Diario

Non ho meriti particolari per aver seguito a lungo il passaggio dei centomila che partecipavano alla maratona di Roma domenica mattina.

Infatti, il percorso stabilito era a pochi metri dalla mia finestra e, leggermente dall’alto potevo con facilità “leggere” i volti dei partecipanti.

Man mano che sfilavano sentivo crescere in me la beatitudine della diversità. Mi pareva di scorgere nella loro tensione per via della corsa, la precisa volontà di compiere un’esperienza di gioco insieme con gli altri, avvertendo che la propria individualità era parte di un’emozione collettiva e che ognuno di quei quasi centomila assumeva un’importanza fondamentale nella grande sensazione di un comune destino.

Proprio come dovrebbe accadere all’intera società.

Il piccolo, provvisorio destino di un maratoneta della vita che ha scelto di compiere il percorso, dall’inizio alla fine, liberandosi dall’idea del ‘vincere’ ma scegliendo di compiere l’impresa fino al traguardo finale non dandosi mai per vinti.

In rappresentanza dell’intera umanità c’erano italiani, cinesi, africani, donne con un palloncino legato alla spalla che dava al fluire della corsa il ritmo di una danza, uomini che partecipavano sulla sedia a rotelle, una coppia di nani, anziani che camminavano lesti, marciando invece che correre molti appaiati con un cane che trotterellava al seguito, altri che partecipavano muovendosi convulsamente sui trampoli.

Mi tornava alla mente quando intorno agli anni settanta durante la presunta crisi energetica che prospettava una drammatica, progressiva scarsità di petrolio nelle viscere del pianeta, si era stabilito che nei giorni di festa non potesse circolare alcuna autovettura.

Quasi subito la creatività popolare aveva trasformato il divieto in una grande festa. C’era di tutto nelle strade. Antichi birocci trainati da cavalli scalpitanti, monopattini, biciclette, perfino qualche prototipo di veicolo elettrico.

Si spandeva e vagava nell’aria il piacere dello stare insieme, l’emozione dell’incontro, i dialoghi improvvisati anche tra sconosciuti.

Intanto i prezzi del petrolio e dei manufatti derivati salivano alle stelle.

Si trattava dunque, come spesso accade, di una finta emergenza ideata con lo scopo di legittimare l’ennesimo aumento dei prezzi.

La gioia collettiva che si riversava e cresceva nelle strade in quelle indimenticabili domeniche deve aver preoccupato non poco i gestori piccoli e grandi del Potere.

Di fatto il petrolio ha cessato improvvisamente di estinguersi e la grande festa di invenzioni e di incontri si è spenta, lasciando il posto, anche la domenica, alla consuete e malefiche infestazioni di monossido di carbonio, il micidiale impasto di gas che ormai da sempre  le automobili emanano nelle città e nelle autostrade.

La maratona rende difficile il dialogo tra i partecipanti, per questo non infrange le odiose norme della sottomissione.

Così l’immagine di chi assiste passivamente ai bordi delle strade al passaggio dei maratoneti offrendo loro in omaggio qualche strascicato applauso, torna ad essere perfettamente simile all’immagine dell’attuale società, divisa tra chi “osa” e chi teme, tra chi fa e chi aspetta, tra chi parla e chi eternamente tace.

Verso la fine, quando ormai il flusso degli umani si era ridotto a pochi isolati partecipanti, è finalmente apparso per ultimo  l’unico degli ottantamila che osava partecipare alla maratona correndo all’indietro.

Qualche applauso rispettoso, poi una voce ha gridato in romanesco al tenace e solo maratoneta  “A Beppe Grillo…”

 

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”D’amore si vive…”

Caro Silvano,

sarebbe interessante un tuo commento per il ‘Diario’ su queste parole di papa Francesco; dunque,la tenerezza. Poche altre volte ho sentito parlarne con tale chiarezza e profondità emotiva e direi filosofica. Tu che ne pensi?

 

Parole del Papa

“Non dobbiamo avere paura della bontà, neanche della tenerezza – ha aggiunto il Papa – Il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza”, ha aggiunto il Pontefice. La tenerezza, ha detto il papa, “non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore”.

Quando si tratta di domande che implicano grandi responsabilità preferisco chiedere aiuto a qualche esperto, per questo ho raggiunto Angelino, uno strepitoso gestore della propria infanzia e gli ho letto il messaggio del Papa..

Poi gli ho chiesto cosa risponderebbe al papa.

“Io gli direi, caro papa, nessuno ha mai avuto paura della bontà e della tenerezza.            Gli uomini hanno paura di morire, di perdere il lavoro, di non trovare una casa, perché dovrebbero aver paura della tenerezza?”

Angelino ha nove anni e nel sentirgli dire queste parole non so se abbandonarmi alla commozione o cercare di essere, magari a fatica, degno della sua inconsapevole saggezza.

“Forse il papa si riferisce ai cardinali che hanno paura di essere buoni perché allora tutti  gli chiedono aiuto per trovare un lavoro o magari una casa dove abitare e loro si innervosiscono.

Certo se tutti avessero da mangiare e una casa dove abitare sarebbe più facile essere buoni.”

“Angelino, dimmi la verità, ti è simpatico questo Papa?”

“Sì, sembra uno zio di tutti.”

A questo punto il ragazzino dopo essere rimasto in silenzio, quando gli chiedo di dirmi cosa domanderebbe al papa se fosse qui accanto a lui, si scolorisce in viso e mi rivela l’immensa semplicità che pulsa in lui, nella sua mente, nei suoi gesti.

Un cattolico direbbe che Angelino è stato improvvisamente invaso dallo spirito santo.

Gli direi “perché adesso che sei ricco non paghi il debito pubblico dell’Italia?”

“Abemus me”

Mi hanno chiesto un’opinione, un parere sulla vicenda della rinuncia papalina.
Penso semplicemente che sia stata una scelta esemplare a favore della libertà e della vita.
Il Papa, con questa sua decisione ha dimostrato una straordinaria lucidità.
Ogni ruolo, dal meno significativo al più eccellente, a lungo andare si rivela come una spietata prigione. Ragioniere, marito, Papa, operaio, ingegnere, disoccupato, presidente, pensionato, impiegato o artista non ha importanza.
L’essere umano all’origine è troppo immenso per poter sopportare, senza ammalarsi, di rimanere per sempre chiuso in un ruolo. Una prigione d’oro rivela col tempo le stesse caratteristiche di una galera in cemento armato. La solitudine vissuta in panni regali non si distingue da qualsiasi altra solitudine.
Il suo stato di capolavoro assoluto che la Natura ha elaborato in cinque miliardi di anni e che ogni bambino rivela fino ai tre anni di età, esprime nell’essere umano una vastità di interessi, di creatività, di adesione alla vita senza confini.
Si pensi anche soltanto alla magnifica “età dei perché” quando il bambino improvvisamente chiede il perché di ogni cosa che lo stupisce.
Prima di essere imprigionato nei vari “ruoli” previsti per lui “scolaro, studente, apprendista, lavoratore, stagista, cassintegrato, marito, esodato, pensionato etc”.
Ma nel caso dell’ormai monaco Cardinale credo abbia vinto l’istinto più forte che pulsa in ogni essere vivente e cioè appunto “l’istinto di sopravvivenza”. Oppure semplicemente spinto da una infinita nostalgia della propria naturale e semplice condizione umana il Papa ha deciso di vincere ogni regola per raggiungere almeno al culmine della vita la condizione di essere solo e semplicemente se stesso, ovvero “l’Abemus me”.
Gli eventi riguardanti la rinuncia Papale infatti esprimono l’evidenza di una scelta estrema.
Loro, gli uomini della Curia custodi del rigore e della violenza storica della Chiesa da un lato, e lui che “per il bene della Chiesa” ha potuto, da un momento all’altro, decidere di essere l’agnello sacrificale. Vittima silenziosa-mente designata.
L’immenso contrasto tra il Papa e una ormai diffusa indifferenza verso la spiritualità che accomuna tutti o quasi in un sonno disperatamente vigile dei sottomessi alle pressioni del Potere.
Il sommo Potere delle maggioranze coalizzato contro il Sommo Pontefice, solitario detentore del Mistero. Risultato: impossibile qualsiasi vittoria.
E allora il Papa ormai cosciente della propria storica fragilità diviene Sansone e decide di morire sì, ma con tutti i Filistei.
Il nuovo pontefice, quello che verrà dopo di lui, riuscirà forse a organizzare una Curia, capace di ritrovare un percorso non troppo discosto dalle leggi della vita e del progresso umano.
Così in una sconfitta ragionata, meditata e voluta Sua Santità, esautorato dall’obbligo della santità, ha riconquistato di colpo un credibile stato di salute, è divenuto se stesso, ovvero Sua Sanità.

