé. Altro da sé per sempre, senza poter mutare alcunché nella propria vita se non quello previsto da chi lo ha dominato e lo domina da sempre. A proposito di sapienza torna alla mente quando un bimbo di neppure cinque anni mi ha guardato con aria compassionevole e ha emesso la sua sentenza. “Peccato che un giorno sarai vecchio e morirai.” “E’ una faccenda che riguarda tutti, anche te. Ma se proprio ti dispiace puoi inventare un filtro magico, così al momento giusto io lo bevo e invece di morire continuo a vivere.”
“Cioè” Chiede avvicinandosi curioso. “Cioè prendi una farfallina che di solito vive solo un giorno, la metti nel tuo liquido magico e se lei vola per altri tre giorni è fatta. Hai scoperto il segreto della giovinezza. “Ho capito, mormora il bambino e socchiude gli occhi come sempre fanno i piccoli quando si mettono in contatto con l’infinito, poi, parlando lentamente, mi rivela la sua scoperta. “Io comincerei con del sangue di pesce misto a vitamina C.”
La sua frase mi immerge in uno stupore denso e freddo. Non capisco come faccia un essere così minuscolo e infantile a formulare una teoria del genere, forse perfino probabile. Torna alla mente un pensiero che mi ha invaso qualche mattina fa nel bel mezzo del risveglio “ Esiste solo una scienza più perfetta di qualsiasi altra scienza : la pura immaginazione.” Ora ho davanti a me questa creaturina di fronte alla quale vorrei inchinarmi con infinito rispetto. Trascorreranno alcuni giorni prima che lo incontri di nuovo, questo piccolo scienziato. Allora gli chiederò se ha realizzato il suo filtro magico e lui scuotendo il capo mi comunicherà che purtroppo la farfallina è morta, forse folgorata dalla vitamina C. Allora gli dirò che i Nibelunghi, un popolo nano che viveva sulle rive del Reno era al corrente di un segreto, un segreto importante. “Cioè?” Mi chiede. “Ecco il vero segreto. Per tornare giovani bisogna camminare ogni giorno un’ora”. “Mio nonno cammina tanto tutti i giorni ma è sempre più vecchio.” “Certo, perché nessuno gli ha spiegato che, se vuole ringiovanire, deve camminare all’indietro. Vedi che nessuno cammina mai all’indietro e allora il loro destino è segnato. Prima o poi diventeranno vecchi e moriranno.” “E perché tu non glielo dici ?” “Non mi crederebbero.”

***********************************************************

Domenica 13 febbraio 2011. Data storica. Oggi le donne di tutto il paese hanno deciso di scendere nelle strade e nelle piazze di 56 città. Si tratta di un primo barlume di primavera, destinata a spazzare via la grettezza invernale di una gestione senile e ottusa della società.
ARRIVANO LE DONNE
Il più anziano dei quattro pensionati che trascorrono i pomeriggi giocando a carte sui tavoli deserti della trattoria ha sicuramente in mano una briscola, ma prima di farla cadere alza lo sguardo sugli altri giocatori per misurare l’effetto di quello che sta per dire. “Quando per strada scendono le donne, quelli del governo tremano.” Poi rompe l’incanto posando a piatto una carta sul tavolo. “Briscola” “Se scendono per strada di notte le donne nun fanno tremà nessuno. Anzi. Quelle che arrivano Roma stamattina invece fanno paura ai signori del parlamento.” Tre pullman si fermano all’inizio della via. Scendono vociando donne e bambini e perfino qualche uomo. “Questi vanno dal Papa.” “Nun vanno dal papa. Vengono da tutta Italia per protestà. Oggi il papa mangia tranquillo, manco la benedizione ha dovuto fa. Vanno tutte a piazza der Popolo.” Ogni due o tre donne un grande cartello con la scritta “Se non ora, quando?” Una ragazza ha i capelli tinti coi colori dell’arcobaleno. Una bimba di due o tre anni, seduta sulle sue spalle, batte ritmicamente le mani dando al gioco del piccolo corteo un ritmo di marcia, quasi una danza. “Oggi er Vaticano fa vacanza. Pure er Papa quando le donne se mettono insieme cià paura. Briscola.” Da sempre i quattro anziani rappresentano per me la sola e vera fonte di informazione. Sono, per così dire, un telegiornale come dovrebbe essere e cioè un telegiornale che dice la verità. Si tratta di pensionati speciali. Ognuno ha trascorso l’intera vita avendo a che fare con i massimi centri di potere. Uno era il cuoco personale del Papa, l’altro ha fatto l’autista per i servizi segreti, il terzo era il barbiere del Senato, e infine, il più anziano, è stato lo stagnaro ufficiale della banca d’Italia. Conosce i segreti delle banche. Hanno maturato, senza saperlo, un rassegnato disprezzo per ogni forma di potere. Il fiume di sciocchezze e di menzogne che i giornali e i media riversano sui sottomessi, sul popolo, su quelli che sono stati costretti ad accettare di lavorare per tutta la vita 10 o 11 ore al giorno, su di loro, su questo impeccabile quartetto di amici i vari TG non esercitano alcuna influenza. “Le donne so’ come le rondini, quando escono dal nido tornano sempre con quello che cercavano.” Decido di lasciare i miei consiglieri e seguire il corteo delle donne. Piazza del popolo non è lontana.

