Diario

LETTERA A CAMILLERI

Di Silvano Agosti

 

Mio caro Andrea,

 

sono testimone che la tua disponibilità a soccorrere e ascoltare chiunque, ti rende immortale nella memoria di chi ti è stato vicino.

Quando ho chiesto alcuni anni fa se ti interessava leggere i miei tre libri gialli 1 IL GIUDICE – 2 LA VITTIMA –  3 L’ASSASSINO mi hai detto sorridendo “Ormai ho superato i novant’anni e sono cieco, ma i tuoi libri procedono per immagini e quindi portameli”.

Poi con la tua particolare generosità mi ha fatto avere un giudizio scritto, ideale per una prefazione.

Ti conoscevo ormai da oltre cinquant’anni, dai tempi in cui insegnavi al Centro Sperimentale di Cinematorgrafia.

Esile ed elegante nei gesti e nelle parole allora riuscivi a creare in noi allievi una sensazione di magia pur essendo la tua materia relativa alla televisione.

In realtà tu probabilmente pensavi che la televisione fosse solo una figlia adottiva del cinema.

Forse è per questo che in una delle nostre indimenticabili conversazioni mi hai chiesto “Ti piace la televisione? Tu che ne pensi.”

Quando ti ho detto che mentre il cinema è magico, la televisione tutt’al più riesce ad essere magnetica ma mai “magica”.

Chinandoti in avanti sorridendo, come per celebrare la gioia di saperne di più, mi hai detto:

“Cioè spiegati meglio Silvano.”

“Il cinema su grande schermo offre allo spettatore dimensioni inesistenti e per questo magicamente interessanti.

Ad esempio volti in primo piano alti due metri e quindi chi guarda, senza quasi saperlo, immagina persone proporzionate a quei volti e cioè esseri alti quasi cinque metri. Autentici giganti.

E allora lo spettatore ritrova le sensazioni della prima infanzia quando da bimbo vedeva ogni adulto dal basso , vero e proprio gigante.”

“Interessante” Mi hai detto e sei rimasto in silenzio a fumare accendendo fin da allora la nuova sigaretta col mozzicone della precedente.

“Ma lo sai, caro Silvano che hai fatto una scoperta importante. E la povera televisione?”

“La televisione è in questo senso quasi il contrario dell’immagine su grande schermo e perfino i giganti nello schermo televisivo, per lo spettatore sono piccoli come insetti e anche un bambino vive magneticamente la sua onnipotenza, essendo lui cinque volte più grande, essendo lui il gigante… Quindi può essere magnetica ma mai magica come lo è il cinema su grande schermo.”

In seguito mi hai detto che sei andato a casa e hai detto a tua moglie “Sono stato tutta la mattina con un ragazzo che parla come gli angeli”.

“No, caro Andrea” ti avrei dovuto dire “Non parlo come gli angeli ma come i bambini perché non essendo andato a scuola fino a quindici anni, nessuno mi ha potuto rubare l’infanzia”.

Infatti, da sempre con te, nei nostri incontri, io ero il bambino e tu il Gigante e ora che ti posso frequentare solo nella memoria dell’amore e quindi ti vedrò solo sul grande schermo del sentimento, per sempre tu sarai il Gigante e io il bambino.

Ciao Andrea continuerò come sempre a imparare da te.

 

Silvano

 

Per Facebook e diario allego la presentazione che ha scritto per i miei tre romanzi gialli.

 

Prefazione al Giudice la Vittima e l’Assassino.

 

Tutto fluisce nei romanzi di Silvano Agosti.

I protagonisti si scambiano i ruoli che sono già stati assegnati.

Tu fai il Giudice, tu la Vittima, tu l’Assassino.

Dopo le prime pagine ogni certezza si stravolge fino a farci dubitare se il titolo del racconto è quello giusto.

I tre romanzi sono in fondo uno solo, o almeno tre aspetti di un solo evento e tra loro sono intrecciati, tanto è vero che l’atmosfera è sempre uguale, opaca, ma non di meno lucidissima; quasi a diventare l’esame di coscienza di ciascuno di noi.

Il Maestro di Cinema Silvano Agosti ci insegna che quando l’immagine sembra chiara, ma in fondo ci procura un certo disagio, qualcosa sta per succedere: la realtà si dissolve, i ruoli si confondono, ed entrano in ballo ricordi e blackout mnemonici, voglia di libertà e ineluttabilità del destino, desideri e realtà.

Storie di doppia vita, sognata, reale, lucidamente analizzata. Il subconscio esce allo scoperto e poco importa se gli altri se ne accorgono: anzi, mogli, ispettori, investigatori possono essere di aiuto.

Ad un certo punto della vita, verso i cinquant’anni, specifica l’autore, ci si accorge di non avere rispettato se stessi, occupati ad obbedire ai voleri della società. Il disagio si fa prorompente e comincia un nuovo intimo rapporto personale.

Il vissuto si fa presente, la mente perde la parola per abbandonarsi ad immagini che non rispettano i limiti della logica e del tempo, come è permesso di fare solo al cinema o al sogno. Si chiarisce quello che si è, anche se questo significa rinnegare la propria esistenza o addirittura rinunciarvi.