* * *
Nel corso dei secoli, uno dei tranelli più spietati, concepito e organizzato dal Potere è stata la sostituzione dell’Etica con la morale.
L’Etica nasce con l’uomo per suggerire il conforto e la consapevolezza dei limiti in ogni aspetto del comportamento umano, mentre la morale semplicemente proibisce, inibisce e nega qualsiasi azione non prevista dalle “norme”.
E’ così che il “Normale”, assediato dai divieti, crescendo si sottomette alla morale, invisibile prigione gemella del “non fare”, fino a subire una condizione permanente di impotenza.
Così ad esempio se l’Etica suggerisce e consente di ”rendere puro qualsiasi atto”, la morale ordina di “non commettere atti impuri”.
Se l’Etica propone l’uguaglianza e la solidarietà, la morale ribadisce l’importanza delle gerarchie e del “rispetto umano.”
E’ in questa angoscia del non fare o la sottomissione di qualsiasi azione a un permanente senso di colpa, che proliferano ovunque le truffe, le menzogne e la malvagità.
Un perfetto esempio di morale opposta all’etica me lo hanno offerto due “matti veri” mentre giravo una scena del film dedicato a Basaglia “La seconda ombra”. Stavo realizzando nel cuore della notte la scena madre dell’abbattimento del muro di cinta del manicomio e tra una picconata e l’altra un “matto vero” ha scandito il famoso comandamento della morale comune “non desiderare la donna d’altri” e subito la voce di una altro “vero matto” ha incalzato “non desiderare la donna d’altri, a meno che non lo desideri anche lei.” (etica).
Ma sempre e comunque ricorderò l’immagine vissuta in una piazzetta deserta di Borgo Pio, verso le quattro del mattino, quando svoltando da una viuzza, ho intravisto la sagoma imponente di un uomo intento a osservare i movimenti incerti di un gattino che tentava di mangiare qualche residuo di cibo.
Protetto da un ampio cappotto nero, l’uomo si è poi avviato lentamente verso il colonnato di San Pietro ed è scomparso dietro una minuscola porta, protetta dall’oscurità della notte.
Ma l’ultimo lampione aveva rivelato senza possibili incertezze la sua identità.
Quell’uomo era il cardinale Ratzinger da poco eletto Papa e visitava il Borgo dove era solito vivere qualche mese prima e l’ora notturna gli offriva la complicità di strade e viuzze deserte, lungo le quali si dissolveva la densità di una solitudine e di una nostalgia già troppo intense

Grazie a Dio

Si dà il caso che Giovanni F. ha vissuto fin qui una vita irreprensibile e, se morisse,

sul quartiere forse scenderebbe l’oscurità anche di giorno.

Non c’è infatti neppur un abitante della via che non abbia chiesto consiglio al Maestro, almeno una volta nel corso del tempo.

E’ certamente l’abitante più curioso e mite del quartiere.

Come Maestro di scuola elementare è entrato in contatto con quasi tutti tra bambini, adolescenti e genitori.

Ora che da dieci anni è pensionato, riesce a pagare le ultime rate del mutuo arrotondando una pensione

sempre più esigua, dando ripetizioni ai figli e ai nipoti dei suoi ex-allievi.

Dato l’aumento vorticoso dei prezzi, da tempo ha deciso di seguire una dieta rigorosamente vegetariana.

Lo hanno visto comprare furtivamente la frutta sulla bancarella delle mele bacate con la scritta

“Frutta per pensionati”

Siamo amici da molti anni e mi ha confidato che in quarant’anni di insegnamento si è convinto che le scuole

dovrebbero essere eliminate e i bambini lasciati in pace a giocare almeno fino a dodici o tredici anni,

permettendo a ognuno di crescere nella sua diversità.

Una rivelazione così sconcertante non me la sarei aspettata dal Maestro, tanto che, vista la grande

convinzione con cui me l’ha rivelata, non ho osato chiedergli spiegazioni.

Nessuno lo ha mai sentito “parlar male” di qualcuno e la calma con cui si adopera a dare i suoi consigli

o il parere su questo o quel fatto, ha rasserenato e affascinato anche me.

Pur vivendo con lo stipendio di maestro elementare, è riuscito a costruirsi una sua dignità e un’aria

invidiabile di indipendenza.

“Buon giorno Signor Maestro.”

La sua popolarità  ha raggiunto il culmine una diecina di anni fa quando ha pronunciato l’Orazione

funebre per la sora Rosa, sua moglie, il cui peso si diceva avesse superato da alcuni anni i trecento chili.

“Sora Rosa, del quartiere or sei la sposa”

Aveva sussurrato alla fine del discorso e in quel caso non era riuscito a trattenere il pianto.

Ultimamente è stato visto tornare a casa trasportando con aria furtiva grandi valige e pacchi.

Approfittando di un pacco particolarmente voluminoso che il Maestro trascinava a fatica gli ho proposto

di aiutarlo.

Non so se sarò in grado di descrivere il delicato stupore che ho provato entrando nella sua casa.

Mentre apriva il pacco, sul pianerottolo appariva lentamente una statua di cartapesta che rappresentava  Cristo risorto.

L’appartamento era deserto e semivuoto, sulle pareti erano affisse grandi immagini a sfondo religioso

e nel salone alcune panche erano ben allineate fino a sfiorare un tavolo che fungeva da altare.

“Questo lo metto dietro i vetri della finestra.” Ha accennato sorridendo il Maestro indicandomi la statua

del Cristo.

Gli ho chiesto cosa stava accadendo e lui con uno sguardo di infinita dolcezza mi ha comunicato che non avendo la possibilità di pagare l’IMU ha pensato di trasformare la sua casa in una chiesa.

“Così anch’io. grazie a dio, non sono tenuto a pagare la tassa.

Le case di dio sono esenti.”

 

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LE PRESUNTE ELEZIONI POLITICHE

 

Sono stato sollecitato da numerose mail a esprimere la mia opinione sulle elezioni. Alcuni hanno azzardato a chiedere direttamente “Tu per chi voti?”

Mi sono sentito molto imbarazzato poi ho riflettuto a lungo.

Ecco una sintesi delle mie riflessioni.

 

L’Italia, insieme al Giappone e alla Germania, è corresponsabile della seconda guerra mondiale, con i suoi  settantuno milioni di morti, inclusi dodici milioni di bambini.

Posto che le sanzioni volute dagli Stati Uniti nei confronti di questo paese, hanno trasformato poco a poco l’Italia in una sub-colonia dell’America.

Posto che ogni reale e importante decisione anche di politica interna deve ancora tener conto dei patti sanciti alla fine della guerra con le nazioni vittoriose, la governabilità dell’Italia è altamente problematica per qualsiasi governo.

 

Nella lunga riflessione mi sono comunque fermato a due ipotesi:

 

Chi volesse continuare a pensare che la governabilità del paese dipenda dall’esito delle elezioni,  penso  dovrebbe scegliere il partito più operativamente conservatore e al tempo stesso (U.S.A. permettendo), davvero disposto a compiere qualche reale riforma, essendo il solo partito che racchiude ormai in sè una rappresentanza di quasi tutti gli ex partiti di maggioranza della prima repubblica e cioè dovrebbe votare per il partito democratico (PD).

 

Per chi invece trovasse la sua serenità nel bisogno di esprimere un profondo rifiuto delle attuali compagini politiche, tutte, nessuna esclusa, allora dovrebbe scegliere il movimento 5 stelle e aiutare Beppe Grillo a demolire le parti pericolanti dell’edificio politico italiano nella speranza che, tolto il marcio, qualche

parte rimanga in piedi e sia possibile un vigoroso quanto imprevedibile restauro.

E gli altri politicanti (poichè certo non di politici si tratta)? Quasi sempre ho la sensazione, sentendoli parlare, che  di fronte a un edificio in fase di crollo, discutano su come si debbano pulire le finestre.

Tutte le altre soluzioni, quindi, mi paiono per ora offensive nei confronti di una qualsiasi credibile intelligenza critica.

 

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Breve poesia d’amore in veste di Twitter

 

Nel nostro incontro d’amore,

hai scordato da me l’ultimo sguardo.

Non ti preoccupare, nulla di tuo

andrà mai smarrito.

 

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CHI DESIDERA VEDERE I MIEI FILM

LI TROVA IN STREAMING SU

“HOLYFILM”