**********************************************************

DA CIRCA DUE ANNI HO FATTO DOMANDA UFFICIALE ALLE NAZIONI UNITE E ALL’U.N.E.S.C.O CHIEDENDO CHE L’ESSERE UMANO VENGA PROCLAMATO PATRIMONIO DELL’UMANITA’
SAREBBE IMPORTANTE CHE CHIUNQUE DESIDERA APPOGGIARE TALE RICHIESTA E LA RITIENE FONDAMENTALE PER UNA EVOLUZIONE DEL VALORE DI OGNI SINGOLO ESSERE UMANO NELLA MEMORIA COLLETTIVA SPEDISCA UNA MAIL DI ADESIONE ALL’INDIRIZZO
silvanoagosti@tiscali.it

Caro Tirittera

Ho Pensato a lungo che “Tirittera” fosse un soprannome o comunque solo un punto di riferimento, una specie di riassunto di nome e cognome. Del resto mi è capitato sempre di diffidare dei cognomi e di avere come unico link emotivo e affettivo con le persone il loro nome personale. Così quando ho saputo che il nome di Tirittera era “Lorenzo” per un po’ l’ho chiamato Lorenzo. Ma la cosa mi stonava, il nome personale non copriva il sentimento che provo per la persona, mentre Tirittera era ed è un involucro perfetto, capace di contenere interamente le gradevoli caratteristiche del personaggio. Poi sono venuto a conoscenza che il cognome ufficiale era appunto Tirittera, non era un soprannome, e da allora tutto ha ritrovato un’armonia anche più perfetta.
Tirittera ha come caratteristica di rarità il suo essere in costante contatto con le misteriose forze invisibili che influiscono in modo spesso determinante sui destini degli esseri umani. Non avendo avuto su di sé l’oppressione di una educazione scolastica, Tirittera, proprio come l’Emilio di Rousseau non sa nulla ma è in grado di imparare tutto e di dare una propria opinione su qualsiasi problema. E’ simpatico, almeno a me, fino all’inverosimile perché ricorda i personaggi delle fiabe popolari, quelli che riescono sempre a trovare una soluzione, quelli che ad ogni istante emanano un flusso di libertà.
Con la massima disinvoltura e credibilità Tirittera racconta le sue avventure di contatto con questi esseri invisibili, sì, ma in grado di “apparire” se lo desiderano, ma solo a persone con una particolare sensibilità. Così amici e negozianti si appellano a lui perché dica una buona parola a loro favore, chiedono di far sì che i loro bilanci si allarghino un po’, soprattutto nei periodi cosiddetti di crisi.
La passione profonda e inconscia di Tirittera è dunque il sogno di recitare, impresa non facile in un territorio così sconclusionato e disastrato come quello del cinema in questo Paese.
Le prime volte mi parlava con cautela di queste forze ultraterrene, ora, dato che io ho deciso di credere a tutto quello che dice me ne parla con la massima spontaneità. E di ciò ti ringrazio, caro Tirittera.

