Una mano bianca incontra mani delicatamente rosate

Ovvero : Per una ridistribuzione delle povertà.

Davanti alla grande libreria del quartiere due extracomunitari di colore offrono libri di fiabe africane e si inchinano in una danza a ogni cliente in uscita.
E’ raro che qualcuno dia loro retta e da alcuni anni mi fermo quasi ogni giorno a scambiare qualche riflessione. Sono tutti e due laureati e professori ad alto livello. Ma quando un colpo di stato ha chiuso e militarizzato le loro università, sono riusciti miracolosamente ad arrivare in Europa. “Che facciamo ci offriamo un caffè come pausa lavoro.” Chiedo. Insieme annuiscono con un sorriso luminoso e sempre con quel loro modo di camminare danzando si siedono con me al tavolino del vicino bar. Mi sarà difficile dimenticare le riflessioni dei due amici extracomunitari. In sostanza sostengono che se si continuerà a costringere la gente a sognare una diversa distribuzione della ricchezza, il pianeta terra è destinato a rimanere sempre più gravato da dilaganti miserie, guerre di conquista per sempre nuove postazioni petrolifere e conseguentemente alimentando veri e propri arcipelaghi di privilegio assoluto riservati a una piccola parte dell’umanità.
“Cosa pensate si possa fare in alternativa?” Chiedo al più silenzioso mentre l’altro gli dà un leggero colpo di incoraggiamento sulla spalla.
“Si tratta di smettere di programmare una diversa distribuzione della ricchezza che non soltanto è impraticabile ma sarebbe come organizzare una più vasta e globale distribuzione del virus dell’A.I.D.S. La ricchezza in quanto tale, infatti, è una vera e propria dannazione.”
Tace un attimo per controllare la mia reazione e io ho la forza di non dir nulla ma sorrido come se le sue parole mi avessero accarezzato il cuore.
“Quindi si tratta di organizzare una diversa distribuzione della povertà dove per povertà si intende la possibilità per ognuno di avere una casa e di poter disporre di due pasti caldi a scelta presso qualsiasi ristorante. E per poter realizzare questo per l’intera umanità, (7 miliardi di esseri) credimi fratello, basterebbe il 3% delle spese militari. Quando ogni essere umano ha una casa dive vivere e del cibo possibil-mente naturale ti assicuro che non cercherà altro se non di avere tanti amici, tanto amore, tanta curiosità nei confronti dei propri simili, del proprio corpo e dell’Universo in cui vive etc etc. Questo è quello che io chiamo “vivere nella povertà“ “Incredibile, anch’io sono arrivato alle stesse conclusioni.” “Una volta garantita a tutti la possibilità di nutrirsi e di ripararsi dalle intemperie, come gli uccelli, ognuno avrebbe il tempo di volare la propria vita.” “Allora, dico io, in nome dell’intera umanità battiamo il cinque.” Con stupore i due ragazzi extracomunitari mi capiscono. Spalancano le loro mani delicatamente rosate e le accostano con vigore alla mia.
Silvano Agosti
DUE PASSI AL SUPERMERCATO
Domenica mattina. Ore 10.00. Sono entro in un Supermercato. E’deserto. I prodotti, innumerevoli e perfettamente confezionati sembrano in attesa delle mani che li esaminerà, li controllerà, li sceglierà e infine li acquisterà. Ogni prodotto appare sottoposto e sottomesso a un ordine perfetto. Ho contato nel reparto formaggi una quarantina di marche diverse e allora mi sono accorto che il principio base su cui si erge un supermercato è la varietà dilagante e seducente dei prodotti, anche se a volte lo stesso prodotto viene offerto in venti diverse confezioni.
D’improvviso mi ritrovo nel Santo dei Santi del supermercato, il reparto dedicato alla pulizia della casa. Rimango abbagliato dall’incredibile varietà dàella merce. Mi metto a contare i diversi tipi e formasti di detersivi per i piatti e arrivo fino a 89 diverse bottiglie e contenitori . Mi domando cosa si nasconda dietro questa parata travolgente di marche e di varietà in una quantità che allude più all’ipotesi di una ossessione che a un reale bisogno.
Di fronte a questa vastità di scelta torna alla mente la mia cara nonna contadina che semplicemente per lavare i piatti usava l’acqua bollente e null’altro, trascurando quindi di inquinare le falde acquifere già pregiudicate da altre forme di aggressioni chimiche.
Nella parte centrale un commesso è intento ad allineare una miriade di marche di yoghurt.
“Buon giorno direttore.”
“Magari…” Sussurra il commesso. “Tu che passi la tua giornata nel supermercato, potresti scrivere un libro: “La mia vita in un supermercato” e poi chissà quante strane battute hai sentito dire da tutte queste donne che vengono a fare la spesa. Te ne ricordi qualcuna?”
“Beh, la più strana e incredibile me l’ha detta una cliente che si avvicina con aria misteriosa e mi chiede a voce bassa “Senta, mi può dire qual è il riso che piace tanto a mio marito?”
Credo di essere il solo ad uscire senza aver acquistato nulla, mi parrebbe di compiere un piccolo sacrilegio ad alterare l’ordine impeccabile di quello straordinario Museo del Consumo.

One Response

  1. Francesco Dic 31, 2013 - Reply

    Quello che tu dici e’ di una realtà’ e semplicità disarmante.Mi domando come mai quasi nessuno sui media dica le stesse cose. Eppure sono cose evidenti sotto gli occhi di tutti!
    Siamo veramente chiusi ermeticamente in una gabbia di falsità’ e di cinismo!
    siamo in un epoca che ha tutte le potenzialità per avere un umanità ricca, felice e e finalmente libera dalle costrizioni materiali che hanno generato in passato odio, conflitti di ogni genere e alla fine guerre sanguinose.
    tutta questa automazione non ci ha liberati dalla schiavitù.
    al contrario siamo asserviti più che mai, tremanti con la prospettiva di un futuro minaccioso.
    con il paradosso di una società opulenta che ci prospetta povertà
    con il paradosso di una tecnologia che produce ricchezza per distribuire iniquità , disuguaglianze crescenti e paure.
    quello che dici lo condivido in pieno, ma è una grande sofferenza vederti su un palco con Grillo, che arriva ad odiare gli emigranti ed è lontanissimo dalla tua visione pulita e amorevole della vita.
    E un uomo rancoroso, con poca lungimiranza, e che raccoglie solo il consenso dei delusi della politica senza costruire alcunché, anzi dissipando questo patrimonio.
    Con affetto Francesco

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