L’eredità dei Ghunter
Ovvero Razza padrona.
Esistono eventi tanto improbabili da apparire impossibili. Eventi che in un primo momento sembrano chiedere di non essere narrati, per una sorta di pudore verso un racconto che potrebbe sminuire o perfino offendere il loro carattere fiabesco.
Insomma un magnate di origine tedesca, assecondando l’ultimo desiderio espresso prima di morire dalla moglie ha nominato unico erede il fedele Ghunter, il solo essere amato con eguale intensità dai due coniugi, unico erede di una fortuna stimata alcuni miliardi di euro.
Voglio rivelare immediatamente che Hunter altro non è che un magnifico esemplare di pastore tedesco che, rimasto solo al mondo, è stato affidato dal testamento a un consiglio di amministrazione regolarmente retribuito , affinché qualsiasi decisione abbia un carattere collegiale e non dia la minima possibilità di speculare sulla volontà o sull’impero economico del defunto imprenditore.
Così il consiglio di amministrazione in un primo tempo ha deciso all’unanimità di procedere, tenendo conto di eventuali e legittimi desideri attribuibili al cane, e, se necessario, con l’appoggio e i consigli di un esperto in psicologia canina.
Con soddisfazione di tutti, per celebrare l’eccellenza e la particolare bontà e mitezza dell’animale si è provveduto a stanziare un vitalizio per nutrire cani e gatti randagi del quartiere con abbondanti porzioni di cibi precotti, collocati in ciotole di terracotta, sparse in numerosi angoli di strade del quartiere.
Sul bordo di ogni ciotola la scritta “Da parte di Ghunter”.
“Ma che c’entrano i gatti?” Aveva in un primo tempo obbiettato la vicepresidente del consiglio di amministrazione. “sono note a tutti la scarsa simpatia e l’irritazione dei cani nei confronti delle mosse inconsulte e nevrotiche dei gatti.”
La delibera del consiglio di amministrazione specificava che, mentre per i randagi si sarebbe provveduto all’acquisto di rifiuti organici o tutt’al più a scatolette di cibo per animali domestici, per Ghunter una piccola equipe di cuochi avrebbe continuato a preparare le stesse pietanze riservate ai suoi padroni, che, quando erano in vita, dividevano ogni giorno con lui.
Si andava dicendo che la moglie, quando mangiava da sola, faceva sedere il pastore tedesco sulla sedia altrimenti destinata al marito e il cane veniva servito di tutto punto dal cameriere.
Ogni dubbio era svanito dopo l’intervento del vicepresidente inteso a ridare la massima dignità al rapporto tra cani e gatti.
“Signori potete anche non credermi, ma varie volte ho visto una gattina che aveva preso a poppare dalle mammelle asciutte di Ghunter. Uno spettacolo davvero incredibile, una situazione alla quale il cane si sottoponeva con calma indifferente, ma, credetemi, rivelando atteggiamenti di maestosa fierezza mentre offriva questa sua paternità e maternità a un cucciolo orfano di gatto. Il pastore tedesco ammirava con sguardo obliquo la gattina intenta al gioco di una alimentazione impossibile.”
La rivelazione del presidente a latere del consiglio di amministrazione, amico intimo del defunto imprenditore, aveva cancellato qualsiasi proposito di contrastare la proposta in discussione e ormai da dieci anni tutti i gatti del quartiere e i pochi cani randagi (in realtà due, un bassotto di dubbia provenienza e un bastardino rimasto nano) passeggiavano sazi e inoffensivi nelle piazze, nelle vie e nei vicoli della città.
“Incredibile, aveva solo mormorato qualcuno, un cucciolo di gatto che poppa alla mammella di un pastore tedesco.”
L’idea tuttavia che anche Ghunter trascorsi dieci anni sarebbe potuto morire era stata affrontata per tempo e, col parere di un collegio di legali costituzionalisti, il testamento era stato esteso ai discendenti del pastore tedesco, anche se non oltre la quarta generazione.
Io ho avuto la curiosa esperienza di incontrare il pronipote di Ghunter primo, un magnifico esemplare della stessa razza tanto simile ai precedenti da dare la sensazione che oltre alla fortuna economica il cane avesse ereditato anche l’immortalità.
Chissà cosa sarebbe accaduto se qualche anima bella avesse informato l’imprenditore che nel mondo ogni giorno circa trentacinquemila bambini muoiono di fame. Così, dall’alba al tramonto. Buon Natale.
Silvano Agosti
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LA FINE DEL MONDO.
Ero già a letto verso la mezzanotte e stavo appunto per perdermi nel sonno quando mi sono ricordato che dopo pochi minuti sarebbe iniziata la giornata del 21 – 12 – 2012, data ormai indicata nell’ intero pianeta come “la fine del mondo”..
Via Ottaviano era deserta, il Vaticano, evidentemente informato prima di chiunque altro che non sarebbe accaduto nulla, troneggiava imbellito da miriadi di luci.
Poi da piazza risorgimento girano l’angolo quattro ragazzi.
“Scusate, azzardo io, dove si va per la fine del mondo?” “Ma se manco è cominciato, perché dovrebbe finì?” Uno di loro a commento esegue un accordo con la chitarra.
La piazza Risorgimento è deserta tre taxi di servizio in attesa che accada qualcosa. Un taxista fuma semidisteso sul cofano della macchina. Mi avvicino.
“Siccome non ponno dì che finisce la crisi, pe’ dar fiato ai poveracci se so’ inventati la fine del mondo. Sti bastardi.”
E’ lui a parlare, prima ancora che io chieda qualcosa. Evidentemente ha seguito il mio dialogo con i ragazzi.
Mi avvio verso le mura vaticane. Un cane fuggiasco trotterella nella via deserta. Non si tratta di un randagio, ha tanto di collare in pelle con medaglietta.
Avrei voglia di chiederlo a lui se sa qualcosa sulla imminente fine del mondo. Nel timore che rispondendomi la confermi, taccio. Lui, sfiorandomi al passaggio mi lancia uno sbuffo di disprezzo tipico dei cani di lusso verso chi non ha a che fare con il loro nutrimento. Sulla panchina un uomo sulla cinquantina e una giovane donna stanno discutendo sommessamente di politica.
“Te le dico io che è una carogna, un vero mostro, lui sa benissimo che il debito pubblico è l’insieme dei soldi che si sono rubati. Ma fa finta di essere il salvatore della patria e invece sta solo salvando le banche.”
La donna sembra avere le idee chiare ma l’uomo scuote il capo perplesso.
“Ma ti rendi conto che stanno nascondendo a tutti e il tuo presidente mostro più di ogni altro, che il mondo dello sfruttamento e della sottomissione è finito
Avevano ragione i Maja, oggi 21 dicembre solstizio d’inverno finisce non il mondo, ma un mondo. Il mondo dell’arroganza e della prevaricazione, il mondo della violenza gratuita del potere. Il mondo dell’ipocrisia di Stato. Sanno benissimo che ormai tutta o quasi la gigantesca macchina produttiva nel mondo è totalmente automatizzata e che quindi prima o poi dovranno annunciare ufficialmente che è falso quello che stanno dicendo e cioè che non c’è lavoro. La verità è che non c’è più bisogno di lavoro, insomma che l’Essere umano è stato liberato dall’obbligo di passare la propria vita a lavorare è finalmente libero di vivere, perché i computer e le macchina automatiche lo hanno libera…”La giovane donna interrompe la sua sommessa rivelazione, mi ha visto.
“Scusate, avete qualche notizia sulla fine del mondo?”Chiedo.
L’uomo si scosta un po’ dalla giovane donna.
“Noi non siamo di qua, non siamo informati.” La sua compagna ride divertita.
Mi piace questa umanità priva di ostacoli nell’essere se stessa, pronta a giocare, come i ragazzi, pronta lottare come il taxista, pronta a vivere come la strana coppia sulla panchina. Gli altri, tutti gli altri stanno dormendo, in tutti i sensi.

Cara Sofia, ti sono grato per avermi permesso di raccontare la tua storia, senza limiti, senza coperture, senza doverti nascondere con un nome diverso.
Hai conosciuto il tormento silenzioso dell’indifferen-za, dopo aver partorito una bambina il cui padre, extracomunitario, di una remota regione africana ha dato notizia di sé solo quando è finito nuovamente in carcere per altri sei mesi.
Sei mesi di brutale segregazione per mancanza di permesso di soggiorno.
E tu avvolta nel fascino ostile di una maternità imprevista, attribuibile solo al destino, senza alcun amore, oltre la sfida a questo mondo di occidentali in agonia: tu, bianca, generare una figlia con un nero.
Sono stati i suoi occhi di animale braccato che ti hanno spinta nell’avventura di un’offerta assoluta di te, della tua femminilità, del tuo corpo, del brivido di conoscere un’umanità’ diversa. Poi tutto previsto. La bambina cresce, bellissima, con solo una sorta di intensa abbronzatura che allude a parte della sua origine. La scomparsa del “nero” come padre, la lontananza da una maternità priva di intimità con l’uomo che l’ha generata, ti hanno abituata a essere vedova prima ancora che moglie.
Quando ti ho chiesto “Perché non l’hai sposato?”
Hai risposto “Ci mancava anche quello. Questo uomo, da quando ha saputo che ero incinta è scomparso, non l’ha neppure voluta vedere la bambina, tanto meno me.
Ma anche se l’avesse chiesto non avrei mai accettato di vivere con lui.”
La mia ammirazione nei tuoi confronti, cara Sofia, si e’ nutrita nel tempo vedendoti così devota alla libertà della tua creatura, lasciandola crescere nel gioco e nella serenità. E fin qui la tua vicenda ha poco di diverso da altre unioni di donne italiane con extra-comunitari.
Mi sono adattato a questa inconsueta “normalità” della tua maternità quando lo sguardo, incontrandoti, mi avverte che il tuo ventre ha un evidente gonfiore.
“Ehi Sofia, mettiti a dieta.”
“Veramente si tratta di altro, sono di nuovo incinta.”
“Ah e questa volta com’è andata?”
“Come l’altra volta.”
“Cioè un altro nero?”
“Non un altro, lo stesso. E’ venuto a riprendersi una borsa che aveva lasciato a casa mia tre anni fa.”
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LA MAIL DEL MESE
Da: UMBERTO RONDI [mailto:urondi@gmail.com]
Inviato: sabato 8 dicembre 2012 22.35
A: silvanoagosti
Oggetto: per silvano

caro silvano,
mi piacerebbe che nel tuo diario tu potessi rispondere a questa domanda: la tua risposta sono certo interesserà e aiuterà molte persone
un abbraccio U.

ho scritto su facebook:
Mi sento confuso. non capisco se dobbiamo allarmarci per le previste dimissioni di Monti e per il mancato prolungamento del suo mandato o piuttosto tirare,per certi aspetti, un sospiro di sollievo. C’è qualcuno (Paolo Barnard ed altri,anche all’estero)che parla -se verosimilmente o ideologicamente,sconnessamente,non riesco ancora a comprenderlo-di un grande e tetro e tragico,gioco della finanza internazionale di cui Monti sarebbe stato una pedina, un elemento importante -per piegare sempre di più la maggioranza delle persone rispetto ad interessi di pochi; altri,come sappiamo, che sostengono che ci ha levato da molti guai.
Forse la verità sta nel mezzo?
Certo non è stato così filotedesco, o anche questo non è vero?
Ci sono due cose che oggi ha detto Berlusconi,al di là di qualsiasi altra considerazione che -io non l’ho mai votato, ma può avere ragione anche lui,bisogna essere aperti- potrebbero essere anche giuste(???):
a) che lo spread può essere anche una montatura
b) che questa depressione psicologica che è piombata sull’Italia non si va da nessuna parte. Il punto è capire sa davvero questa depressione, reale, era la conseguenza inevitabile di una medicina ”giusta” o se piuttosto è stata una spietata sottile strategia lontana, almeno in parte, dal nobile fine di salvare l’Italia. Il problema, credo, è che sappiamo poche cose e spesso siamo manipolati. Le vostre opinioni le apprezzerò molto per orientarmi meglio.
Grazie.