Lisetta

Lisetta, quarantenne, circola nel quartiere con la sua biciclettina adatta in genere a bambini di sei anni. Così è emozionante vederla sfrecciare tra le automobili col suo capo che spunta appena all’altezza dei finestrini. Quando scende le scale le sue gambe cortissime non le consentono di posare il piede sul gradino inferiore e allora lei scende balzellando, scende saltando di gradino in gradino e non può assolutamente fermarsi se non quando raggiunge il pianerottolo inferiore. L’ho incontrata la prima volta in un Centro di Igene Mentale, stava visitando i suoi amici “matti” tra cui c’era Adolfo, un tenero, delicato Down che ogni tanto sussurrava con voce roca “Lisetta che bel seno che hai.” E lei sorridendo “Ma va, va”. Un vero gioiello della vita la Lisetta e si prodiga ovunque a consolare gli afflitti o a intervenire nelle situazioni di disagio che il quartiere ogni giorno rivela. Mi ha confessato che nei giorni di sole le piace camminare nelle vie che lei sola conosce e la cui luminosità obliqua riesce ad allungare le ombre e allora gode di vedersi alta e snella, lei che ogni specchio rivela nella sua natura di nana. Naturalmente sono pochi nel quartiere quelli che nominandola la chiamano per nome. Quasi tutti, sia pur con tono di voce rispettosa dicono “la nana”. Eppure nella Lisetta io non trovo traccia di diversità nel profondo senso di inferiorità che avverto pulsare in lei, rispetto all’analogo sentimento che rilevo presente in qualsiasi o quasi donna occidentale. Tanto è vero che, quando scioccamente immaginando fosse mio compito contribuire a far sì che anche la Lisetta avesse un compagno, le ho detto. “Lisetta, ho conosciuto un nano fantastico è molto carino, dolce, benestante e divertente.” Lei ha fatto un passetto indietro, come per garantirsi la massima stabilità e, quasi gridando, ha rivelato i propri sogni del profondo. “Un nano? Ma sei matto? Io con un nano non mi metterò mai.” E, quasi per vincere qualsiasi diverso gioco del destino, qualche giorno dopo l’ho vista passare con un uomo, alto quasi tre volte lei

Ricorderò il 2006 per aver letto due grandi libri anarchici. Questi volumi sono ormai merce rara perché l’editoria si concentra sui misteri – senza neppure la “y” dell’amato Martin Mystère – di bassa lega fra cui Opus dei, Gioconda, Chiesa, ecc… un modo come un altro, insomma, per far parlare ancora una volta di sé, citando il ben noto aforisma di Hemingway. Il primo era un vecchio testo degli anni ’80, V per Vendetta di Alan Moore (di cui si è parlato qualche mese fa), il secondo un agile libretto del 2005, Lettere dalla Kirghisia di Silvano Agosti, in vendita presso le librerie Feltrinelli oppure on line sul sito www.silvanoagosti.com. Silvano è un autore completo: poeta, scrittore, produttore, sceneggiatore, regista, montatore e proprietario di due cinema l’Azzurro Scipioni (Roma) e Piccolo Cinema Paradiso (Brescia) (info www.silvanoagosti.com – www.azzurroscipioni.com) e di cui vi consiglio i film, disponibili finalmente in dvd e vhs (on line ai siti sopra indicati). Agosti, apolide, nomade del pensiero e del cinema, è persona che stimo perché ha saputo farsi carico dei vincoli della libertà. In questa nostra società, martoriata dal perbenismo e dal politically correct, Silvano ha saputo costruire e conquistarsi la libertà di potersi esprimere senza dover rendere conto a scuole di partito, di bottega o di circolo culturale. Lettere dalla Kirghisia è anche, in estrema sintesi, l’immagine di questo percorso umano e culturale. Non è un caso, infatti, che la prima lettera affermi “Arrivando in Kirghisia ho avuto la sensazione di tornare in un luogo nel quale in realtà non ero mai stato. Forse perché da sempre sognavo che esistesse. Il mio strano ritorno in questo meraviglioso Paese, è accaduto dunque casualmente”. Lettere dalla Kirghisia è un testo epistolare che eccede, con la leggerezza di una brezza, i suoi naturali limiti per riscoprire il gusto dell’utopia che ci conduce alla mente le pagine di Platone e di Tommaso Moro. Silvano immagina di atterrare in Kirghisia (ma sarà davvero così? a me piace pensare che Silvano ci sia stato davvero…) e qui ri-scopre un mondo dove la gente lavora 3 ore al giorno, dove a 18 anni qualsiasi cittadino riceve una casa, dove i bambini apprendono dialogando con le persone all’aria aperta, dove non ci sono prigioni, perché i malfattori, vestiti con colori diversi, vivono in comunità “condannati” a raccontare la loro storia e dove, se qualcuno desidera fare l’amore, mette un fiore azzurro sul petto. Ciò che più affascina della terra raccontata da Silvano è la gestione del tempo libero. In Kirghisia il tempo libero è libero da…, e non libero di… (proprio come Silvano). I cittadini kirghisi riscoprono la passione per la comunità, che non vuol dire solo ed esclusivamente amore per lo Stato, ma per le azioni e la libertà che ogni comunità porta con sé, a patto che si sia disposti ad accettare i ricambi generazionali e, allo stesso tempo, i pareri di chi, sia esso più giovane o più anziano, decida di partecipare con autorevolezza, e non con autorità, alla creazione della medesima. Lettere dalla Kirghisia è un’intelligente guida – soprattutto ad uso dei perplessi – per pensare in chiave moderna l’impegno e la partecipazione alla vita politica della società. Buona lettura.

di Luca Cremonesi

la versione on line è http://www.civetta.info/ nella sezione TEMPO LIBERO