Ambara, Baccici e Cocò

Difficile sfuggire, all’età di sei anni scarsi, alla sorveglianza arrancante e vigile di una madre o della nonna. Così, pur avendo desiderato incontrare a tu per tu la bimba del piano di sotto, non ho mai potuto confrontarmi veramente col suo strepitoso talento creativo se non sorvegliato dallo sguardo “vigilante”, persistente e consumato della madre. Ma ieri, visto che la porta della mia casa è perennemente socchiusa, ho avvertito il ritmo delicato di passi leggeri e poco dopo è apparsa sulla soglia del mio studio la testolina ondeggiante della bimba. Mi sono alzato e l’ho invitata a entrare e sedersi sul divano “Grazie, non posso soffermarmi.” Ha detto proprio così, “soffermarmi” e subito si è creata tra me e lei la distanza dello stupore, quel denso sentimento di inspiegabilità che si prova di fronte ai grandi fenomeni naturali. “Perché non puoi sederti?” “Perché sto cercando le mie civette. Ogni tanto se ne vanno chissà dove…” “Ma poi le trovi vedrai.” “Si certo prima o poi le trovo, ma quasi sempre scarruffate.” Ha detto proprio così “scarruffate”. “E come mai sono tutte scarruffate?” Ho chiesto. “Per via del gatto che se non scappano se le mangia. Ai gatti piacciono le civette. “ “Ma tu come lo sai che ai gatti piacciono le civette?” ”Io so tante cose che nessuno mi ha mai detto.” “E come te lo spieghi?” “E’ un dono divino.” ” Ha detto “divino”. Sono rimasto pietrificato dalla naturalezza con cui mi ha porto il suo frammento di mistero. “Cioè?” Ho mormorato. “Un dono divino. L’ha detto il mio papà” Mentre guardava dietro il divano e sotto l’armadio alla ricerca delle sue civette, ho insistito a chiederle più volte cosa volesse dire “divino”. ”E’semplice no. E’ dio che ha bevuto il vino, divino, è così.” Poi, facendo svanire la malinconia per il finale del suo discorso si è avviata verso l’ingresso gridando “Sono passate di qua, c’è odore di piume,” Poi ha raggiunto punte esclusive di grazia chiamando a gran voce le sue creature “ Ambara, Baccici, Cocòòò.”

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Il sogno nel sogno
Ho sognato poche volte nella mia vita, forse perché da sveglio non ho fatto che sognare, nel desiderio di realizzare, uno a uno, i miei progetti. I pochi sogni che ho fatto (sei) sono scolpiti nella memoria e penso non svaniranno mai. Al mio ritorno da un lungo viaggio in Medio Oriente e in Africa, sempre in autostop, sempre senza denaro, sempre affidandomi all’affettuosa assistenza e alla solidarietà di sconosciuti, un mio sogno riguarda nientemeno che le sorti stesse dell’intera umanità. Avevo circa vent’anni e ho sognato di essere sulle rive di un grande fiume e migliaia di persone, adolescenti e giovani, uomini maturi e anziani entravano nell’immenso corso d’acqua. Tutti nuotavano contro corrente e facevano sforzi estremi per procedere ma rimanevano sempre fermi. Sulla riva un immenso cartello, “a cura dello Stato”, indicava il nord come la via giusta. Tutti sognavano di raggiungere il mare ma si capiva benissimo che l’indicazione era sbagliata e indicava invece la sorgente del fiume. Una voce suadente spiegava che quella era l’umanità in cammino verso il grande mare dell’essere, e che l’indicazione era sbagliata per questo, pur con estrema fatica, i più abili nuotando controcorrente rimanevano fermi e gli altri, quasi tutti gli altri pian piano inesorabilmente retrocedevano.
“Se volete raggiungere il mare abbandonatevi al flusso solenne del fiume e senza sforzo raggiungerete la meta.” Ma nessuno udiva la voce, intenti e affannati com’erano a vincere i flutti. Solo io, immobile in piedi sulla riva udivo e cercavo invano con gesti e parole di indicare agli altri che la via corretta era in direzione opposta. Ma nessuno mi udiva, tanto ognuno era impegnato nella sua lotta. Allora sono entrato nel fiume e mi sono abbandonato al fluire delle acque. Sfilavano a poca distanza da me gli alberi e le siepi, i prati e le colline e dolcemente, senza sforzo mi lasciavo condurre. Ricordo di essermi svegliato in un bagno di sudore quasi la fatica di tutta l’umanità si fosse concentrata in me. Ma da allora ho lasciato che ogni problema e ogni dolore scorres-se verso la sua meta naturale, senza oppormi e senza avvertire alcuna fatica.

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Le mail della settimana

SCELGO DI PUBBLICARE QUELLE MAIL CHE MI SEMBRA RIGUARDINO MOLTISSIME ALTRE PERSONE, QUELLE CHE PONGONO PROBLEMI LA CUI SOLUZIONE E’ UTILE A TUTTI.
Daniele Mortari amico carissimo e scienziato della NASA, mi ha inviato queste riflessioni che volentieri offro ai lettori di Diario.
Mortari, Daniele [mortari@tamu.edu]
Caro Silvano,
Buon anno! Volevo dirti che ho problemi con Skype … e che volevo proporti di inserire (chiaramente con tanto di commento tuo) nel tuo diario questo pensiero che ho scritto il primo gennaio.
Ti abbraccio,
Daniele

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Saturday, January 1, 2011. Nel secolo scorso lo scienziato guardava i fenomeni nella natura e cercava nella matematica gli strumenti per poterli descrivere (non spiegare, solo descrivere). Con l’andare del tempo e con il proliferare di nuove matematiche, lo scienziato cambia approccio e comincia a derivare la descrizione del mondo usando solo le conseguenze che la matematica fornisce a partire da alcuni postulati (simmetrie, esistenza di nuove dimensioni, etc.) che, come dogmi religiosi, devono essere accettati e non dimostrati. Lo scienziato, una volta ottenute queste descrizioni derivate dalla sola matematica, rivolge lo sguardo al mondo fisico cercando il luogo o il tempo dove possono essere applicate per descrivere quanto piu’ possibile oppure, come spera, tutto! L’unico vincolo e’ la non contraddizione con le descrizioni precedenti (queste “Theories of Everything” devono contenere, come teorie approssimate, la fisica di Einstein e quella di Newton). In questo modo la fisica viene derivata dalla matematica!