Caro Umberto,

Certo ti parrebbe strano se io chiedessi la tua opinione su un Cardinale che mi è capitato di incontrare con infilata nella fascia cardinalizia un grossa pistola. Se poi tu fossi gentile a rispondermi penso che per prima cosa mi diresti “Ma sei sicuro che si tratti di un Cardinale
e non piuttosto di un mafioso vestito da Cardinale?
Bene.
Finché mi troverò a vivere in uno Stato che offre ai suoi cittadini un prodotto sul quale c’è scritto
QUESTO PRODOTTO TI UCCIDE,

finché le vie delle città verranno percorse ogni giorno da centinaia di migliaia di automobili che scaricano monossido di carbonio nell’aria e che ha il cinismo di sconsigliare ad anziani e bambini di uscire di casa tra il mezzogiorno e le 16 del pomeriggio,

finché questo stato accetterà che 35.000 bambini muoiano ogni giorno di fame mentre in questo paese, proseguendo nella politica degli sprechi, vengono distrutte circa 500.000 tonnellate di buon cibo “perché scaduto ”,(un miliardo di bambini morti a partire dagli anni sessanta)

finché i presidenti del consiglio e gli altri governanti continueranno a nascondere le vere ragioni della mancanza di lavoro, con un esubero mondiale di un miliardo di disoccupati,

finché si continuerà a giustificare una spesa di 40 miliardi di euro per contribuire all’acquisto di 120 cacciabombardieri atomici F 35 dicendo “ah ma questo è un impegno che era già stato preso a suo tempo”consentimi per pudore improvviso nonché vergogna, di proseguire la lista con etc. etc.

Insomma finché si cercherà di nascondere che le previsioni di tutta la stampa mondiale degli anni 80 erano corrette e cioè che verso il 2010 l’automazione AVREBBE RAGGIUNTO ILSUO CULMINE E QUINDI GLI ESSERI UMANI SAREBBERO FINALMENTE STATI LIBERATI DALL A NECESSITA’ DI LAVORARE E CHE CON GLI IMMENSI PROFITTI OTTENUTI (le macchine non scioperano, non si ammalano hanno solo un costo di ammortamento) SI SAREBBE POTUTO ISTITUIRE UN SALARIO SOCIALE PER TUTTI I CITTADINI DEL MONDO

( APRO UNA PARENTESI PER ACCENNARTI AL FATTO CHE CON UN QUINTO DELLE SPESE MILITARI SI POTREBBE REGALARE UNA CASA A 7 MILIARDI DI ESSERI UMANI NONCHE’ DUE PRANZI CALDI AL GIORNO E PER SEMPRE, ORA CHIUDO MALINCONICAMENTE LA PARENTESI) .
Non mi resta che abbracciarti e insieme a te i sette miliardi di esseri in attesa di risarcimento per secoli di feroce sfruttamento.

Silvano

Certo è un mistero riuscire a commuoversi perché Obama ha vinto le elezioni. Lui è pur sempre a capo di un paese responsabile di infiniti lutti, di guerre lecite e perfino illecite, dichiarate su pure invenzioni informatiche. Obama e’ pur sempre colluso o comunque al servizio dei petrolieri, delle multinazionali, oppresso dal dogma di una concezione della vita sociale priva di qualsiasi coscienza sull’effettivo valore dell’Essere umano.

Eppure intensa è la sensazione di conforto che emana quest’uomo di colore, a capo per la seconda volta del Paese più razzista e più potente del mondo, è vertice di una fondamentale lotta per i diritti civili, iniziata dalla donna di colore che si è rifiutata di sedere sul retro dell’autobus in quanto “ai negri non era permesso sedere di fronte”. E ora un uomo di colore dopo circa mezzo secolo dalla ribellione di Rosa Parks sull’autobus della città di Mongomery in Alabama è al comando supremo degli Stati Uniti.

Rosa fu arrestata e in seguito alla sua carcerazione la comunità nera di Montgomery organizzò un boicottaggio dei mezzi pubblici che proseguì per 381 giorni, paralizzando il sistema di trasporti della città e “obbligando” la Corte Suprema americana a dichiarare illegale ogni forma di segregazione razziale.

Eppure questa strepitosa vittoria del buon senso ottenuta da Rosa Parks, somiglia molto alla vittoria di Obama, Basterebbe una frase qualsiasi del suo discorso dopo la vittoria a qualificarlo come un essere umano che vuole il riscatto dei suoi simili a dispetto degli infiniti limiti che circoscrivono il suo campo reale di azione liberatrice del proprio popolo e di tutti i popoli sottomessi alla spietata ferocia del potere.

“Questo Paese ha più ricchezze di qualsiasi altra nazione, ma non è questo a renderci ricchi. Abbiamo l’esercito più potente della storia, ma non è questo che ci fa forti. Quello che rende eccezionale l’America è la nostra diversità, sono i legami che tengono insieme la nazione più unica al mondo, la certezza che il nostro destino sia condiviso da ognuno, e tra i diritti ci siano amore, carità…. Ecco che cosa fa grande l’America.”

Alla fine di una notte di veglia per assistere all’esito delle elezioni americane mi sono chiesto “Ma cosa non ti convince di questo che appare un onest’uomo, che non rifiuta il proprio abbraccio a nessuno?”
Ecco qua.

Possibile che neppure una volta Obama abbia mai accennato alla vera ragione dell’attuale crisi? Possibile che perfino lui si occupi pur con passione degli effetti della cosiddetta Crisi trascurando in modo totale le vere possibili cause?

Perché nessuno neppure Obama accenna mai all’AUTOMAZIONE, notoriamente unica responsabile della sparizione di milioni, tra poco di miliardi di posti di lavoro. Ma la sparizione della necessità di lavorare per via delle macchine che hanno preso il posto dei lavoratori non viene vissuta come una liberazione appunto dal lavoro, ma piuttosto come un incubo. La disoccupazione viene descritta come una immensa voragine in attesa di essere riempita da questo o quel leader, da questa o quella strategia politica. Il lavoro umano è ormai quasi completamente sostituito o comunque sostituibile da parte delle macchine, automatizzando qualsiasi forma di produzione.

Quindi l’inesorabile soluzione di un salario sociale emerge sempre più dalla selva di menzogne che vengono proposta in relazione all’argomento. E’ chiaro che gli immensi profitti che le macchine automatiche hanno determinato e ancora determinano devono essere condivisi con tutti coloro che per secoli hanno fatto parte della macchina produttiva col compenso di un salario appena sufficiente a rinnovare e garantire i meccanismi dello sfruttamento.

Una diversa distribuzione del lavoro, dunque, può evitare l’ineluttabilità di uno sterminio. Offrendo tre ore di lavoro a tutti ed estendendo ogni attività sia di giorno che di notte si quadruplicherebbero i posti di lavoro consentendo ad ognuno di avere 21 ore al giorno da dedicare finalmente alla propria vita.

Ecco cosa non mi convince dunque sia in Obama sia in chiunque altro occupi un posto di potere il far credere che l’assenza di lavoro sia causato da una crisi e non da una meravigliosa conquista finalmente in grado di consentire il realizzarsi di un antico progetto “lavorare poco, lavorare tutti.”

Se è vero che utilizzando un quinto delle somme che si spendono nelle spese militari si potrebbe regalare una casa in vitalizio a ognuno e garantire inoltre a sette miliardi di Esseri umani due pranzi caldi al giorno, la sola soluzione è quella proposta dal discorso di Obama rendere ognuno ricco della propria libertà.

Metamorfosi

Per una ventina d’anni nel quartiere l’hanno chiamato “il Pantera” perché, giorno dopo giorno, era riuscito a esibirsi per tutti gli abitanti e i passanti del quartiere nel suo ruolo preferito “la pantera rosa”.

Si trasformava in un attimo contraendosi con un guizzo e diveniva esile e agile come una giovane pantera, poi muoveva le mani con le dita incurvate nell’aria graffiando la luce del giorno.
D’improvviso, dopo vent’anni, ha smesso di trasformarsi nella pantera rosa e ha iniziato a disegnare una vera e propria mappa del quartiere. In ogni luogo strategico ha tracciato col gesso un cerchio perfetto e così in un cerchio si può leggere “CASTAGNE” per segnare il posto riservato al venditore di caldarroste, in un altro “CHIOSCO CON BRIOSCH” oppure “PIZZICAGNOLO”oppure “BIBITE”. In ogni cerchio c’è un disegno esplicativo della parola: una manciata di castagne, una briosh fumante, un bicchiere colmo con cannuccia. Ha sistemato perfino i vigili circondando la cabina accanto al semaforo con una piccola selva di freccette circolari e al centro la parola VIGILE.
Come segno di riconoscimento per il vigile Italo ha concepito una mano con guanto bianco sospesa nell’aria.
Ogni volta che qualcuno chiede chi è l’autore di tutti questi cerchi la risposta è “Italo”.
Inesorabilmente ognuno chiede “Italo chi?” e allora subito aggiunge “Italo, il PANTERA, ti ricordi? la pantera rosa”.
Ma ora, in pochi mesi, la metamorfosi è avvenuta, e IL PANTERA è divenuto per sempre ITALO.
Se tutti gli ambulanti, gli accattoni, i negozianti, i giornalai, i venditori di strada, i distributori di volantini, i vigili urbani sparissero magicamente, si potrebbe ricostruire il quartiere intero solo riferendosi ai cerchi del Pantera ormai detto Italo,
promosso alla dignità di un vero nome grazie al suo contributo per far sì che ognuno ritrovi facilmente il proprio posto, la sua isola operativa all’interno del quartiere.
Misteriosamente il paziente lavoro di Italo si ferma nella zona di quello che ormai tutti chiamavano “IL MERCATINO DELLA MISERIA”. Creato dalla Crisi incombente, sistemato in un lembo di strada a ridosso del MERCATO TRIONFALE, il mercatino della miseria è composto da assi posate su alcune sedie, sulle quali i pensionati mettono in vendita gli oggetti più disparati, da un vecchio rosario a un porta ferro da stiro, perfino un sola scarpa sinistra.
Ma anche il mercatino della miseria ha una sua funzione in tempo di crisi, si devono o non si devono aiutare le banche a ridare corpo ai loro smisurati profitti?
Ho finalmente incontrato Italo, intento a disegnare una minuscola bici, davanti al meccanico.
Intuendo una mia possibile domanda, Italo, senza alzare il capo ha sussurrato “Da quando m’è morta mi moglie le cose son cambiate. Mica me posso solo divertì, me devo da da fa, devo lascià na traccia, na traccia de Italo.”