Senza tormento, serenamente, si diventa unici nel rapporto con se stessi e con il mondo.

 

Andrea Camilleri

MIGRANTI

Esistono infiniti metodi per far dimenticare a tutti alcuni importanti problemi da risolvere nell’ambito della vita sociale, che continuano ad esistere.
Fra i più importanti la consapevolezza che investendo il 5% delle spese militari si potrebbe procurare cibo e casa a tutti gli abitanti della terra.
Attualmente il mezzo più importante per far dimenticare ogni bisogno, è il discorso sui migranti.

Naturalmente non si fa parola delle centinaia di migliaia di italiani che per trovare lavoro stanno emigrando e sono emigrati verso la Francia, la Germania e altri paesi del Mondo.
Questa povere gente è la stessa che cinquant’anni fa emigrava dal Sud al Nord dell’Italia, nel mito che la FIAT avrebbe dato lavoro a tutti.
Si dimentica anche e infine, che è grazie alle migrazioni constanti che il mondo si è civilizzato.

Silvano

Cari amici,

Molti di voi mi chiedono se credo in Dio.

Personalmente da quando diciassettenne sono letteralmente fuggito di casa ho imparato a credere non direttamente in Dio, come a molti accade fin dalla prima giovinezza, ma a credere profondamente nell’Essere Umano e offro la mia fede alla convinzione che l’Essere Umano sia il massimo capolavoro che la natura ha concepito e realizzato nel corso dei secoli. Non mi riferisco all’immensa giungla di ragionieri, medici, commercianti, mariti, insegnanti, artisti, sacerdoti, attori etc. etc

Tutti costoro sono prigionieri di un ruolo che li allontana inesorabilmente dalla vita. Mi riferisco al fatto che ognuno,  nascendo, si rivela ben presto un assoluto capolavoro.

Ma questo, in gran parte del pianeta, può durare purtroppo assai poco. Forse, bene che vada, resiste a essere un Capolavoro  fino ai cinque anni di età, perché poi questo esserino, già perfetto, che sa rispondere a qualsiasi domanda ed è sempre in cerca di un gesto o di un movimento nuovi, vive una dinamica instancabile e raramente interrotta: la dinamica del gioco. Poi improvvisamente viene strappato dal suo spazio di libertà e collocato come un piccolo galeotto in un banco di scuola, magari per 6 o anche otto ore al giorno.

Così, di mutilazione in mutilazione l’Essere Umano “capolavoro” in una quindicina di anni diviene un “cittadino”, che ormai ha perso qualsiasi traccia del capolavoro che era nella sua prima infanzia, che a qualsiasi domanda gli fate vi risponderà “Boh”. Così, prigioniero di un ruolo, accetta di non sapere più nulla per il resto della sua vita. Non indaga più, non gioca più e diviene ubbidiente e sottomesso a qualsiasi destino che gli viene proposto. Non so se tra chi leggerà questo mio messaggio ci saranno soltanto  prigionieri di un ruolo o, se per una rara coincidenza, ci sarà anche qualche Essere Umano. Se c’è domandategli cosa intenda fare nel corso della sua esistenza e ognuno, a modo suo, vi dirà “Voglio vivere”.

Anch’io voglio vivere e sogno un pianeta abitato solo da Esseri umani che difendono il loro diritto alla vita.

Nel mio nuovo film ORA E SEMPRE RIPRENDIAMOCI LA VITA (in programma ogni domenica alle ore 17.00 presso il cinema Azzurro Scipioni, in via degli Scipioni 82 Roma Metro Ottaviano San Pietro), ho filmato  migliaia di giovani che durante i loro cortei, tra tanti slogan, spesso ne ripetevano uno da loro e da me preferito.

Con voce compatta, limpida e sicura gridavano:

“Diritto alla cultura, diritto alla vita, con questa società facciamola finita.”

 

Silvano Agosti

Caro Beppe,

 

chiudere una radio che dà fastidio se consiste nel non aprirla è

semplicissimo, ed è anche un fatto altamente democratico, basta tenere la

radio spenta, quindi a chi radio radicale da fastidio semplicemente faccia

meno di accenderla.

Impedire invece a radio radicale di essere ascoltata da milioni di persone è

un feroce e insensato atto di avvio tipico di ogni dittatura. Ma sappi che

chiudere radio radicale significa chiudere anche me e te e tutti coloro che

hanno il diritto di parlare e anche il diritto di ascoltare.

 

Silvano Agosti

 

Link per documentario

https://youtu.be/FxrYbjDrUCs

 

Cinema Azzurro Scipioni – Piccolo Louvre del Cinema

Dove il Cinema è Arte

Via degli Scipioni 82 Roma 00192 – tel e fax: 0639737161

Ingresso gratuito ai netturbini e agli esodati | Programmato da Silvano Agosti

Scarica il programma del mese in corso

 

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VI INFORMIAMO INOLTRE CHE PER QUATTRO SABATI DI MARZO (INCOMINCIA DOMANI, SABATO 2), SILVANO CONDURRA’ IL SEMINARIO ”DALL’IMPOTENZA ALLA CREATIVITA’. COME PRODURRE QUALSIASI FILM SENZA DENARO”.

info al num. 3287621633

 

https://www.facebook.com/events/370133583807097/