Nel campo cinematografico succede un evoluzione simile. Inizialmente l’autore cinematografico ha una meta da raggiungere: quella di tradurre in un film un idea, un progetto, una storia. Per raggiungere questo scopo l’autore deve risolvere molti problemi di non semplice soluzione. Ad aiutare l’autore viene incontro il mondo degli effetti speciali e della grafica computerizzata che offre un mondo dove tutto e’ possibile. Ed ecco l’evoluzione simile: la computer grafica mostra di essere capace di fare questo e quello … ed il cineasta si pone il problema di che film ci si puo’ costruire attorno!
Due tristezze in un mondo solo!
Daniele
Caro Daniele, credo di aver capito che la ricerca scientifica è a sua volta impostata in modo settoriale. Ovvero un gruppo fa delle ricerche in un settore, uno in un altro e poi forse un super gruppo o un super cervello aggrega i risultati e realizza il progetto. Proprio come accade con le famose “mine anti-uomo” per le quali ogni operaio costruisce un pezzo, una molla, una vite, un filtro e nessuno sa che sta costruendo una bomba antiuono, perché l’assemblaggio avviene altrove.In questo senso l’amarezza che traspare dal tuo messaggio mi sembra giustificata. E a questo punto leggendo il tuo pensiero mi è salita dal cuore un senso di profonda anche se dignitosa compassione. Poi col tuo esempio del cinema ho avuto una vera e propria illuminazione. In realtà il tuo esempio degli effetti speciali non riguarda il cinema ma l’industria cinematografica Proprio come forse la NASA più che al servizio del popolo o dell’Umanità è a sua volta al servizio della grande industria, chissà forse perfino della super Industria, quella bellica.
Infatti l’industria cinematografica annaspa continuamente in una sorta di ripetitiva disperazione alla ricerca di chissà quali profitti e perfino all’ossequiosa e servile funzione di allontanare il più possibile l’essere umano da se stesso. Pensa solo al fatto che un ragazzo di 20 anni di New York si calcola possa aver assistito alla televisione a non meno di 120.000 omicidi (in Italia, un po’ meno, circa ottantamila, ma con la lista dei morti degli sgozzamenti e degli stupri cui tutti i telegiornali sono affezionati, forse si pareggia la cifra americana.
Ma il cinema di cui mi occupo io non ha nulla a che fare con gli effetti speciali. Finalmente, pensa, quest’anno sono riuscito a formulare per il nostro cinema di Roma l’Azzurro Scipioni un programma annuale di vero cinema che comprende 320 straordinari capolavori. Senza alcun effetto speciale ma colmi di effetti che giacciono nelle massime profondità dell’animo umano. E credimi, quando vedo i volti degli spettatori che escono da un capolavoro, volti sbiancati dall’armonia e dal mistero di un’opera d’arte, mi avvolge una commozione rara, un po’ simile a quella che si prova di fronte all’impeccabile svolgersi di un tramonto autunnale.
Ti faccio una proposta : perché voi che siete dei giganti della ricerca scientifica non vi organizzate per realizzare metodi di ricerca vicini alle vostre sensibilità e non solo a quella di chi comanda? Procedendo magari su un binario che alla ricerca imposta si affianca una ricerca amata.

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Nei pomeriggi dei giorni 17 – 18 -19 gennaio presso la CASA DEL CINEMA di ROMA in Largo Mastroianni (villa Borghese all’inizio di Via veneto) verranno proiettati nove dei mie lungometraggi. Ecco il programma. Io sarò presente al’inizio di ogni proiezione

Il cinema di Silvano Agosti

Lunedì 17 gennaio

SALA DELUXE ore 15
N.P. Il segreto
Italia, 1971, 90’

SALA DELUXE ore 17
Nel più alto dei cieli
Italia, 1976, 90’

SALA DELUXE ore 19
Quartiere
Italia, 1987, 93’

Martedì 18 gennaio

SALA DELUXE ore 15
D’amore si vive
Italia, 1984, 100’

SALA DELUXE ore 17
Uovo di garofano
Italia, 1992, 100’

SALA DELUXE ore 19
Il giardino delle delizie
Italia, 1967, 75’

“NEL VENTRE
PIGRO
DELLA NOTTE”
Mercoledì 19 gennaio

SALA DELUXE ore 15
L’uomo proiettile
Italia, 1995, 100’

SALA DELUXE ore 17
La ragion pura
Italia, 2001, 100’

SALA DELUXE ore 19
La seconda ombra
Italia, 2000, 85’

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E’ uscito il mio nuovo libro di poesie
“NEL VENTRE PIGRO DELLA NOTTE”
Prefazione di Elio Pecora

Con immagini pittoriche di Stefania Orrù
PER CONSULTARE IL CATALOGO DELLA PITTRICE
www.stefaniaorru.com

One Response

  1. Richie Apr 22, 2016 - Reply

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