MESSAGGIO A CHI SI APPRESTA A GOVERNARE
A ridosso di una consultazione elettorale meno truffaldina delle precedenti mi sento di offrire per tempo un suggerimento a tutti coloro che si apprestano a governare il Paese, ma anche a coloro che lo stanno da sempre governando. Ogni presidente del consiglio, ogni ministro, ogni onorevole ogni direttore generale si organizzi al fine di regalare a se stesso un’esperienza fondamentale.
Si tratta di trascorrere un giorno ( un solo giorno e non tutta la vita), in sette diverse zone del sociale.
Il primo giorno in borgata ospite di una famiglia di disoccupati con il pesante interrogativo quotidiano “oggi come facciamo a mangiare?” per poi recarsi nei vari mercati e frugare nelle cassette vuote in cerca di cibo avariato da recuperare, e tornare nella borgata deserta, priva di servizi, di bar, di negozi, di edicole, di vita.
La seconda giornata, sveglia alle cinque poi, in tuta da operaio, ( ve lo immaginate Monti) prendere il trenino all’alba per poter entrare nella metro affollata e non stracolma di sudori e di umori per arrivare in fabbrica alle sette e trenta. ( In genere l’esemplare organizzazione dello Stato attualmente fa sì che chi vive ad Anzio lavori a Roma e chi abita a Roma lavori ad Anzio).
La terza giornata, con camicia giacca e cravatta trascorrere da impiegato otto ore alla scrivania, più pausa pranzo e tragitto andata e ritorno col pensiero tagliente “ma ce la faccio questo mese con milleduecento euro?”
La quarta giornata in una cella di “fine pena mai” o anche in una cella qualsiasi di Rebibbia o Regina Coeli rimanendo ovviamente anche di notte magari assaggiando i 40 gradi di calore dell’estate.
Il quinto giorno appollaiati sulla cima di una gru insieme ai licenziati della fiat o ai licenziati dell’Ilva o di qualsiasi altra fabbrica.
Il sesto giorno lo trascorrerà con la vedova e gli orfani di uno qualsiasi dei molti piccoli imprenditori o con gli orfani di tanti lavoratori vittime improvvise di indigenza e disoccupazione morti suicidi per disperazione fiscale o esistenziale.
Il settimo giorno detto “il giorno del signore” perché inventato appunto dai signori, quando si sono resi conto che gli schiavi, senza mai interrompere l’attività e la sottomissione, morivano a grappoli.
Il settimo giorno va dedicato a un’assoluta inattività cercando di acquistare le energie necessarie per tornare in Parlamento ammesso che voglia ancora arrivarci.
Sicuramente non mi daranno retta, andranno di filato alla loro poltrona per poter finalmente infierire indisturbati sui sottomessi e vendicarsi dei propri privilegi,1) opprimendo ancor più coloro che non ne hanno mai avuto alcuno.
1) ELENCHERò SOLO ALCUNI DI QUESTI PRIVILEGI
STIPENDIO MENSILE OSCILLANTE TRA I 18.000 E I 30.000 EURO
RISTORANTE GRATUITO
TRENO E AEREO GRATUITO
ASSICURAZIONE SULLA VITA GRATUITA
RIMBORSI SPESE AD LIBITUM OVVERO COMA VA VA
CINEMA E TEATRI GRATUITI
ASSISTENZA MEDICA GRATUITA
REGALIE VARIE IN CAMBIO DI APPOGGI E CONCESSIONI
A futura memoria riferisco una frase detta dall’attuale presidente del consiglio “Abbiamo deciso di lasciare intoccati i compensi degli onorevoli deputati, ma con estremo rigore abbiamo stabilito che se uno di loro riceve un regalo il cui valore superi i 150 euro, lo deve immediatamente recapitare al ministero del tesoro.” (sic)

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LA MAIL DELL’ANNO OVVERO “SCUOLE E FAMIGLIA, CHE MERAVIGLIA”
Da: dario.marmellata@tiscali.it [mailto:dario.marmellata@tiscali.it]
Inviato: domenica 5 febbraio 2012 13.00
A: silvanoagosti@tiscali.it
Oggetto: Genocidio invisibile

Ciao Silvano, io mi chiamo Dario.La settimana scorsa sono passato dal tuo cinema per comprare Il genocidio invisibile, l’ho letto e mi ha fatto molto piacere leggere qualcuno che la pensa come me riguardo la scuola e il potere in generale. Ho letto tempo fa anche Lettere dalla kirghisia…

Per me la scuola è stata davvero una sofferenza. Ricordo la maestra delle scuole elementari…quando non facevo i compiti mi prendeva a schiaffi e scriveva sul quaderno “Lavoro non eseguito”…con un grosso punto interrogativo rosso sul foglio bianco. Spesso voleva che lo facessi vedere ai miei genitori e voleva vedere la loro firma per la conferma il giorno dopo. Mia madre mi picchiava e lo nascondeva a mio padre per evitare di farmi subire un “massacro”.Io dimenticavo di fare i compiti…ero immerso nei miei giochi e non riuscivo proprio a ricordare di farli a casa. Rimuovevo tutti gli ordini che mi venivano dati a scuola. Tremavo quando entravano in classe queste maestre ( ne ho avute tante che agivano in questo modo).Questa cosa poi me la sono portata dietro fino alla fine delle scuole medie,inevitabilmente mi ha condizionato…La scuola mi ha traumatizzato profondamente anche perché mia madre mi mise in testa il pensiero che quella era l’unica speranza per avere un futuro e che se non ubbidivo tutto si trasformava in una gigantesca tragedia. Avevo spesso incubi la notte in cui mi sentivo soffocato dal futuro. Mi svegliavo urlando con attacchi di panico molto forti…tutto questo in una casa con un padre violento e di stampo fascista…

Ti ho scritto questo piccolo sfogo perché mi fa tanto piacere incontrare una persona che come te rende DAVVERO l’idea di quello che accade a scuola e nei giochi di potere. Volevo condividerlo con il cuore… Ora ho 22 anni,vivo a Roma e ho deciso di fuggire dalla mia famiglia e provare a in Australia.Suono e scrivo dei brani con la chitarra e voce,ci provo… non sono un virtuoso o un accademico. Voglio vivere davvero e questi tuoi libri,come l’arte in generale e altre persone che ho incontrato nella mia vita, mi stanno aiutando a liberarmi dalla sottomissione che ho vissuto e in parte sto ancora vivendo…
Proprio perché ho sentito la natura del tuo cuore desidero di parlarti anche di un’altra questione molto importante.
Io sono vegano da più di due anni e credo che sia un atto “kirghisio”.
Vorrei sapere se appoggi il vegetarianesimo e cosa ne pensi…
Io conosco un documentario bellissimo,si chiama “Earthlings” e se non l’hai già visto te lo regalo io con molto piacere… uno scambio. Non mi è nemmeno scomodo perché abito in zona prati…

A presto,
Dario

Caro Dario rispondo con imponente ritardo alla tua mail, alla quale ho dato da subito una importanza rilevante per la tua descrizione e valutazione dell’esperienza scolastica.
Io penso semplicemente che i Poteri che si sono insediati all’organizzazione del mondo abbiano bisogno per esistere di ESERCITI, DI DROGA, DI PUTTANE O ESCORT CHE SIANO, DELLA SCUOLE, DEI CARCERI, DI HOLLUWOOD COI SUOI FILM CHE STATISTICAMENTE HANNO MOSTRATO A UN RAGAZZO VENTUNENNE DI NEW YORK E CONSEGUENTEMENTE GRAZIE A RAI E MEDIASET, ANCHE A UN RAGAZZO ITALIANO BEN 115.000 MILA OMICIDI CON UNA TELEVISIONE CORROTTA DALLA MEDIOCRITA’ AFFINCHE LA SOLA EMOZIONE POSITIVA LE PERSONE LA PROVINO ENTRANDO IN UN SUPERMERCATO.
Penso anche alle cifre immense che vengono investite i tutte queste FONDAMENTALI INUTILITA’.
Solo con un quinto delle spese militari si potrebbe realizzare il dono di una casa e di due pranzi caldi al giorno all’intera umanità (sette miliardi di sottomessi, che, ovviamente, essendo certi di mangiare e di dormire all’asciutto non si sottometterebbero mai a nessuno). Ti aspetto al cinema Azzurro Scipioni ogni venerdi sabato e domenica.
Ora ti abbraccio,

SILVANO

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PENSIERO NOTTURNO

“PESANTE SARA’ IL TRIBUTO E LA RESPONSABILITA’ DI TUTTI COLORO CHE HANNO RINCHIUSO DIO NELLE CHIESE.LASCIATELO LIBERO, ALMENO LUI…”

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UNA MIA POESIA

L’ESSENZA DEL POETA

IO SONO UN PIOGGIA
CHE CADE DALLA TERRA
AL CIELO.

Lettera a Obama

Ho notato con stupore che sul sito della Casa Bianca viene offerta a tutti la possibilità di inviare un messaggio al presidente degli Stati Uniti
Così è nata e è stata inviata questa mia
LETTERA A OBAMA. (Segue più sotto la versione in italiano)

WITH ALL MY RESPECT AND SOLIDARITY FOR YOU BEEING THE PRESIDENT OF THE UNITED STATES

Dear Obama,

do you really know what People need and desire?
Very simple: they are craving for being
Free to live: BUT THET CANN’T FOR THEY HAVE TO WORK ALL THE TIME
Free to be themselves: BUT THEY CANN’T FOR THEY ARE OMOLOGATED THROUGH SCHOOL AND NORMS
Free to have a house BUT THET CANN’T FOR THEY HAVE TO DEPEND FROM ALL SORT OF OBLIGATIONS
Free to create: BUT THEY CANN’T FOR THY LOST ANY INTERIOR TIME AND MOOD
Free to love: BUT THEY CANN’T FOR THEY ARE OBLIGED OFFER LOVE ONLY WITH THEIR OWN FAMILY
Free to trust You: BUT THEY CANN’T FOR YOU HAVE NOT THE POWER TO DO WHAT YOU PROMISE
Free to know in depth WHO THEY ARE AND TO KNOW THE BEAUTIFULL STRUCTURE OF THE UNIVERSE.
The human being is after all the most perfect masterpiece that Nature made in five billion years.
Without all this people instead of living only exist
and they are like a masterpiece painted by LEONARDO DA VINCI, abandoned somewhere in the dust.
If you want to be, not only reelected, but also to be loved for ever, this is the right path.

Silvano

LETTERA A OBAMA.

CON TUTTO IL RISPETTO E LA SOLIDARIETA’ PER IL FATTO CHE SEI IL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI

Caro Obama,

Credi veramente di sapere cosa vuole la gente?

E’ molto semplice, tutti sono affamati di essere
Liberi di vivere : ma non possono perché o lavorano troppo o sono disoccupati
Liberi di essere se stessi : ma non possono perché sono stati omlogati attraverso la scuola e le norme
Liberi di avere una casa : ma non possono perché devono dipendere da ogni sorta di obblighi.
Liberi di creare :ma non possono perché hanno perso il tempo interiore e la serenità
Liberi di amare : ma non possono perché sono obbligati a praticare una fedeltà che coincide con l’astinenza
Liberi di avere fiducia in te : ma non possono perché non hai il potere di mantenere quello che prometti
Liberi di conoscere se stessi in profondità e le strepitose bellezze dell’Universo che li circonda.
L’essere Umano è dopo tutto il massimo capolavoro che la natura a fatto in 5 miliardi di anni
Senza tutto ciò invece di vivere si esiste soltanto
E così la gente è simile a un capolavoro di Leonardo da Vinci , abbandonato da qualche parte nella polvere.

Se vuoi essere non solo eletto ma anche amato per sempre , questa è la giusta direzione.
Silvano

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Un no che vale una vita ( racconto)
E’ per caso che sono venuto a conoscenza della storia che riguarda Vincenzina, detta la Santa. Vincenzina lavora da una diecina d’anni come impiegata contabile nello Smorzo del quartiere. Frequentato in gran parte da muratori e imbianchini, ma anche da ingegneri e imprenditori, lo Smorzo contiene qualsiasi materiale edile necessario per la costruzione o il restauro di una casa.
Si dà il fatto che la bellezza veramente estrema di Vincenzina sia da sempre, per così dire, il tacito faro che illumina l’ingresso di tutti i clienti.
Sempre china sul computer, intenta a compilare fatture e a far conti, Vincenzina lascia intravvedere quel tanto della sua bellezza capace di produrre beatitudine in qualsiasi sguardo.
Così è accaduto, a quanto pare, che uno di questi sguardi sia rimasto alcuni anni fa, impigliato nel suo bel volto. Si tratta di un omone, ricco di denaro e di solitudine, imprenditore di professione che pare abbia offerto apertamente a Vincenzina un milione di Euro in cambio di una notte d’amore.
“Caro amico, se io l’amassi non ci sarebbe bisogno di nulla ma in questo modo Lei mi fa sentire una nullità, una semplice miserabile cosa che perfino il denaro puo’ comprare.” Poi aveva dato seguito a una sua risata particolare con la quale era riuscita a cancellare nei presenti qualsiasi speranza.
Ma l’omone non si era dato per vinto e ad ogni sua apparizione nello Smorzo un po’ giocando e un po’ con drammatica serietà aveva aumentato la cifra fino ad arrivare a 2.000.000 di Euro, mormorando “Sulla mia parola d’onore”.
Allora erano nate due fazioni. Una apprezzava la forza morale della ragazza e sussurrava frequentemente l’ipotesi che poi avrebbe fatto strada “E’ una Santa, Vincenzina è una santa,” L’altra che quasi piagnucolando esprimeva un infinito stupore “Ma Vincenzina, lo sai cosa sono 2 milioni di Euro? Ti ci vorrebbero due secoli del tuo stipendio per raggiungere la stessa cifra.”
E Vincenzina, proprio di fronte a me ha sussurrato.
“E’ inutile, io voglio potermi guardare allo specchio per tutta la vita, senza provare vergogna.”
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Mail della settimana
Da: Vera Felicità [mailto:vera.felicita@gmail.com]
Inviato: domenica 2 settembre 2012 20.45
A: silvano agosti
Oggetto: alla fine anche io sono stata in kirghisia!
Caro Silvano,
bisogna saper sognare per poter comprendere il suo libro “Lettere dalla Kirghisia”. Io non l’ho compreso subito…
Appena ho finito di leggere il libro ho subito pensato alla “semplicità” di quel mondo che ha mi raccontato e quanto questa semplicità stonasse con la realtà del mondo che vivo. Per questo motivo ho pensato che non fosse il “genere di libro” che mi piace era surreale, che era impossibile vivere un mondo così e non sapevo cosa scriverle… nei giorni subito successivi ho iniziato a farmi domande del genere ma in kirghisia si soffre per la fine di un amore o di un’amicizia? come reagirebbe un kirghiso a questo? se in kirghisia non esistono più malattie, o almeno quelle per cui ci sia ammala a causa di una società malata, non ci sarebbe più bisogno di chimici e io che lavoro potrei fare lì? Come farei a fare shopping lì. esiste il denaro?
Ancora, ho pensato che lì in kirghisia non hanno bisogno di una religione per “imporsi” di essere buoni e rispettosi verso gli altri, che lì hanno compreso che la libertà è una condizione di vita, uno stato d’animo, non è fare quello che si vuole di se stessi e degli altri…
Con questi pensieri e domande, che io stessa ho ritenuto banali e stupide, mi sono affezionata alla kirghisia. Ho riletto il libro e ho sognato di vivere lì…
…e ringrazio lei per avermi raccontato quel sogno che se fosse un “sogno comune” potrebbe diventare una realtà.

un saluto
Vera
Cara VERA
La tua mail con la risposta da parte mia credo sia utile, se non hai nulla in contrario che io le metta nel mio diario di settembre.
Devi sapere che la semplicità è talmente assente dai progetti e dalle azioni nell’attuale cultura che quando appare invece di espandersi attraverso il flusso dell’esemplarità viene spesso respinta definendola “surreale”.
In Kirghisia ogni abitante ha a sua disposizione una selva di incontri amorosi e non il solo alberello che qui va sotto il nome de “l’uomo della mia vita” o “la donna della mia vita”e lì le donne e gli uomini praticano l’amore e non sono confinati nell’attribuire a una persona la responsabilità di rappresentare e perfino essere l’oceano di amore di cui ognuno ha bisogno.
In realtà il vero partner di ognuno di noi nel corso della propria vita sarebbe l’intera umanità, ovvero vivere ogni giorno insieme a sette miliardi di persone.
Ovviamente l’aggancio con i sette miliardi è rappresentato dalle persone che incontriamo nella nostra quotidianità. Di lì la mia convinzione che lavorare bene tre ore al giorno sia più produttivo che subire otto o nove ore di lavoro.
Mi fa piacere che, invece di buttare il mio libro “LETTERE DALLA KIRGHISIA” con disprezzo, come molti intellettuali asserviti al potere ufficiale fanno e continuano a fare, tu abbia deciso di rileggerlo scoprendo il fascino della semplicità che caratterizza i bambini, qui da noi purtroppo solo fino al terzo anno di età.
Mi chiedi cosa farebbe un chimico come te in Kirghisia? Sicuramente si occuperebbe di scoprire gli abissi dei fenomeni chimici naturali e cercherebbe di metterli in funzione per un beneficio comune. Pensa solo al miracolo della fotosintesi, alla possibilità di funzionalizzare questo fenomeno alla produzione di ossigeno etc etc.
Un abbraccio kirghiso, ovvero illimitato
Silvano Agosti

Mi hanno chiesto di trascrivere una mia poesia d’amore

Soave ti pieghi
Alle promesse d’amore,
come una betulla
al passar del vento.
E io baciandoti
Mi chino su di te
E fingo sia così
da sempre.

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IL giorno 21 settembre terrò a Milano un seminario DALL’IMPOTENZA ALLA CREATIVITA’ presso il festival
Del cinema ecco il programma che mi riguarda.

Giovedì 20.09 Cinema Ariosto ore 21,00 Quartiere di Silvano Agosti

Venerdì 21.09 Scatola Magica del Teatro Strehler ore 19,00 Dall’Impotenza alla Creatività di Silvano Agosti

Venerdì 21.09 Cinema Palestrina ore 21,00 Il Pianeta Azzurro di Franco Piavoli (presentato da Franco Piavoli e Silvano Agosti)

Sabato 22.09 Scatola Magica del Teatro Strehler ore 11,00 La Macchina Cinema Parte 1 – di Agosti-Bellocchio-Rulli e Petraglia (presentata da Silvano Agosti)

Domenica 23.09 Scatola Magica del Teatro Strehler ore 11,00 La Macchina Cinema – Parte 2

Un’altra mail dell’ultima ora che penso possa essere utile a molte altre ragazze.

Caro Silvano,

con questa email vorrei ringraziarti. Penso che la gratitudine debba essere una delle prime attitudini umane. Oggi il mondo, almeno quello occidentale, è pieno di persone pronte a lamentarsi. Oggi ti ringrazio, invece, per le tue parole dissidenti, ribelli, autentiche. Per i tuoi pensieri solidi e profondi. Per la tua ricerca instancabile di Verità e Amore. Per la tua sana rabbia generatrice di idee nuove e pulsanti. Per lo sprezzo che mostri dinnanzi al potere schiavista e al denaro nella sua forma “cancrizzata”. Quante volte non ho fatto ascoltare ad amici e parenti “Il tipico discorso dello schiavo”? Ho perso il conto. E lo ascolto spesso anche io. Per non dimenticarmi di me. Credo che uno dei fondamentali problemi di questa società malata e divelta sia che le persone si sono scordate di loro stesse, non hanno più memoria di chi sono, del loro fuoco interiore. E chi si ricorda di sè forse fa più fatica, ma combatte e resta vivo.

La mia è una storia come tante. Dopo risultati brillanti al liceo scientifico desideravo fare astrofisica o astronomia: sono sempre stata affascinata dall’universo al di fuori di noi. Sentivo gli uomini, piccoli, insignificanti. Le stelle invece parlavano un linguaggio vero, autentico e imperturbabile. Ma poi i miei genitori mi hanno spaventata dicendo che non era la strada giusta, che sarei morta di fame, che non avrei avuto una vita normale. Ho deposto le armi troppo facilmente e mi sono iscritta, su loro caldo consiglio, ad economia, fatta con ottimi risultati. Ho lavorato per 2 anni in università e per 5 anni nel contesto aziendale, nelle multinazionali. Ogni giorno che passava mi sentivo sempre più morta, afflitta, triste. Un animale selvaggio in gabbia, lacerato. Ore e ore davanti al computer a fare calcoli stupidi e insensati, a spedire ordini di produzioni di milioni di scarpe in Cina. Ho smesso di lavorare a fine maggio. Ho dato le dimissioni. Sono libera da 3 mesi. E quanto ho vissuto quest’estate! Storie semplici, di bambini e di anziani, di frutta e di verdura, di animali e montagne, di aria e di acqua, di amici vecchi e nuovi, di stelle e di sabbia. Ho qualche soldo da parte, non molti ma non me ne preoccupo più di quel tanto. I miei genitori mi considerano una matta, per una scelta così “avventata”. Per me, dopotutto, non è stata una scelta: quando scegliamo tra la morte e la vita è davvero una scelta o semplice istinto di sopravvivenza?
Ora ho un sogno. Un sogno che ha il sapore di missione. Oggi sono più matura e le ferite, quando si cicatrizzano, ci fanno crescere. Oggi vedo che l’universo è dentro anche ciascuno di noi. Vedo i bambini, i ragazzi. Che, non so per quale strano meccanismo, sono attratti da me. Oggi vedo queste creature macellate nella loro essenza, nel loro spirito, nella loro spontaneità. Come i poveri animali nei mattatoi. Vedo genitori disinteressati ai loro piccoli angeli. Badano a vestirli e a riempire i loro stomaci ma non al loro nutrimento. Oggi i giovani sembrano il male della nostra società, sono gli untori, i ribelli, gli storpi, quelli venuti male, i viziati. “I giovani di oggi sono vuoti” e nessuno si chiede chi li abbia svuotati. Io non sono mamma ma il mio sogno è quello di poter lavorare coi bambini e coi ragazzi. Vorrei fare dei corsi di specializzazione per formarmi e aprire un piccolo ufficio, anche virtuale, di “mentorship”. Vorrei essere un punto di riferimento per questi ragazzi che oggi nelle scuole sono usati come contenitori di nozioni e non come semini di piante e fiori straordinari. Nessuno o quasi nessuno si preoccupa di farli ridere, di scoprire i loro talenti, di riconoscere il loro ingegno, di innaffiarli con acqua pura e di accoglierli in una terra ricca e fertile. Di guidarli e farsi guidare. Schiere di maestri frustrati e genitori che hanno fatto i genitori spesso per risolvere crisi coniugali o perché si usa farlo li stanno schiacciando. Ecco, io ho questa piccola presunzione. Spero di potercela fare. Non diventerò ricca. Di denaro. Ma non è quello che interessa.
Francesca

Cara Francesca,

perché aspettarsi che chi detiene il potere sia potente? Direi che chi affannosamente si procura una qualsiasi forma di potere è invece e con evidenza impotente. Ed è l’impotenza a generare la mediocrità e lo squallore etico degli attuali dirigenti del mondo, a loro volta del resto delegati da un potere nascosto e irreperibile che indica loro con precisione e brutalità “il da farsi”.
Che fare? Proprio quello che stai facendo tu, ovvero porsi un obbiettivo di libertà e raggiungerlo. Sarò al tuo fianco anche se non ci incontreremo mai. Credo che pubblicherò la tua bella mail nel mio diario se non hai nulla in contrario, insieme alla mia risposta.

Silvano Agosti

Buone vacanze

Di quando in quando, nel naturale flusso della realtà, è facile incontrare situazioni difficili perfino da immaginare. Con questo preciso sentimento cercherò di narrare un piccolo straordinario evento che rispecchia gli attuali comportamenti sociali. Si tratta di questo. In un appartamento bicamere sottoposto a mutuo e abitato da una coppia senza figli, vivono da una diecina d’anni un lui e una lei, regolarmente sposati.

L’uomo è un ordinario impiegato, cassiere di banca. Lei è segretaria di azienda. Ogni anno verso il mese di agosto, dopo aver salutato i vicini di casa, se ne vanno in vacanza scegliendo un anno il mare, in alternativa a quello trascorso precedentemente in montagna. Ma in questa stagione di crisi conclamata, i due, per non alterare l’impeccabile perfezione del loro modo di vivere e quindi della loro immagine sociale, dopo aver organizzato segretamente le provviste necessarie, hanno deciso di fingere la partenza, rimanendo invece chiusi in casa, per le due settimane dedicate ufficialmente al mare o alla montagna. “Buone vacanze.” Avevano augurato i vicini. “Buone vacanze anche a voi”, aveva risposto la coppia quasi in coro.

Poi avevano finto di partire con la loro piccola automobile ma nel cuore della notte erano rientrati furtivamente in casa. Con un sorriso immortale l’amico cuoco nella trattoria del quartiere, con la mano tesa verso un balconcino al primo piano dello stabile mi ha informato.

“Ormai lo sanno tutti che loro due son là dentro e si preparano alla finzione del ritorno, quando ognuno chiederà i particolari della vacanza”.

“Ma poi glielo diranno che sono stati scoperti?” “Sì ma solo fra qualche anno. Per un po’ giocheranno al gatto e al sorcio. Ma qui siamo tutti a posto prima o poi con gentilezza qualcuno gli lo dirà.”

“Mi sa che quel qualcuno sarai proprio tu.”

“Eppure anch’io le vacanze le ho trascorse a casa mia. Io e mia moglie ci siamo detti. Ma dove andiamo che per il lavoro non siamo mai a goderci la casa? A fare le file al sole rovente o a aspettare in qualche trattoria. affollata?”

“Mi fa una certa impressione a sapere che due esseri umani sono chiusi là dentro solo per poter dire agli altri che sono stati in ferie. Ma sei sicuro che ci sono?

E se vi avessero presi in giro tutti?”

Difficile sfuggire, all’età di sei anni scarsi, alla sorveglianza arrancante e vigile di una madre o della nonna. Così, pur avendo desiderato incontrare a tu per tu la bimba del piano di sotto, non ho mai potuto confrontarmi veramente col suo strepitoso talento creativo se non sorvegliato dallo sguardo “vigilante”, persistente e consumato della madre. Ma ieri, visto che la porta della mia casa è perennemente socchiusa, ho avvertito il ritmo delicato di passi leggeri e poco dopo è apparsa sulla soglia del mio studio la testolina ondeggiante della bimba. Mi sono alzato e l’ho invitata a entrare e sedersi sul divano “Grazie, non posso soffermarmi.” Ha detto proprio così, “soffermarmi” e subito si è creata tra me e lei la distanza dello stupore, quel denso sentimento di inspiegabilità che si prova di fronte ai grandi fenomeni naturali. “Perché non puoi sederti?” “Perché sto cercando le mie civette. Ogni tanto se ne vanno chissà dove…” “Ma poi le trovi vedrai.” “Si certo prima o poi le trovo, ma quasi sempre scarruffate.” Ha detto proprio così “scarruffate”. “E come mai sono tutte scarruffate?” Ho chiesto. “Per via del gatto che se non scappano se le mangia. Ai gatti piacciono le civette. “ “Ma tu come lo sai che ai gatti piacciono le civette?” ”Io so tante cose che nessuno mi ha mai detto.” “E come te lo spieghi?” “E’ un dono divino.” ” Ha detto “divino”. Sono rimasto pietrificato dalla naturalezza con cui mi ha porto il suo frammento di mistero. “Cioè?” Ho mormorato. “Un dono divino. L’ha detto il mio papà” Mentre guardava dietro il divano e sotto l’armadio alla ricerca delle sue civette, ho insistito a chiederle più volte cosa volesse dire “divino”. ”E’semplice no. E’ dio che ha bevuto il vino, divino, è così.” Poi, facendo svanire la malinconia per il finale del suo discorso si è avviata verso l’ingresso gridando “Sono passate di qua, c’è odore di piume,” Poi ha raggiunto punte esclusive di grazia chiamando a gran voce le sue creature “ Ambara, Baccici, Cocòòò.”

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Il sogno nel sogno
Ho sognato poche volte nella mia vita, forse perché da sveglio non ho fatto che sognare, nel desiderio di realizzare, uno a uno, i miei progetti. I pochi sogni che ho fatto (sei) sono scolpiti nella memoria e penso non svaniranno mai. Al mio ritorno da un lungo viaggio in Medio Oriente e in Africa, sempre in autostop, sempre senza denaro, sempre affidandomi all’affettuosa assistenza e alla solidarietà di sconosciuti, un mio sogno riguarda nientemeno che le sorti stesse dell’intera umanità. Avevo circa vent’anni e ho sognato di essere sulle rive di un grande fiume e migliaia di persone, adolescenti e giovani, uomini maturi e anziani entravano nell’immenso corso d’acqua. Tutti nuotavano contro corrente e facevano sforzi estremi per procedere ma rimanevano sempre fermi. Sulla riva un immenso cartello, “a cura dello Stato”, indicava il nord come la via giusta. Tutti sognavano di raggiungere il mare ma si capiva benissimo che l’indicazione era sbagliata e indicava invece la sorgente del fiume. Una voce suadente spiegava che quella era l’umanità in cammino verso il grande mare dell’essere, e che l’indicazione era sbagliata per questo, pur con estrema fatica, i più abili nuotando controcorrente rimanevano fermi e gli altri, quasi tutti gli altri pian piano inesorabilmente retrocedevano.
“Se volete raggiungere il mare abbandonatevi al flusso solenne del fiume e senza sforzo raggiungerete la meta.” Ma nessuno udiva la voce, intenti e affannati com’erano a vincere i flutti. Solo io, immobile in piedi sulla riva udivo e cercavo invano con gesti e parole di indicare agli altri che la via corretta era in direzione opposta. Ma nessuno mi udiva, tanto ognuno era impegnato nella sua lotta. Allora sono entrato nel fiume e mi sono abbandonato al fluire delle acque. Sfilavano a poca distanza da me gli alberi e le siepi, i prati e le colline e dolcemente, senza sforzo mi lasciavo condurre. Ricordo di essermi svegliato in un bagno di sudore quasi la fatica di tutta l’umanità si fosse concentrata in me. Ma da allora ho lasciato che ogni problema e ogni dolore scorres-se verso la sua meta naturale, senza oppormi e senza avvertire alcuna fatica.

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Le mail della settimana

SCELGO DI PUBBLICARE QUELLE MAIL CHE MI SEMBRA RIGUARDINO MOLTISSIME ALTRE PERSONE, QUELLE CHE PONGONO PROBLEMI LA CUI SOLUZIONE E’ UTILE A TUTTI.
Daniele Mortari amico carissimo e scienziato della NASA, mi ha inviato queste riflessioni che volentieri offro ai lettori di Diario.
Mortari, Daniele [mortari@tamu.edu]
Caro Silvano,
Buon anno! Volevo dirti che ho problemi con Skype … e che volevo proporti di inserire (chiaramente con tanto di commento tuo) nel tuo diario questo pensiero che ho scritto il primo gennaio.
Ti abbraccio,
Daniele

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Saturday, January 1, 2011. Nel secolo scorso lo scienziato guardava i fenomeni nella natura e cercava nella matematica gli strumenti per poterli descrivere (non spiegare, solo descrivere). Con l’andare del tempo e con il proliferare di nuove matematiche, lo scienziato cambia approccio e comincia a derivare la descrizione del mondo usando solo le conseguenze che la matematica fornisce a partire da alcuni postulati (simmetrie, esistenza di nuove dimensioni, etc.) che, come dogmi religiosi, devono essere accettati e non dimostrati. Lo scienziato, una volta ottenute queste descrizioni derivate dalla sola matematica, rivolge lo sguardo al mondo fisico cercando il luogo o il tempo dove possono essere applicate per descrivere quanto piu’ possibile oppure, come spera, tutto! L’unico vincolo e’ la non contraddizione con le descrizioni precedenti (queste “Theories of Everything” devono contenere, come teorie approssimate, la fisica di Einstein e quella di Newton). In questo modo la fisica viene derivata dalla matematica!

Nel campo cinematografico succede un evoluzione simile. Inizialmente l’autore cinematografico ha una meta da raggiungere: quella di tradurre in un film un idea, un progetto, una storia. Per raggiungere questo scopo l’autore deve risolvere molti problemi di non semplice soluzione. Ad aiutare l’autore viene incontro il mondo degli effetti speciali e della grafica computerizzata che offre un mondo dove tutto e’ possibile. Ed ecco l’evoluzione simile: la computer grafica mostra di essere capace di fare questo e quello … ed il cineasta si pone il problema di che film ci si puo’ costruire attorno!
Due tristezze in un mondo solo!
Daniele
Caro Daniele, credo di aver capito che la ricerca scientifica è a sua volta impostata in modo settoriale. Ovvero un gruppo fa delle ricerche in un settore, uno in un altro e poi forse un super gruppo o un super cervello aggrega i risultati e realizza il progetto. Proprio come accade con le famose “mine anti-uomo” per le quali ogni operaio costruisce un pezzo, una molla, una vite, un filtro e nessuno sa che sta costruendo una bomba antiuono, perché l’assemblaggio avviene altrove.In questo senso l’amarezza che traspare dal tuo messaggio mi sembra giustificata. E a questo punto leggendo il tuo pensiero mi è salita dal cuore un senso di profonda anche se dignitosa compassione. Poi col tuo esempio del cinema ho avuto una vera e propria illuminazione. In realtà il tuo esempio degli effetti speciali non riguarda il cinema ma l’industria cinematografica Proprio come forse la NASA più che al servizio del popolo o dell’Umanità è a sua volta al servizio della grande industria, chissà forse perfino della super Industria, quella bellica.
Infatti l’industria cinematografica annaspa continuamente in una sorta di ripetitiva disperazione alla ricerca di chissà quali profitti e perfino all’ossequiosa e servile funzione di allontanare il più possibile l’essere umano da se stesso. Pensa solo al fatto che un ragazzo di 20 anni di New York si calcola possa aver assistito alla televisione a non meno di 120.000 omicidi (in Italia, un po’ meno, circa ottantamila, ma con la lista dei morti degli sgozzamenti e degli stupri cui tutti i telegiornali sono affezionati, forse si pareggia la cifra americana.
Ma il cinema di cui mi occupo io non ha nulla a che fare con gli effetti speciali. Finalmente, pensa, quest’anno sono riuscito a formulare per il nostro cinema di Roma l’Azzurro Scipioni un programma annuale di vero cinema che comprende 320 straordinari capolavori. Senza alcun effetto speciale ma colmi di effetti che giacciono nelle massime profondità dell’animo umano. E credimi, quando vedo i volti degli spettatori che escono da un capolavoro, volti sbiancati dall’armonia e dal mistero di un’opera d’arte, mi avvolge una commozione rara, un po’ simile a quella che si prova di fronte all’impeccabile svolgersi di un tramonto autunnale.
Ti faccio una proposta : perché voi che siete dei giganti della ricerca scientifica non vi organizzate per realizzare metodi di ricerca vicini alle vostre sensibilità e non solo a quella di chi comanda? Procedendo magari su un binario che alla ricerca imposta si affianca una ricerca amata.

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Nei pomeriggi dei giorni 17 – 18 -19 gennaio presso la CASA DEL CINEMA di ROMA in Largo Mastroianni (villa Borghese all’inizio di Via veneto) verranno proiettati nove dei mie lungometraggi. Ecco il programma. Io sarò presente al’inizio di ogni proiezione

Il cinema di Silvano Agosti

Lunedì 17 gennaio

SALA DELUXE ore 15
N.P. Il segreto
Italia, 1971, 90’

SALA DELUXE ore 17
Nel più alto dei cieli
Italia, 1976, 90’

SALA DELUXE ore 19
Quartiere
Italia, 1987, 93’

Martedì 18 gennaio

SALA DELUXE ore 15
D’amore si vive
Italia, 1984, 100’

SALA DELUXE ore 17
Uovo di garofano
Italia, 1992, 100’

SALA DELUXE ore 19
Il giardino delle delizie
Italia, 1967, 75’

“NEL VENTRE
PIGRO
DELLA NOTTE”
Mercoledì 19 gennaio

SALA DELUXE ore 15
L’uomo proiettile
Italia, 1995, 100’

SALA DELUXE ore 17
La ragion pura
Italia, 2001, 100’

SALA DELUXE ore 19
La seconda ombra
Italia, 2000, 85’

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E’ uscito il mio nuovo libro di poesie
“NEL VENTRE PIGRO DELLA NOTTE”
Prefazione di Elio Pecora

Con immagini pittoriche di Stefania Orrù
PER CONSULTARE IL CATALOGO DELLA PITTRICE
www.stefaniaorru.com